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    <title>Do It Again</title>
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    <updated>2012-01-25T14:56:04Z</updated>
    <subtitle>Il blog di Alessio Bragadini</subtitle>
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    <title>Carta a quadretti</title>
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    <published>2012-01-25T14:54:51Z</published>
    <updated>2012-01-25T14:56:04Z</updated>

    <summary>I miei viaggi aerei raccontati da una infografica di TripIt</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Sono un affezionato <a href="/direfare/2009/05/tripit.html" title="Tra il dire e il fare: Tra il prenotare e il viaggiare">utilizzatore di TripIt</a>, il servizio online per registrare e salvare i propri viaggi, e negli ultimi anni ho accumulato viaggi aerei e altri spostamenti nella mia storia di spostamenti. Quando <a hreflang="en" href="http://blog.tripit.com/2012/01/reverse-time-machine-visualizing-a-year-of-travel-data.html" title="Reverse Time Machine: Visualizing a Year Of Travel Data - TripIt Blog">ho letto sul blog ufficiale</a> del nuovo esperimento dello sviluppatore <span lang="tr">Cemre G&uuml;ng&ouml;r</span> sono subito andato a provare il suo <a href="http://cem.re/tripit/">esperimento di visualizzazione</a>. </p>

<p>Grazie alla quantit&agrave; sempre maggiore di dati personali immagazzinati nei servizi online stanno nascendo idee originali per aggregarli e visualizzarli, e d&rsquo;altro canto il 2011 è stato anche l&rsquo;anno dell&rsquo;uso (e abuso) delle <em>infografiche</em>. Ecco il risultato dei miei viaggi aerei:</p>

<p><a href="/blog/2012/01/25/world%20map.png"><img src="/blog/assets_c/2012/01/world%20map-thumb-500x895-18.png" border="0" alt="Infografica da TripIt", width="499", height="895"></a></p>]]>
        
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    <title>La politica per finta</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/12/le-idi-di-marzo/" />
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    <published>2011-12-27T22:02:58Z</published>
    <updated>2011-12-27T22:31:46Z</updated>

    <summary>&quot;Le idi di marzo&quot; è un film classico su una parabola di formazione, di tradimento e di rapporto tra verità e menzogna ma non necessariamente un film politico.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Cinema" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<a href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/12/27/le_idi_di_marzo.jpg"><img alt="Le idi di marzo" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/12/le_idi_di_marzo-thumb-300x428-16.jpg" width="300" height="428" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a><p>Si dice che la politica è arte di doppiezza, e forse lo è anche il cinema. Di sicuro <a href="http://www.imdb.com/title/tt1124035/maindetails" title="Le idi di Marzo (2011) - IMDb"><cite lang="en">The Ides of March</cite></a>, uscito in Italia il 16 dicembre, realizza l'avvitamento carpiato di mettere in scena una storia che parla di tradimenti e svelamenti, e al tempo stesso fa finta di parlare di politica occupandosi in realtà di tutt'altro.</p>

<p>Alla fine di un anno che è stato profondamente politico, alla vigilia di un anno che in America sarà elettorale, è evidente l'attenzione generata dall'ultimo film di <span lang="en">George Clooney</span> (come attore e regista) che interpreta un candidato quasi obamiano in corsa nelle primarie del Partito Democratico; ma di politica il film ne parla pochissimo, non si può nemmeno dire che sia un elemento a margine, è più che altro sullo sfondo e fornisce l'ambientazione allo sviluppo drammatico - sviluppo che avrebbe potuto ugualmente e forse meglio avvenire se ambientato in una grande azienda, una nave militare, un team sportivo, uno dei molti luoghi psicologicamente claustrofobici e competitivi della modernità. Delle idee politiche del candidato <span lang="en">Clooney</span> abbiamo brevi cenni a inizio film, ma il dibattito è assente così come sono invisibili gli avversari, citato ma inattivo lo sfidante democratico, non pervenuti i repubblicani. Non è battaglia di idee, è battaglia di persone e delle reciproche "squadre".</p>
]]>
        <![CDATA[<p>In effetti la storia è una parabola di formazione, di tradimento tra le generazioni e di rapporto tra verità e menzogna, gli ingredienti classici da <span lang="en">Shakespeare</span> (almeno) in poi. Anche la presentazione stessa è un falso, se del ruolo dell'ambientazione politica abbiamo parlato c'è da dire che è illusoria la presenza di <span lang="en">Clooney</span> come protagonista, che sfuma a lasciare la scena a <span lang="en">Ryan Gosling</span>, il suo vice-direttore della campagna elettorale che dovrà affrontare le sue scelte in solitudine. Persino i colpi di scena sembrano ridimensionarsi nell'avanzare della narrazione. </p>

<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/y494hUO-aw8?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

<p>Si tratta allora di perdita dell'innocenza, e il tema classico trova un buon interprete nel <span lang="en">Clooney</span> regista che del cinema di una volta è appassionato: la narrazione è lineare, il centro è sui personaggi e sulle loro dinamiche, la derivazione teatrale evidente ma non preponderante. Un film "solido" quindi che merita di essere visto senza la lente deformante dell'ambientazione politica. Rispetto alla pièce teatrale originale <cite lang="en">Farragut North</cite> il cambio di titolo (comunque incomprensibile per gli esterni al sistema della politica professionale americana, la cosiddetta <i lang="en">Beltway</i>) sottolinea il tradimento come vero motore della storia se è vero che tutti i personaggi sono tra di loro infedeli in modalità diverse.</p>

<p>Un'ultima cosa, a sottolineare quanto la politica sia poco più che un'ispirazione: quasi tutti i personaggi commettono errori ma non sono veri e propri crimini, si trasformano poi in tragedie per incuria e incapacità di gestirli; in ogni caso non c'è vera corruzione né doppiezza nei candidati e nemmeno negli staff, cinici e stanchi come soldati all'ennesima battaglia ma non falsi per principio (la stampa ne esce molto peggio). Ancora una volta l'ottimismo americano sembra disegnare un quadro molto più roseo della realtà&#133;</p>
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    <title>Ho visto anche maiali volare</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/12/battersea-power-station/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.34</id>

    <published>2011-12-21T12:40:20Z</published>
    <updated>2011-12-21T12:56:21Z</updated>

    <summary>Mentre crollano i progetti di riqualificazione della Battersea Power Station di Londra rivedo le foto di una visita del 2008</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Arrivano novità a riguardo della <span lang="en-GB">Battersea Power Station</span> di Londra, che <a hreflang="en-GB" href="http://www.guardian.co.uk/business/2011/dec/20/irish-property-developers-battersea-power-station?CMP=EMCNEWEML1355" title="Irish property developers' grand vision for Battersea power station left in ruins | The Guardian">trascina nel fallimento economico</a> anche l'ultima (in ordine di tempo) delle imprese che hanno tentato negli anni progetti sempre più ambiziosi di recupero dell'enorme cattedrale post-industriale. Ormai lo stato di abbandono trentennale della ex-centrale elettrica sulla riva meridionale del Tamigi è iconico almeno quanto le sue quattro ciminiere bianche.</p>

<p>Per me poi la <span lang="en-GB">Power Station</span> è sempre stata una vista familiare, per più di dieci anni ho lavorato per un'azienda che aveva la sede centrale proprio a Battersea e la vista della centrale era onnipresente nell'area, dalle finestre dell'ufficio e dal treno che si prendeva per scendere alla stazione di <span lang="en-GB">Battersea Park</span>.</p>

<p>Nell'agosto 2008 ho avuto l'occasione di accedere all'interno della struttura e all'esposizione di quello che doveva essere l'incredibile progetto per l'area, piano ora completamente abbandonato. Queste le foto di quella visita.</p>

<object width="400" height="300"> <param name="flashvars" value="offsite=true&lang=en-us&page_show_url=%2Fphotos%2Fabragad%2Fsets%2F72157607037622703%2Fshow%2F&page_show_back_url=%2Fphotos%2Fabragad%2Fsets%2F72157607037622703%2F&set_id=72157607037622703&jump_to="></param> <param name="movie" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615"></param> <param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" allowFullScreen="true" flashvars="offsite=true&lang=en-us&page_show_url=%2Fphotos%2Fabragad%2Fsets%2F72157607037622703%2Fshow%2F&page_show_back_url=%2Fphotos%2Fabragad%2Fsets%2F72157607037622703%2F&set_id=72157607037622703&jump_to=" width="400" height="300"></embed></object>]]>
        
