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Il blog di Alessio Bragadini

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Il responsabile della crisi europea

…è questo signore qua. Non lo riconoscete?

In realtà sarebbe ingeneroso dare davvero la colpa a Herman Van Rompuy della crisi dell'Eurozona e per estensione di tutta l'architettura della Unione Europea, ma credo che molti a questo punto si stiano chiedendo chi sia Van Rompuy, ed è proprio questo il problema: l'uomo politico belga è il primo e attuale Presidente del Consiglio Europeo, posizione nata per sostituire la presidenza a rotazione e che in maniera imprecisa potrebbe venire semplificata come "presidente dell'UE". Ovvero, lo sarebbe stata se in quel ruolo fosse stato nominato un personaggio di spicco (era un po' il sogno di Tony Blair) mentre invece con la scelta di Van Rompuy nel 2009 ancora una volta le "grandi potenze" hanno preferito non avere qualcuno che facesse ombra ai giochi bilaterali come quello appena andato in scena tra Berlino e Parigi.

Il risultato è una mancanza di istituzioni politiche solide ma soprattutto autorevoli a livello centrale per l'Unione mentre l'Eurozona in un modo o nell'altro trova la necessaria (anche se a volte recalcitrante) guida nella Banca Centrale Europea. Il conto lo paghiamo in questi giorni.

La speranza è che anche questi avvenimenti convincano della necessità di una maggiore integrazione politica a livello europeo, e che ruoli come quello del "Presidente del Consiglio Europeo" evolvano fino ad avere una vera voce sul palcoscenico mondiale, in modo non dissimile da quello che è accaduto dall'altra parte dell'Atlantico dove il ruolo di Presidente degli Stati Uniti si è trasformato dalla sorta di segretario del Congresso come originariamente previsto dalla lettera della Costituzione al motore politico che è attualmente: purtroppo gli Stati Uniti hanno impiegato decenni per far fare il salto di qualità alle loro istituzioni federali, è un tempo che l'Europa non ha a disposizione.


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Se una radio è libera ma libera veramente

Qualche giorno fa parlando con un'amica discutevamo di quanto bene avesse lavorato Radio Popolare durante la campagna elettorale di Milano, sia come spazio informativo che come supporto alle iniziative serie e meno serie che hanno portato alla vittoria di Giuliano Pisapia (vedi sotto l'hit Pisapia canaglia). Rapidamente il ragionamento si è spostato su quanto fosse il momento giusto per "battere cassa" verso la città (usiamo un'espressione volutamente fuori luogo) da parte di un collettivo giornalistico sempre alla canna del gas finanziariamente.

La radio di via Ollearo si può sostenere in molti modi, il preferito è l'abbonamento, atto potente e simbolico per una stazione che in realtà si ascolta liberamente da qualsiasi radio FM così come in streaming via Internet.



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Quattro motivi milanesi per votare Giuliano Pisapia

Non mancano certo i motivi per votare Giuliano Pisapia come sindaco di Milano, e gli ultimi giorni ci stanno dando moltissimi motivi per non votare il sindaco uscente Letizia Moratti e le impresentabili forze che la sostengono. Ma tralasciando regalie, pernacchie, moschee e insulti, ci sono alcuni punti precisi per cui un cittadino milanese laico e pensante non può che preferire la candidatura di Pisapia.

Il garante per la trasparenza e le nomine

Se eletto Giuliano Pisapia propone di istituire il Garante della Trasparenza per cambiare il sistema clientelare delle nomine nelle municipalizzate e nelle altre aree di sottogoverno. Un tema scottante che si salda con quello delle consulenze in comune, pratica che ha regalato alla città personaggi come Red Ronnie. Il nome proposto da Pisapia è quello di Valerio Onida, già candidato alle primarie per sindaco l'anno scorso ma soprattutto ex-presidente della Corte Costituzionale.