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    <title>Noi che bevevamo Caffè Motta (al Bar Sport)</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/10/bar-sport/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.33</id>

    <published>2011-10-31T11:59:13Z</published>
    <updated>2011-10-31T12:23:21Z</updated>

    <summary>Il film tratto da &quot;Bar Sport&quot; di Stefano Benni sceglie di non aggiornare ai nostri giorni la narrazione come poteva essere prevedibile operando quindi un doppio giro sulla giostra del &quot;come eravamo&quot;.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Cinema" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>C&#x27;&egrave; una pubblicit&agrave; che si vede abbastanza di frequente nelle ultime settimane in televisione, e la mia reazione &egrave; sempre tra il divertito e il perplesso: ad accompagnare ricostruzioni di situazioni iconiche degli anni settanta girate con effetto a met&agrave; tra il Super8 e Instagram, la voce narrante parla di certi &quot;noi&quot; che si faceva cos&igrave; e cos&igrave; (per esempio, &quot;ricaricare&quot; il telefono coi gettoni, o far durare l&#x27;estate tre mesi) sottolineando un vincolo ovviamente generazionale e nostalgico. La pubblicit&agrave; &egrave; quella del Caff&egrave; Motta, una marca quasi scomparsa dalla pubblica percezione negli ultimi anni, di propriet&agrave; di Intercaf (ora si direbbe un <i lang="en">brand</i>) che evidentemente cerca di stabilire una connessione emozionale con i consumatori a cavallo dei cinquanta che (forse) si ricordano di quando la marca era in auge. </p>
]]>
        <![CDATA[<br><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/KEGpa4X38_o?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

<p>Come detto, la mia reazione &egrave; un po&#x27; ambivalente perch&eacute; gli spot sono ben eseguiti e divertenti ma l&#x27;operazione un po&#x27; troppo scoperta. </p>

<p>Io che sono cresciuto circa un decennio dopo ho avuto tante cose e passioni che mi hanno accompagnato, e tra queste c&#x27;era senz&#x27;altro una copia rovinata, letta e riletta nell&#x27;edizione Oscar Mondadori (gi&agrave; una <i lang="fr">madeleine</i> in s&eacute;) di <cite>Bar Sport</cite> di Stefano Benni, raccolta di brevi storie e di personaggi di culto legati alla vita da bar in un piccolo centro della provincia emiliana. Non posso dire, pur crescendo in un piccolo centro della provincia emiliana, di avere visto in prima persona i personaggi elencati ma al tempo stesso le storie erano ironicamente plausibili e datate, erano surreali e nostalgiche e per questo sono rapidamente diventate dei classici (in particolare per i maschietti, e per chi si ritrova a uccidere il tempo in un bar). </p>

<p>Quando ho saputo che si stava progettando un film tratto dal libro di Benni ho temuto il peggio e pensavo non potesse funzionare, il rischio evidente era che i racconti fossero semplicemente un pretesto per una commedia televisiva appena un passo pi&ugrave; accettabile di un cinepanettone. <cite>Bar Sport</cite>, uscito nelle sale una settimana fa, &egrave; invece qualcosa di diverso anche se questa diversit&agrave; temo che non aiuter&agrave; le fortune commerciali della pellicola nonostante la presenza di Claudio Bisio nel ruolo principale del Tennico, una sorta di secondo narratore e collante tra le storie. </p>

<p>Come dicevamo gi&agrave; il libro (scritto e ambientato alla met&agrave; degli anni settanta) aveva un taglio nostalgico guardando pi&ugrave; indietro che avanti con situazioni narrate che andavano indietro fino all&#x27;immediato dopoguerra; il film sceglie di non aggiornare ai nostri giorni la narrazione come poteva essere prevedibile operando quindi un doppio giro sulla giostra del &quot;come eravamo&quot;: chi si trover&agrave; bene sar&agrave; quindi chi &egrave; cresciuto in quel contesto o ancora chi come il sottoscritto ha a memoria la Luisona, il Cinno, Bovinelli e il resto della compagnia, personaggi a cui il film &egrave; fedele nello spirito se non addirittura nella lettera; chi si aspetta un film veramente comico sar&agrave; quasi sicuramente spiazzato dal sottotesto profondamente malinconico che pervade buona parte della visione. </p>

<p>C&#x27;&egrave; stato durante la visione un momento preciso in cui le mie perplessit&agrave; si sono sciolte, sono affondato nella poltrona del cinema e ho cominciato a semplicemente godermi lo spettacolo: dopo l&#x27;episodio del Cinno una biglia di <span lang="nl">Merckx</span> porta il Tennico a fare la sua solita tirata su quanto poco valesse il ciclista belga al confronto di Pozzi (&quot;il grande Pozzi&quot;) e a questo nome un sorriso mi era apparso da orecchio a orecchio. Il film a questo punto abbraccia la surrealit&agrave; dei racconti di Benni raccontando l&#x27;epopea del favoloso asso del pedale grazie a cartoni animati in stile quasi <span lang="en-GB">Monty Python</span>, operazione poi ripetuta per il famoso calciatore Piva (&quot;il grande Piva&quot;). </p>

<p>Anche grazie a queste operazioni il film vince la sua sfida di restare fedele a un&#x27;epoca e uno stile, resta da vedere se questo non ne limiter&agrave; il fascino a un piccolo gruppo di fan e di nostalgici. </p>

<br><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/B9TXOEPbblY?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>]]>
    </content>
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    <title>Auto</title>
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    <published>2011-08-30T22:45:15Z</published>
    <updated>2011-08-31T09:40:03Z</updated>

    <summary>Automobili e ricordi associati.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>La Fiat Panda 30 di mia madre sulla quale pensavo di avere imparato a guidare un auto, e invece avevo solo imparato a manovrare un go-cart, che non andava a più di 90 Km/h (in discesa) e con la quale comunque sono riuscito a prendere una multa per eccesso di velocità alle quattro di notte nel centro del mio paese. La Golf nera prima serie di mio padre usata per un primo appuntamento. La Renault Clio, prima macchina mia e forse la più amata negli anni di Pisa e Bologna, portata in <i lang="en">road trip</i> fino alla punta estrema del Salento, e poi distrutta anni dopo in un incidente da mio fratello. Il Toyota RAV4 blu notte che possedevo a Cipro, adatto a navigare gli sterrati delle zone meno frequentate per parcheggiare sul bagnasciuga di spiagge deserte, questa incidentata dalla fidanzata dell'epoca e rimessa in sesto senza troppa fortuna da un meccanico cipriota. Poi otto anni senza possedere un'auto, guidando occasionalmente. Oggi per la prima volta mi ritrovo dietro il volante di una macchinetta nel centro di Milano e mi chiedo per cosa mi ricorderò questa nuova auto in un prossimo futuro.</p>]]>
        
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    <title>Come ottimizzare il proprio sito per Instapaper</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/instapaper/" />
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    <published>2011-08-22T09:15:02Z</published>
    <updated>2011-08-22T09:14:37Z</updated>

    <summary>Un&apos;introduzione al servizio Instapaper per leggere comodamente articoli sul proprio iPad o Kindle e suggerimenti per i creatori di siti per trarre il meglio dal servizio.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
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        <![CDATA[<p>Come avrete notato tra le piccole modifiche nel layout di questo blog c&#x27;&egrave; anche un bottone <i lang="en">Read Later</i> accanto a ogni post. &Egrave; un link al servizio di <a hreflang="en" href="http://www.instapaper.com" title="Instapaper: Save interesting web pages for reading later">Instapaper</a>, la creatura di <span lang="en-US">Marco Arment</span> (lo sviluppatore iniziale di Tumblr) che &egrave; senza di dubbio una delle applicazioni indispensabili che fa del mio iPad lo strumento preferito per leggere, cos&igrave; come credo lo stesso valga anche per chi lo usa su altre piattaforme come il Kindle o anche iPhone. </p>

<p><a href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/instapaper-on-ipad-10.html" onclick="window.open('http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/instapaper-on-ipad-10.html','popup','width=768,height=1024,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/instapaper-on-ipad-thumb-250x333-10.png" width="250" height="333" alt="Screenshot di Instapaper su iPad" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a>Instapaper consente di salvare pagine e articoli dal web per poi leggerle con calma in un momento successivo o anche offline sul device, ed &egrave; quindi un toccasana per quei lunghi pezzi di approfondimento che sono un po&#x27; penalizzati nella lettura quotidiana online. Durante il salvataggio, Instapaper seleziona solamente il contenuto vero e proprio della pagina eliminando quasi tutta la parte di navigazione, pubblicit&agrave; ed extra vari, con il risultato di offrire una lettura pulita ed essenziale perfetta per uno schermo portatile. L&#x27;idea &egrave; talmente buona che &egrave; stata parzialmente copiata da Apple con il nome di <i lang="en">Reading List</i> nel nuovo iOS&nbsp;5 che verr&agrave; distribuito in autunno, ma l&#x27;app di <span lang="en-US">Arment</span> (<a href="http://itunes.apple.com/it/app/instapaper/id288545208?mt=8" title="Instapaper for iPhone, iPod touch, and iPad on the iTunes App Store">disponibile nello store</a> al prezzo di &euro;3,99) ha ancora un set di funzionalit&agrave; superiori. Indimenticabile comunque la <a href="https://twitter.com/marcoarment/status/77796293510037504">reazione</a> di <span lang="en-US">Marco</span> all&#x27;annuncio di <i lang="en">Reading List</i>, anche se successivamente ha <a hreflang="en" href="http://www.marco.org/2011/06/06/safari-reader-and-instapaper" title="What Safari&rsquo;s Reading List means for Instapaper &ndash; Marco.org">argomentato con pi&ugrave; dettagli</a> e ottimismo. </p>

<p>Ma il consiglio di usare Instapaper come utenti (e potete provare cliccando il bottone qui a fianco!) &egrave; solo una parte di questo post; l&#x27;autore di un sito o un blog pu&ograve; aiutare la condivisione delle sue pagine sul servizio con pochi semplici accorgimenti. </p>]]>
        <![CDATA[<p>Come dicevo durante la preparazione del layout ho installato il bottone <i lang="en">Read Later</i> seguendo le <a href="http://www.instapaper.com/publishers" title="Instapaper: Information for Publishers">istruzioni</a> sul sito inserendo nel codice risultante titolo, link e sommario del post collegato, cos&igrave; quando l&#x27;utente clicca sul bottone il post viene collegato correttamente sul sito di Instapaper con tutte le informazioni al posto giusto; questo &egrave; uno dei modi per &quot;caricare&quot; un articolo sul servizio, altrimenti <a href="http://www.instapaper.com/extras" title="Instapaper: Apps, tools, email-in, and extras">si pu&ograve; utilizzare un bookmarlet</a> per i principali browser o ancora spedire la URL per email. </p>

<p><a href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/web-vs-instapaper-13.html" onclick="window.open('http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/web-vs-instapaper-13.html','popup','width=1536,height=1024,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/assets_c/2011/08/web-vs-instapaper-thumb-500x333-13.png" width="500" height="333" alt="Lo stesso articolo sul sito e in Instapaper" title="Lo stesso articolo sul sito e in Instapaper" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /></a></p>

<p>Ma come fa Instapaper a selezionare solo la parte rilevante dell&#x27;articolo? Si basa su euristiche e test, cercando di analizzare la struttura del codice della pagina (in questo il tag <tt>&lt;article&gt;</tt> del HTML5 sembra essere molto promettente se ben usato) e infatti alcuni siti hanno un risultato migliore di altri. Ma si pu&ograve; anche dare un &quot;suggerimento&quot; al servizio, ed &egrave; quello che ho fatto nel codice di questo blog usando le <a href="http://www.instapaper.com/publishers" title="Instapaper: Information for Publishers">indicazioni</a> di <span lang="en-US">Marco Arment</span>.</p>

<p>Instapaper utilizza come &quot;blocco utile&quot; il primo elemento nel codice HTML marchiato con <tt>id=instapaper_body</tt>, questo pu&ograve; venire associato a un <tt>&lt;div&gt;</tt> o appunto a un <tt>&lt;article&gt;</tt>, in ogni caso strutturando in maniera opportuna quello che si vuole far vedere agli utenti di Instapaper: se all&#x27;interno di questo blocco si aggiungono immagini o pezzi di navigazione giudicati importanti, questi verranno mantenuti anche nella versione &quot;asciutta&quot; proposta dal servizio. In questo modo si pu&ograve; prendere completamente il controllo sui propri contenuti in una modalit&agrave; extra rispetto alle semplici pagine web, addirittura si pu&ograve; mantenere nel blocco offerto a Instapaper una limitata quantit&agrave; di pubblicit&agrave; o altre meta-informazioni, cosa utile per chi teme che il servizio metta a repentaglio le proprie <i lang="en">page views</i>. D&#x27;altro canto si pu&ograve; recedere completamente dall&#x27;avere le proprie pagine indicizzate da Instapaper.<br />
</p>]]>
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    <title>Fiere e primarie</title>
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    <published>2011-08-17T22:10:06Z</published>
    <updated>2011-08-17T22:11:37Z</updated>

    <summary>C&apos;è affollamento nelle primarie del Partito Repubblicano, ma soprattutto sul lato più conservatore.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="America" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Pubblicato originariamente sul blog <a href="http://alaovest.gqitalia.it/50/paths-of-glory"><cite>L'Ala Ovest</cite></a></p>

<p>Il primo atto, non formale ma tradizionale, della campagna elettorale repubblicana per il 2012 si &egrave; svolto in <span lang="en">Iowa</span> e insieme alla notizia ormai attesa della scesa in lizza del governatore del Texas <span lang="en-US">Rick Perry</span> ha contribuito a definire quasi completamente la &quot;griglia di partenza&quot; per la scelta dello sfidante di Barack Obama tra quindici mesi. Nella cittadina di <span lang="en-US">Ames</span> si &egrave; svolto lo <i lang="en">straw poll</i> dei repubblicani locali, met&agrave; fiera e met&agrave; sondaggio politico: anche se la partecipazione al voto &egrave; volontaria (addirittura a pagamento visto che bisogna comprare il biglietto di ingresso alla fiera) ci&ograve; &egrave; in linea con la presenza ai <i lang="en">caucus</i> di febbraio in questo stato che insieme alle primarie del <span lang="en-US">New Hampshire</span> d&agrave; il via alla stagione presidenziale. </p>

<p><a lang="en" hreflang="en" title="Romney's straw poll supporters by IowaPolitics.com, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/iowapolitics/1088626859/"><img width="440" height="329" alt="" src="http://farm2.static.flickr.com/1224/1088626859_ac795271e0.jpg" /></a><br><i>Foto <a id="context-link-stream-" data-ywa-name="Context Title" class="context-link context-stream chunk ywa-track" href="http://www.flickr.com/photos/iowapolitics/with/1088626859/" style="overflow: hidden; white-space: nowrap;"><span class="context-wrapper" id="yui_3_3_0_3_13136035790911123"><span title="IowaPolitics.com's photostream" class="context-title">IowaPolitics.com</span></span></a>/Flickr</i></p>

<p>Se il ruolo dell'<span lang="en">Iowa</span> nel processo presidenziale &egrave; sempre stato sovradimensionato rispetto alle dimensioni di questo stato agricolo del <span lang="en">midwest</span>, a maggior ragione quest'anno l'elettorato socialmente conservatore dello stato &egrave; un premio ambito perch&eacute; &egrave; in quell'area del Partito Repubblicano che si posizionano la maggior parte dei candidati alle primarie e anche l'&quot;entusiasmo&quot; della base del partito sulla scia del successo del movimento <i lang="en">Tea Party</i> che chiede un'opposizione totale alle politiche di Obama, costi quel che costi. Per questo motivo, e per la natura stessa di primarie e <i lang="en">caucus</i> (solo i pi&ugrave; motivati elettori di un partito vanno a votare, mentre la partecipazione &egrave; minore tra moderati e indipendenti) riuscir&agrave; a ottenere la nomination del GOP solo un conservatore vero che sappia almeno tenere a bada le richieste del <i lang="en">Tea Party</i>. </p>]]>
        <![CDATA[<p>Questo &egrave; un problema per il candidato naturale, <span lang="en">Mitt Romney</span>, che al secondo assalto alla nomination non riesce a scrollarsi di dosso l'immagine tecnocratica e centrista di un repubblicano del nordest, gi&agrave; governatore di uno stato progressista (e di solito solidamente democratico) come il <span lang="en">Massachusetts</span>. Queste caratteristiche lo potrebbero aiutare a novembre 2012 contro Obama ma lo penalizzano all'interno del suo stesso partito; le primarie del <span lang="en-US">New Hampshire</span> gli saranno probabilmente favorevoli ma sembra destinato a perdere in <span lang="en">Iowa</span>, <span lang="en">in South Carolina</span> e in altri stati socialmente conservatori con il rischio di impantarsi in una battaglia lunga e forse perdente. In quel caso sarebbe stato fatale a <span lang="en">Romney</span> aver varato una legge di riforma della sanit&agrave; dello stato del <span lang="en">Massachusetts</span> molto, troppo simile all'<span lang="en">&quot;Obamacare&quot;</span> che &egrave; l'obiettivo principale dei conservatori repubblicani. </p>