Decentramento verso le zone

In una città come Milano non tutto può passare da Palazzo Marino, sede del Comune, altrimenti la burocrazia riesce a nascondere il funzionamento della macchina comunale non solo ai cittadini ma allo stesso consiglio comunale che infatti ha fatto molta fatica a relazionarsi con il sindaco Moratti. La soluzione è quella di decentrare molte piccole decisioni, ma soprattutto il dibattito con i cittadini, ai 9 consigli di zona che rappresentano "spicchi" della città di dimensione più adeguata. Nel programma di Pisapia c'è il piano di trasformarle in vere municipalità (come a Roma) con maggiori poteri, nella prospettiva della più volta immaginata "città metropolitana". Tenere l'amministrazione più vicina ai cittadini dovrebbe essere anche uno dei temi cari alla Lega in realtà.

Combattere la monocoltura politica

Con la Regione Lombardia nelle mani da vent'anni di Roberto Formigoni e la Provincia di Milano a presidenza Podestà, il comune di Milano con un sindaco di centro-destra completa l'infilata del Popolo delle Libertà in tutti i poteri locali, tanto più che Silvio Berlusconi è per ora seduto a Palazzo Chigi; questo genera un effetto di monocoltura che sta asfissiando il dibattito politico della città che a tratti e paradossalmente sembra una dependance del potere romano.

Una rottura in quest'asse perfetto libererebbe energie e necessari controlli tra i poteri locali intanto che ci avviciniamo alla scadenza di Expo 2015; l'obiezione ragionevole che avere tutte le amministrazioni dello stesso colore politico possa velocizzare il processo decisionale è stata smentita negli ultimi anni, con Formigoni e la Moratti nemici sotto lo stesso tetto per nomine, appalti e direzioni strategiche. La dialettica tra Comune e Regione è sempre stata tenuta all'oscuro del cittadino, e risolta in qualche segreta stanza, meglio allora avere i due poteri di due colori diversi, in modo che collaborino o dissentano apertamente alla luce del sole.

Tenere Lassini fuori da Palazzo Marino

Roberto Lassini, l'ex sindaco DC di Turbigo che ha esposto qualche settimana fa i vergognosi manifesti "Via le BR dalle Procure" ha avuto un risultato modesto di preferenze alle elezioni per il consiglio comunale ma non disastroso: è rimasto confinato nel limbo dei candidati che entrerebbero in consiglio se la Moratti prendesse il premio di maggioranza ma ne resterebbero fuori in caso contrario (ottavo dei non eletti, troppo per venire ripescato). Vogliamo davvero mandare un personaggio così nel parlamentino di Milano?


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Tra Milano e Washington, D.C.

Mentre riguardavo alcune note destinate a rimettere in vita il comatoso blog L’Ala Ovest dedicato alle elezioni americane mi sono ricordato di una massima sempre valida: le votazioni per il rinnovo del candidato in carica (il cosiddetto incumbent) sono sempre e comunque un giudizio sull'operato durante il primo mandato. Riflettevo su questo pensando al risultato pessimo, da qualsiasi parte lo si guardi, di Letizia Moratti al primo turno delle elezioni che avrebbero dovuto sancire la sua conferma a sindaco di Milano per un secondo quinquennio.

Pur riconoscendo tutti i meriti a Giuliano Pisapia e alla sua campagna, il voto è soprattutto una bocciatura di chi è stato al comando negli ultimi anni: bocciatura doppia, se è vero che il capo del governo ha strettamente legato il voto milanese a un giudizio anche sulla sua persona, come incumbent nazionale. Sia la Moratti che Berlusconi hanno quindi ricevuto un giudizio preciso e severo sul loro operato.



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Io sono qui, a Milano

Nel weekend le elezioni comunali a Milano, per la prima volta voto per il sindaco locale e naturalmente qui si sostiene Giuliano Pisapia e la speranza di un cambiamento per la ex-"capitale morale". Fa piacere vedere che il questionario di voi siete qui 2011 corrobori questa scelta.

Elezioni 2011 a Milano. Io sono qui. E tu dove sei?

L'iniziativa è a cura della benemerita Associazione Openpolis, avevo già mappato i miei risultati nel 2006 e nel 2008 (ma i grafici non sono più disponibili).