<p>D'altro canto <span lang="en">Romney</span> ha dalla sua un vantaggio, la mancanza di avversari veri e propri dal &quot;suo lato&quot; del partito, mentre l'ala conservatrice galvanizzata dal <i lang="en">Tea Party</i> produce candidati uno pi&ugrave; estremo dell'altro, candidature che infiammano la base degli attivisti ma che sembrano destinate a sconfitta sicura in una elezione generale. &Egrave; il caso di <span lang="en">Michele Bachmann</span>, deputata del Minnesota (ma nativa dello <span lang="en">Iowa</span>) che esprime la pi&ugrave; bieca opposizione alle politiche di Obama tra gaffe e affermazioni estreme che le valgono l'amore dei militanti conservatori puri e duri. In questo raccoglie l'eredit&agrave; in un certo senso di <span lang="en">Sarah Palin</span> anche se la candidata vicepresidente del 2008 continua a godere di un seguito formidabile (come si &egrave; visto ad <span lang="en-US">Ames</span> dove era presente) e non ha completamente sciolto la riserva se gareggiare o meno anche nel 2012 dove per&ograve; incontrerebbe competizione proprio all'interno della destra repubblicana. </p>

<p>Il vero problema del GOP &egrave; quindi, come ha brillantemente riassunto <a href="http://fivethirtyeight.blogs.nytimes.com/2011/08/17/pondering-perrys-electability/"><span lang="en-US">Nate Silver</span> sul <cite lang="en">New York Times</cite></a>, trovare un candidato che soddisfi tutti e tre i requisiti, sia cio&egrave; solidamente conservatore, sia competitivo in un'elezione generale contro Obama e infine accetti di bruciare le proprie chance contro un presidente in carica che per quanto in calo di popolarit&agrave; ha comunque un intrinseco vantaggio contro ogni sfidante. Candidati come il governatore dell'Indiana <span lang="en">Mitch Daniels</span> o il deputato <span lang="en">Paul Ryan</span> per esempio hanno passato la mano e rinunciato mentre uno degli iniziali favoriti, l'ex governatore del Minnesota <span lang="en">Tim Pawlenty</span>, ha dovuto constatare che non c'era margine per la sua candidatura e si &egrave; ritirato dalle primarie subito dopo <span lang="en-US">Ames</span> per fare spazio alla nuova stella nascente <span lang="en">Perry</span>. </p>

<p><img alt="" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/18/fivethirtyeight-perry-venn-blog480.jpg" width="480" height="318" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /><br />
<i lang="en">Grafico di <span lang="en-US">Nate Silver</span> per il New York Times.</i></p>

<p>Proprio il governatore del Texas potrebbe seguire le orme del suo precedessore su quella poltrona, un certo George W. Bush: appena entrato in gara &egrave; subito balzato in testa ai sondaggi grazie ai buoni risultati economici raggiunti negli ultimi anni dal suo stato. Ed &egrave; un dato di fatto che con l'eccezione di Obama negli ultimi decenni la presidenza &egrave; quasi sempre stata conquistata da governatori ex o in carica (Bush nel 2000, Clinton nel 1992, Reagan nel 1980, Carter nel 1976). Perry per&ograve; ha deciso di posizionarsi pure lui all'estremo conservatore dello spettro politico repubblicano, completando un percorso politico che l'ha visto partire come democratico moderato alleato di Al Gore negli anni ottanta per poi <a hreflang="en-GB" href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/09/rick-perry-luck-presidential-race?CMP=EMCGT_100811&amp;" title="Rick Perry to try his luck in presidential race">muoversi inesorabilmente</a> verso la destra cristiana e conservatrice a ogni elezione. Il dubbio &egrave; se questo processo si sia fermato entro limiti accettabili per il pubblico dei cinquanta stati o Perry abbia bruciato il suo consenso al di fuori del Texas e degli altri stati del sud. </p>

<p>Pare quindi che le primarie repubblicane pi&ugrave; che tra (molti) candidati dovranno dirimere il dubbio sulla direzione e stessa del partito, e sul ruolo al suo interno del movimento del <i lang="en">Tea Party</i>. Per questo motivo &egrave; probabile che la battaglia sar&agrave; lunga, portando allo scontro finale un esponente moderato (quasi sicuramente Romney) e uno conservatore (Bachmann, Perry, Sarah Palin?) a sua volta vincitore di una serrata lotta interna per la stessa fetta di voti.</p>]]>
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    <title>Il responsabile della crisi europea</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/crisi-europa/" />
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    <published>2011-08-17T10:14:00Z</published>
    <updated>2011-08-17T10:14:41Z</updated>

    <summary>La crisi finanziaria ed economica europea si spiega anche con la mancanza di strutture centrali forte nell&apos;UE.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Europa" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
        <category term="Politica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p><img alt="" title="Herman Van Rompuy, foto Justus Lipsius da Wikimedia Commons" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/17/220px-Herman_Van_Rompuy_on_June_23%2C_2011.jpg" width="220" height="325" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /> &#133;è questo signore qua. Non lo riconoscete?</p>

<p>In realtà sarebbe ingeneroso dare davvero la colpa a Herman Van Rompuy della crisi dell'Eurozona e per estensione di tutta l'architettura della Unione Europea, ma credo che molti a questo punto si stiano chiedendo <em>chi sia Van Rompuy</em>, ed è proprio questo il problema: l'uomo politico belga è il primo e attuale <a hreflang="en" href="http://en.wikipedia.org/wiki/President_of_the_European_Council">Presidente del Consiglio Europeo</a>, posizione nata per sostituire la presidenza a rotazione e che in maniera imprecisa potrebbe venire semplificata come "presidente dell'UE". Ovvero, lo sarebbe stata se in quel ruolo fosse stato nominato un personaggio di spicco (era un po' il sogno di Tony Blair) mentre invece con la scelta di Van Rompuy nel 2009 ancora una volta le "grandi potenze" hanno preferito non avere qualcuno che facesse ombra ai giochi bilaterali come quello appena andato in scena tra Berlino e Parigi.</p>

<p>Il risultato è una mancanza di istituzioni politiche solide ma soprattutto autorevoli a livello centrale per l'Unione mentre l'Eurozona in un modo o nell'altro trova la necessaria (anche se a volte recalcitrante) guida nella Banca Centrale Europea. Il conto lo paghiamo in questi giorni.</p>

<p>La speranza è che anche questi avvenimenti convincano della necessità di una maggiore integrazione politica a livello europeo, e che ruoli come quello del "Presidente del Consiglio Europeo" evolvano fino ad avere una vera voce sul palcoscenico mondiale, in modo non dissimile da quello che è accaduto dall'altra parte dell'Atlantico dove il ruolo di Presidente degli Stati Uniti si è trasformato dalla sorta di segretario del Congresso come originariamente previsto dalla lettera della Costituzione al motore politico che è attualmente: purtroppo gli Stati Uniti hanno impiegato decenni per far fare il salto di qualità alle loro istituzioni federali, è un tempo che l'Europa non ha a disposizione.</p>]]>
        
    </content>
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    <title>Happy Birthday, Mr President</title>
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    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.28</id>

    <published>2011-08-09T17:37:07Z</published>
    <updated>2011-08-09T17:38:15Z</updated>

    <summary>Il presidente Obama ha compiuto cinquanta anni pochi giorni fa, e non deve essere stato un compleanno particolarmente felice.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="America" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p><i lang="en">Pubblicato originariamente sul blog <a href="http://alaovest.gqitalia.it/49/point-break"><cite>L'Ala Ovest</cite></a></p></i></p>

<p>Il presidente Obama ha compiuto cinquanta anni pochi giorni fa, e non deve essere stato un compleanno particolarmente felice. In aggiunta alle comuni preoccupazioni di un uomo che raggiunge questo traguardo avr&agrave; senz'altro preoccupazioni politiche non da poco che giorno dopo giorno stanno invischiando la seconda parte del suo primo (unico?) mandato. </p>

<p>Come avevamo scritto, la campagna per le presidenziali del 2012 &egrave; gi&agrave; a tutti gli effetti partita, una campagna che si svolger&agrave; con il primo piano l'offensiva del cosiddetto <i lang="en">Tea Party Movement</i>, una destra estrema e per niente abituata ai compromessi che solo a causa del bipartitismo assoluto della politica americana milita nel Partito Repubblicano ma che agli stessi repubblicani tradizionali sta creando pi&ugrave; di un grattacapo. Ma per ora il conto dell'influenza del <i lang="en">Tea Party</i> sembra lo stia pagando soprattutto Obama, la cui ascesa alla presidenza &egrave; in fondo la prima causa della nascita del movimento o quanto meno della sua radicalizzazione. </p>]]>
        <![CDATA[<p>Stretto tra la crisi economica e il crescere del debito pubblico americano, il Congresso degli Stati Uniti era chiamato a votare una leggina quasi di routine, un innalzamento dei limiti massimi di indebitamento del governo federale in modo da poter continuare a emettere e ripagare i famosi buoni del tesoro acquistati da risparmiatori (e fondi pensione, e banche centrali) in tutto il mondo: unici al fondo, gli Stati Uniti hanno un tetto all'indebitamento stabilito per legge che per&ograve; viene spesso innalzato a seconda della necessit&agrave;. Questa volta per&ograve; la Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana fortemente condizionata dai membri legati al <i lang="en">Tea Party</i> per i quali il rigore fiscale &egrave; un atto di fede cos&igrave; come la limitazione del ruolo dell'amministrazione centrale, si &egrave; messa di traverso annunciando che non avrebbe votato l'innalzamento a meno di grossi tagli alle spese del governo federale o addirittura che non avrebbe votato l'innalzamento in ogni caso. Questo poneva le basi per la mancanza di contante da utilizzare per ripagare i buoni del tesoro in scadenza e quindi per il cosiddetto <i>default</i> dei titoli stessi. Un evento impensabile fino al giorno prima anche perch&eacute; questi titoli erano considerati super-sicuri da parte di tutti gli investitori (da cui la famosa &quot;tripla A&quot; da parte delle agenzie di <i lang="en">rating</i>). </p>

<p><a href="http://www.flickr.com/photos/whitehouse/6002646313/" title="P071111PS-0439 by The White House, on Flickr"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6024/6002646313_37fa741f40.jpg" width="500" height="333" alt="P071111PS-0439"></a></p>

<p>Dopo frenetici negoziati con il Senato ma soprattutto con la Camera rappresentata dallo speaker <span lang="en-US">John Boehner</span> alla fine una legge di compromesso &egrave; passata che per&ograve; comprende principalmente tagli alle spese e non, con l'orrore dell'ala pi&ugrave; liberal del Partito Democratico, innalzamenti alle tasse per i pi&ugrave; ricchi. Anche se i dettagli delle misure adottate sono forse <a href="http://fivethirtyeight.blogs.nytimes.com/2011/08/01/the-fine-print-on-the-debt-deal/">meno peggio di come pu&ograve; sembrare</a> &egrave; per&ograve; innegabile che l'immagine offerta da Obama in questo frangente sia stata quella di un leader debole che non riesce a imporsi sui voleri del Congresso (una sensazione gi&agrave; provata durante la battaglia per l'approvazione della riforma sanitaria) e che al momento del dunque concede di pi&ugrave; ai Repubblicani che non ai suoi compagni di partito. Come effetto di questo poco edificante balletto tra Presidente e Congresso e delle prospettive future del debito americano ecco che per la prima volta in settant'anni l'agenzia di rating <span lang="en-US">Standard &amp; Poor's</span> ha declassato il giudizio sui titoli di stato americano dal perfetto AAA a un meno buono AA+, perdita di una lettera che significa sul lato pratico un probabile rincaro dei rendimenti con ricaduta sui conti del governo, mentre sul lato simbolico &egrave; un sonoro schiaffone dato al Congresso ma principalmente al Presidente, Barack&nbsp;Obama. </p>

<p>Il problema per il presidente democratico ora quindi ha molte facce, da un lato la destra repubblicana ha colto una vittoria, vera o simbolica, e ha testato la sua resistenza politica a poco pi&ugrave; di quattro mesi dall'inizio delle primarie del <abbr title="Grand Old Party">GOP</abbr> che verranno combattute in funzione anti-Obama ma anche anti-establishment repubblicano moderato; dall'altro il suo sostegno tra gli attivisti democratici non &egrave; mai stato cos&igrave; basso e questo potrebbe tradursi in un calo di fondi o partecipazione al voto a novembre 2012. Una sfida alle primarie o una candidatura centrista e indipendente sono ancora alquanto improbabili ma certo c'&egrave; il rischio che Obama arrivi alle elezioni presidenziali da sfavorito. Tutto questo mentre al di fuori delle istituzioni la crisi &egrave; reale e colpisce posti di lavoro e settori produttivi, e gli impegni bellici come quello in Afghanistan mietono vittime e appaiono sempre pi&ugrave; senza senso. </p>

<p>Non &egrave; stato quindi un buon compleanno per Barack Obama, e da pi&ugrave; parti gli viene chiesto <a href="http://www.nytimes.com/2011/08/07/opinion/sunday/what-happened-to-obamas-passion.html?_r=2&amp;ref=opinion&amp;pagewanted=all">dove sia finita la sua passione</a> e che strada intenda prendere da qui alla fine del mandato. In mancanza di solidi appoggi nel Congresso il Presidente si rivolge sempre pi&ugrave; stesso alla nazione (anche grazie ai social network come <a href="https://twitter.com/BarackObama">Twitter</a>), resta da vedere se il popolo americano gli rinnover&agrave; fiducia e mandato per realizzare veramente quel <i lang="en">change</i> che era il tema della sua campagna elettorale.</p></p>]]>
    </content>
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    <title>Le molte facce di Airbnb</title>
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    <published>2011-08-03T08:44:51Z</published>
    <updated>2011-08-03T08:57:26Z</updated>

    <summary>Qualche riflessione sul sito Airbnb e in particolare sul filtro sociale basato su Facebook.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p><img alt="airbnb-iphone.png" title="Airbnb su iPhone" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/03/airbnb-iphone.png" width="200" height="287" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" />Il <i lang="en">couch surfing</i> &egrave; una pratica antica come il mondo (o comunque quanto i divani) e resta popolare a tutte le et&agrave; tra amici, parenti, vecchi compagni di universit&agrave;, qualche ex-amante in casi eccezionali. In aggiunta alla modalit&agrave; fai-dai-te da qualche anno il sito e movimento CouchSurfing.org ha istituzionalizzato lo scambio di sof&agrave; tra sconosciuti o quasi grazie a una community auto-organizzata che &egrave; una delle belle storie del web. Anche chi scrive ha partecipato attivamente (finch&eacute; tempo ed energie consentivano) e ha potuto vedere bene pregi e difetti del sistema per chi ha voglia di scambiare quel divano o quella stanza in pi&ugrave; nella propria casa. </p>

<p>&Egrave; quindi con un po&#x27; di deja vu che mi sono messo a studiare il sito di <a hreflang="en-US" href="http://www.airbnb.com/tell-a-friend?airef=kgm8ze556ezz5">Airbnb</a>, una delle pi&ugrave; calde startup californiane del momento che porta l&#x27;idea dell&#x27;offerta di ospitalit&agrave; a un livello superiore, e ovviamente commerciale: sul sito si pu&ograve; offrire ospitalit&agrave; a tutto il mondo e cercare una stanza libera (o anche un appartamento intero) in destinazioni esotiche o meno, ma questa si pagher&agrave; come in un <span lang="en">bed&amp;breakfast</span> e Airbnb prender&agrave; una piccola commissione dall&#x27;&quot;albergatore&quot;. Uscita dalla <a hreflang="en-US" href="http://www.wired.com/magazine/2011/05/ff_ycombinator/all/1" title="Y Combinator Is Boot Camp for Startups">fucina di <span lang="en">Y&nbsp;Combinator</span></a>, &egrave; facile vedere i segni del successo della startup: generosi round di finanziamento, molta stampa a sostegno, <a hreflang="en-US" href="http://www.airbnb.com/tell-a-friend?airef=kgm8ze556ezz5">un sito attraente e moderno</a> (il link contiene un invito con &quot;ricompensa&quot;, altro strumento delle startup pi&ugrave; oliate), video di spiegazione e anche un&#x27;applicazione iPhone che prima ancora che voglia di prenotare stanze fa proprio venir voglia di viaggiare grazie alle belle foto e alla facile usabilit&agrave;. <br />
</p>]]>
        <![CDATA[<p>Grande successo all&#x27;orizzonte allora? Sar&agrave; da vedere, perch&eacute; una iniziativa di cos&igrave; ampio profilo (e qualche pratica di marketing forse troppo aggressiva) mette sotto i riflettori i limiti di un sistema che finora esisteva solo nella zona grigia del volontariato o di annunci indipendenti su <span lang="en">Craigslist</span>, al di fuori delle garanzie previste o attese di un sistema commerciale. Proprio in questi giorni Airbnb si trova a gestire la prima grossa crisi di immagine in seguito ai danni subiti da un utente californiano che aveva affittato la casa tramite il sito per poi trovarla completamente vandalizzata al suo ritorno: cos&igrave; come ha scritto in un <a hreflang="en-US" href="http://ejroundtheworld.blogspot.com/2011/06/violated-travelers-lost-faith-difficult.html" title="Around The World and Back Again: Violated: A traveler&#8217;s lost faith, a difficult lesson learned">lungo post</a> che &egrave; stato poi rimbalzato rapidamente in Rete &egrave; solo a fatti avvenuti che si &egrave; reso conto che i controlli di Airbnb sui potenziali ospiti sono minimi o inesistenti e che affittare tramite il sito non &egrave; troppo diverso, nel caso peggiore, a lasciare le chiavi di casa a qualcuno conosciuto la sera stessa al bar. Si tratta del primo serio caso di abuso in migliaia di transazioni gestite dal servizio, ma si sa che basta poco a incrinare la facciata e la fiducia in un sito. Airbnb peraltro &egrave; stata visibilmente presa in contropiede, prima fornendo scarso aiuto al proprietario di casa e solo dopo postando un <a hreflang="en-US" href="http://blog.airbnb.com/our-commitment-to-trust-and-safety" title="Our Commitment to Trust &amp; Safety - The Airbnb Blog">lungo mea culpa</a> sul suo blog in cui promette un fondo per rimborsare casi simili e l&#x27;introduzione di profili &quot;verificati&quot; per aumentare la sicurezza (CouchSurfing.org ha una verifica su alcuni indirizzi e la possibilit&agrave; per un utente di &quot;garantire&quot; per un altro). Vedremo se questo sar&agrave; sufficiente.</p>

<p><img alt="airbnb-social-search.png" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/08/03/airbnb-social-search.png" width="510" height="556" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /></p>

<p>Quello per&ograve; che mi ha colpito tra le funzionalit&agrave; di Airbnb &egrave; l&#x27;uso del profilo Facebook: oltre a consentire l&#x27;accesso al sito senza una nuova registrazione (anche questa una caratteristica che ora va per la maggiore) pu&ograve; venire usato nelle ricerche in modo sottile ma potenzialmente potentissimo. Infatti tra le varie opzioni di ricerca per una stanza o appartamento oltre a tutte le pi&ugrave; ovvie (tipo di sistemazione, zona, caratteristiche, prezzo) c&#x27;&egrave; anche quella di attivare le &quot;social connections&quot; che filtra i risultati selezionando quelli per cui un nostro amico di Facebook ha lasciato una recensione, o addirittura &egrave; amico lui stesso con l&#x27;host che affitta la stanza; ecco quindi che nella vasta offerta che si pu&ograve; trovare per le citt&agrave; maggiori si ha un&#x27;indicazione molto mirata perch&eacute; quasi tutti preferiranno venire ospitati dall&#x27;amico di un amico, per tacere del livello ulteriore di sicurezza (vera o percepita) che regala il non affidarsi a un completo sconosciuto. Io stesso facendo una ricerca di questo tipo su New York ho trovato un appartamento affittato dall&#x27;amico di un amico, diversi a Barcellona e Parigi (vedi screenshot) e ancora di più ovviamente di Milano e Roma.</p>

<p>La diffusione del profilo Facebook cos&igrave; ampia tra gli &quot;utenti comuni&quot; e la vastit&agrave; della &quot;rete sociale&quot; che si viene a creare fa s&igrave; che questa opzione possa effettivamente garantire a Airbnb una marcia in pi&ugrave;, e persino annacquare alcuni dei problemi di sicurezza descritti prima. &Egrave; anche un indicatore della direzione verso cui si sta muovendo la progettazione di siti evoluti in questi anni, con le caratteristiche <em>social</em> che lentamente prendono posto anche nelle funzionalit&agrave; di base dei servizi pi&ugrave; disparati &ndash; da questo punto di vista il grosso investimento del progetto Google+ per unire la ricerca classica e un social network comincia a sembrare pi&ugrave; logico e urgente.</p>]]>
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    <title>Quella bionda maleducata</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/07/trashy-blonde/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.26</id>

    <published>2011-07-27T16:04:45Z</published>
    <updated>2011-07-27T16:18:56Z</updated>

    <summary>L&apos;incontro con la &quot;bionda maleducata&quot;, la pale ale Trashy Blonde della BrewDog.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Birra" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/07/27/bottle.jpg" width="78" height="304" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /> Non so cosa mi sia piaciuto di più, se il nome, il gusto pieno e fruttato, o la <a hreflang="en-GB" href="http://www.brewdog.com/trashy_blonde">descrizione tutta ammiccante</a> che appare sulla bottiglia, ma l'incontro con la <cite lang="en-GB">Trashy Blonde</cite> è stato folgorante, una <i lang="en-GB">pale ale</i> dal sapore ricco imbottigliata da quei mattacchioni del birrificio scozzese <span lang="en-GB">BrewDog</span>.</p>

<p><br />
<blockquote lang="en-GB">A titillating, neurotic, peroxide, punk of a pale ale. Combining attitude, style substance and a little bit of low self esteem for good measure; what would your mother say?</p>

<p>You really should just leave it alone...</p>

<p>...but you just cant get the compulsive malt body and gorgeous dirty blonde colour out of your head. The seductive lure of the sassy passion fruit hop proves too much to resist. All that is even before we get onto the fact that there are no additives preservatives, pasteurization or strings attached.</p>

<p>All wrapped up with the customary Brewdog bite and imaginative twist. This trashy blonde is going to get you into a lot of trouble.</blockquote></p>]]>
        
    </content>
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    <title>Plus Ultra</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/07/googleplus/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.25</id>

    <published>2011-07-20T11:38:41Z</published>
    <updated>2011-07-20T11:39:33Z</updated>

    <summary>Uno sguardo a Google+ e riflessioni iniziali sui social network.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Accennavo in precedenza alla fine recente di progetti professionali e a come questo spinga a fare un po&#x27; &quot;il punto&quot; degli argomenti trattati. A maggior ragione ho pensato nelle ultime settimane che varrebbe la pena da parte mia fare il bilancio e qualche ragionamento su tutti quelli strumenti che vanno sotto il nome di social network e sui quali ho passato ore sia di studio (un po&#x27;) che di svago (molte di pi&ugrave;!) negli ultimi anni. E quale occasione migliore per iniziare che affrontare il tema del giorno, l&#x27;arrivo pi&ugrave; volte vagheggiato di Google nel mondo del <i lang="en">social</i> in senso stretto con il progetto Google+?</p>

<p>Anche perch&eacute; ho in cantiere da mesi, letteralmente, un post su Google ma le infinite novit&agrave; del colosso di <span lang="en-US">Mountain View</span> fanno s&igrave; che venga sempre riscritto, ripensato, stravolto&hellip; Ma di questo progetto &egrave; meglio forse parlare in maniera isolata (per quanto possibile).<br />
</p>]]>
        <![CDATA[<p>Di Google+ si &egrave; parlato ovunque tra i professionisti e i curiosi, a partire da un lungo e perfetto <a hreflang="en-US" href="http://www.wired.com/epicenter/2011/06/inside-google-plus-social/" title="Inside Google+ &mdash; How the Search Giant Plans to Go Social &#124; Epicenter&nbsp;&#124; Wired.com">articolo di <span lang="en-US">Steven Levy</span></a> che ne ha raccontato genesi e filosofia grazie all&#x27;accesso privilegiato che ha avuto all&#x27;azienda durante la scrittura del suo libro <a hreflang="en" href="http://amazon.co.uk/dp/1416596585" title="In The Plex: How Google Thinks, Works and Shapes Our Lives: Amazon.co.uk: Steven Levy: Books"><cite lang="en-US">In the Plex</cite></a>: si parla di &quot;progetto&quot; e non di sito proprio perch&eacute; la nuova strategia &quot;sociale&quot; della Grande G vuole andare a toccare in profondit&agrave; tutti i prodotti dell&#x27;azienda in modo da associare al cuore algoritmico che ne ha fatto la fortuna anche un secondo cuore pi&ugrave; legato alle relazioni interpersonali in modo da arrivare vicino alle esigenze degli utenti degli servizi (e degli inserzionisti, ovviamente).</p>

<p>Al momento Google+ non differisce ancora molto dalla struttura generale di altri social network pi&ugrave; o meno famosi ad esclusione di qualche piccolo particolare e di una grossa nuova feature che sta facendo molto discutere, quella dei <i lang="en">circles</i> (cerchie nella localizzazione italiana). Le cerchie sono gruppi di contatti organizzati come preferisce l&#x27;utente (il sistema offre come suggerimento iniziale &#x27;amici&#x27;, &#x27;famiglia&#x27;, &#x27;lavoro&#x27;, ecc.) con cui &egrave; poi possibile condividere informazioni e discussioni senza che il resto dei propri contatti possa accedervi: in questo modo la rete sociale non &egrave; pi&ugrave; piatta e indifferenziata ma si adatta alle diverse situazioni che ciascuno ha nella vita reale, riportando le distinzioni anche online.</p>

<p>Funzioner&agrave;? Il meccanismo sembra molto interessante sulla carta ma diventa un po&#x27; complicato da utilizzare in pratica, come si &egrave; anche visto tra i primi invitati a Google+ che pur essendo esperti o addirittura professionisti dei social network avevano dubbi e facevano esperimenti su cosa si potesse o non potesse fare con questo nuovo meccanismo. &Egrave; quindi possibile che questa funzione non faccia presa sul grande pubblico che finora si &egrave; sempre trovato bene a pubblicare <i>urbi et orbi</i> o al limite al gruppo ristretto e bidirezionale degli &quot;amici&quot; cos&igrave; come impostati nella logica di Facebook. Google+ sembra invece orientato a un <a href="http://livepaola.wordpress.com/2010/04/10/social-networks-choose-how-you-use-them" title="Social networks: choose how you use them &laquo; Live from Planet Paola">modello asimmetrico</a> (grazie a Paola Bonomo per la discussione sulle differenze) che finora &egrave; stato il regno di network pi&ugrave; editoriali che sociali, tra tutti Twitter, ed &egrave; una scommessa vedere se il grande pubblico coglier&agrave; questo tipo di uso. Da considerare anche che al momento quello che potrebbe sembrare un&#x27;evoluzione naturale della cerchia, ovvero usarla come un gruppo di persone che si scambiano informazioni, &egrave; in un certo senso impossibile: la cerchia &egrave; personale, quindi se tre o quattro amici decidono di comunicare tra di loro stabilmente dovrebbero ciascuno crearsi una cerchia con tutti gli altri partecipanti meno s&eacute; stessi e poi scrivere a questa selezione; &egrave; evidente che &egrave; un meccanismo che non pu&ograve; crescere, quindi Google dovr&agrave; aggiungere delle feature forse portando dentro al &quot;progetto Google+&quot; anche Google Gruppi che funziona sia via email che via web.</p>

<p>Tra fallimento e successo esiste naturalmente una via intermedia, ovvero che le cerchie non vengano sfruttate al pieno della loro potenza se non da un ristretto numero di smanettoni mentre la stragrande maggioranza degli utenti si fermi a usare &#x27;amici&#x27;, &#x27;famiglia&#x27; e &#x27;lavoro&#x27; e impari a spedire contenuti diversi a questi gruppi. Questo mi sembra il risultato pi&ugrave; probabile, e sarebbe un grande passo avanti complessivo per la comprensione delle dinamiche <i lang="en">social</i> da parte del vasto pubblico, ma al tempo stesso lascerebbe ai rivali di Google, fra tutti Facebook, la possibilit&agrave; di attivare o potenziare rapidamente strutture simili. C&#x27;&egrave; da considerare che le &quot;liste di amici&quot; con alcune (non tutte) di queste possibilit&agrave; sono gi&agrave; attive su Facebook da molto tempo ma scarsamente usate &ndash; errore nell&#x27;implementazione o segnale di disinteresse degli utenti? L&#x27;altra grande novit&agrave; di Google+ &egrave; quella di una videochat di gruppo (o <i lang="en">hangout</i>) che dopo l&#x27;entusiasmo iniziale dovr&agrave; trovare trazione tra gli utenti meno affezionati.</p>

<p>Per quanto le dichiarazioni ufficiali cerchino di svicolare dall&#x27;argomento &egrave; evidente che il bersaglio di Google+ &egrave; infatti uno e solo uno, se &egrave; vero che solo uno &egrave; il social network generalista di successo nella maggior parte dei paesi, ovvero Facebook. E rispetto a Facebook il nuovo servizio non ha oggettivamente maggiori attrattive se non le due citate che vanno a confrontarsi con diverse mancanze (eventi, spazi per aziende, gruppi, eccetera) che quasi sicuramente arriveranno presto ma che per ora sono assenti; ma d&#x27;altra parte il vero asset &egrave; quello del nome, Google &egrave; ancora un marchio che induce fascino tecnologico e fiducia nonostante i fallimenti nell&#x27;area social (Google Buzz e Google Wave su tutti) e qualche dubbio sulla privacy che per&ograve; non macchia la reputazione online della casa americana, a differenza di quella dei rivali. Ma per la sua natura Google+ non pu&ograve; puntare pi&ugrave; basso che ai 600 milioni di utenti di Facebook, e ad essere il primo social network al mondo.</p>

<p>Riuscir&agrave;? Molto difficile fare previsioni. Di certo Google+ pur provenendo da una nobile madre non pu&ograve; permettersi tempo di crescere come &egrave; accaduto a Facebook e gi&agrave; le piccole imperfezioni (che per&ograve; a volte sembrano indicare problemi strutturali, sempre nella direzione del primato della tecnologia sul design e l&#x27;esperienza utente che &egrave; di casa a Google) si fanno notare. Le prossime settimane saranno cruciali, e non &egrave; detto che dagli <i lang="en">early adopters</i> si riesca facilmente a passare a un successo di massa.</p>]]>
    </content>
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    <title>Nato il 4 di luglio</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/07/america2012/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.24</id>

    <published>2011-07-04T10:14:51Z</published>
    <updated>2011-07-20T11:55:07Z</updated>

    <summary>Un primo sguardo alle presidenziali americane 2012.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="America" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p><em>Pubblicato originariamente sul blog <a href="http://alaovest.gqitalia.it/48/born-on-the-fourth-of-july"><cite>L'Ala Ovest</cite></a></p></em>

<p>Mentre l'America festeggia il suo 235&deg; compleanno (la dichiarazione di indipendenza fu firmata a Philadelphia il 4 luglio 1776) ritorniamo a parlare delle elezioni presidenziali dopo un lungo periodo di silenzio su questo blog. Sembra ieri l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca e invece il suo mandato &egrave; gi&agrave; oltre la met&agrave; del suo corso, infatti &egrave; proprio dal cattivo risultato delle elezioni di midterm che bisogna ripartire. <br />
<br />
Nel consueto rinnovo totale della Camera dei Deputati a novembre 2010 il partito Repubblicano &egrave; riuscito a imporsi strappando la maggioranza e insediando John Boehner come speaker, ma ha lasciato il Senato ai Democratici anche se con una maggioranza ridotta. Ci&ograve; nonostante la vittoria repubblicana, e i sei mesi di opposizione parlamentare a Obama, non sono stati utili al <em>Grand Old Party</em> per mettersi in pole position nella corsa presidenziale del 2012 e anzi hanno evidenziato le spaccature interne al partito tra le diverse fazioni, spaccature che saranno la storia delle primarie che di fatto sono gi&agrave; iniziate.</p>]]>
        <![CDATA[<p>Sul fronte del partito Democratico i giochi sono gi&agrave; fatti, Obama come prevedibile correr&agrave; per la riconferma e non ci sar&agrave; nessuna opposizione nelle primarie, nemmeno simbolica nonostante i mugugni dell'ala pi&ugrave; liberal del partito che ha accusato il presidente di non aver fatto abbastanza durante questo primo mandato. Da qui alla convention democratica di Charlotte (North Carolina) il 6 settembre 2012 sar&agrave; allora per Obama una pura campagna mediatica a sottolineare ancora di pi&ugrave; come le elezioni siano sopratutto un referendum e un giudizio sul presidente quando questi si ricandida. Come sar&agrave; l'economia americana da qui a un anno? Ecco il vero punto di domanda che probabilmente far&agrave; vincere o perdere Obama. <br />
<br />
<a title="Tea Party Express at the Minnesota capitol by Fibonacci Blue, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/fibonacciblue/4503396417/"><img width="375" height="500" alt="Tea Party Express at the Minnesota capitol" src="http://farm3.static.flickr.com/2800/4503396417_e5f3b4d814.jpg" /></a> <br />
Nella foto, una manifestazione del <em>Tea Party Express</em> nel 2010. Credits <a href="http://www.flickr.com/photos/44550450@N04/4503396417">Fibonacci Blue/Flickr</a>.<br />
<br />
In casa repubblicana invece si ripresenta sempre pi&ugrave; forte il dilemma della eleggibilit&agrave;: votare un candidato pi&ugrave; radicale e per questo pi&ugrave; affine ai militanti che votano nelle primarie oppure cercare un candidato che possa battere Obama alle elezioni generali? Se questo dualismo &egrave; sempre stato presente, &egrave; per&ograve; con le elezioni del 2010 e la crescita del movimento <em>Tea Party</em> in seno al partito che la scelta &egrave; diventata difficile: i militanti del Tea Party, movimentisti e politicamente radicali, sono ormai necessari per vincere le primarie e per il <em>fundraising</em> ma le loro scelte sono spesso indigeribili per repubblicani moderati e indipendenti con il risultato che nel 2010 la riconquista del Senato &egrave; fallita anche se non soprattutto a causa di candidati repubblicani vincitori delle primarie ma inadatti a un'elezione generale. Il Partito Repubblicano commetter&agrave; lo stesso errore nel 2012?<br />
<br />
Ecco allora che alle primarie repubblicane si affacciano diverse categorie di candidati (ben 14 sono finora quelli ufficiali), dai moderati preferiti dall'establishment del partito ai favoriti dei <em>tea partiers</em>, c'&egrave; l'ex-speaker della Camera Newt Gingrich la cui campagna sembra gi&agrave; essere naufragata, il governatore del Minnesota Tim Pawlenty, la radicale Michele Bachmann, il libertario Ron Paul. C'&egrave; soprattutto Mitt Romney, alla seconda candidatura dopo quella del 2008 e che nella tradizionale pratica dell'&quot;erede designato&quot; preferita dalla struttura del GOP sembra avere dietro i maggiorenti del partito che vedono in lui il favorito per le primarie e un centrista capace di affrontare Obama il 6 novembre 2012. E poi ci sono gli assenti, quelli che hanno gi&agrave; rinunciato come Mike Huckabee o Haley Barbour e quelli che restano eternamente sulla soglia della candidatura come il governatore del Texas Rick Perry (che diventerebbe immediatamente il favorito decidesse di correre) e la repubblicana forse pi&ugrave; famosa, Sarah Palin. E non c'&egrave; da dimenticare la falsa candidatura di Donald Trump, cresciuta rapidamente e sgonfiatasi ancora prima.<br />
<br />
Le primarie cominceranno, come da tradizione, in Iowa e new Hampshire a inizio 2012 e quando si accenderanno i fuochi d'artificio del prossimo 4 luglio l'America sar&agrave; gi&agrave; nel mezzo di una campagna elettorale infuocata.</p>
]]>
    </content>
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    <title>Caro Odifreddi, ti scrivo</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/07/caropapa/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.23</id>

    <published>2011-07-01T17:44:56Z</published>
    <updated>2011-07-01T17:52:48Z</updated>

    <summary>Riflessioni sull&apos;incontro con Piergiorgio Odifreddi per discutere del suo libro &quot;Caro Papa, ti scrivo&quot;</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Libri" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Grazie all'invito di Mondadori ho partecipato a un incontro di "blogger" (definizione ormai datata, ammesso e non concesso che abbia mai avuto senso) con Piergiorgio Odifreddi per chiacchierare insieme a <a href="http://l40nn.altervista.org/blog/blog/2011/06/30/caropapa-ti-scrivo-un-dm-la-modernita-della-chiesa-e-i-social-media/" title="140nn, social media reporting &raquo; #caropapa ti scrivo un DM, la modernità della Chiesa e i social media">140nn</a> di e intorno al suo libro più recente, <cite><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804610077/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&tag=abragad-21&linkCode=as2&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=8804610077">Caro Papa, ti scrivo</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=&l=as2&o=29&a=8804610077" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /></cite>.  Evidente fin dal titolo, si tratta di un pamphlet concepito come risposta alla <cite><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8839928510/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&tag=abragad-21&linkCode=as2&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=8839928510">Introduzione al cristianesimo</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=&l=as2&o=29&a=8839928510" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /></cite> scritta nel 1968 dall'allora teologo  <span lang="de">Joseph Ratzinger</span> diventato poi Papa con il nome di Benedetto&nbsp;XVI. </p>

<p>Per quanto simpaticissimo di persona e divertente, non sono particolarmente un fan del professore e divulgatore piemontese, che negli ultimi mesi e anni ha preso su di sé la maschera dello scienziato ateo nel teatrino dell'arte dei mezzi di comunicazione italiani, e anche in questo lavoro trovo molti dei difetti che fanno un po' storcere il naso: il mischiare piani diversi, l'uso di argomenti facili per "smascherare" la presunta superiorità della religione, la sensazione che comunque parli sempre ai già convertiti e che la sua audience si riferimento non sia quella dei credenti dubbiosi. In particolare mi è sembrata curiosa la scelta di scegliere <span lang="de">Ratzinger</span> come interlocutore, e di questo gli ho chiesto conto esplicitamente. Anche se il papa tedesco ha fama di studioso ed è stato la <i>longa manus</i> teologica di Giovanni&nbsp;Paolo&nbsp;II, la scelta di indirizzare a lui questa "lettera luciferina" mi è sembrata più dettata dal ruolo attuale del destinatario come successore di Pietro che dal riconosciuto valore delle argomentazioni recenti e passate in materia di fede. </p>]]>
        <![CDATA[<p><iframe hspace="5" align="left" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&bc1=000000&IS2=1&npa=1&bg1=FFFFFF&fc1=000000&lc1=0000FF&t=abragad-21&o=29&p=8&l=as4&m=amazon&f=ifr&ref=ss_til&asins=8804610077" style="width:120px;height:240px;" scrolling="no" marginwidth="0" marginheight="0" frameborder="0"></iframe></p>

<p>In realtà, sostiene Odifreddi, la <cite>Introduzione</cite> prodotta da <span lang="de">Ratzinger</span> è un testo molto interessante e, scritta in un periodo storico e culturale diversissimo da oggi (immediatamente successivo al Concilio Vaticano&nbsp;II), apre possibilità insperate per il dialogo e pone addirittura le stesse domande che porrebbe un ateo. Va da sé che Odifreddi considera le risposte del tutto insoddisfacenti, e in questo pamphlet procede con un po' di incertezze a confutarle. </p>

<p>È un'operazione riuscita? Difficile dirlo, Odifreddi argomenta in maniera erratica e dove a volte procede a colpi di logica (la sua vera area di competenza), in altre preferisce concentrarsi sulla falsificazione dei miti fondanti della religione cattolica, in particolare la figura storica di Gesù Cristo: ora anche persone di fede possono tranquillamente accettare a mio avviso un ridimensionamento della figura storica di Gesù senza che questo crei una frattura in una fede "adulta" ma con sorpresa Odifreddi sceglie (per motivi speculari) la stessa posizione tradizionalista di <span lang="de">Ratzinger</span> per cui gli elementi storici della vita del Cristo sono fondativi della fede. Ecco quindi che l'impossibilità pratica di validare questi e altri elementi del circo multimediale religioso sembrano portare all'inevitabile conclusione della illogicità della fede. </p>

<p>Durante il dibattito mi è quindi sembrato evidente che c'è una specie di contrappasso per cui le religioni, o ancora più nello specifico le denominazioni cristiane, che trattano gli elementi della loro fede come miti e simboli sono meno criticate mentre la chiesa di Roma, che almeno ufficialmente impone con il Credo tridentino un vasto campionario di dogmi, fallisce miseramente al confronto del metodo scientifico. Ecco perciò la particolare natura del dialogo con un Pontefice che nei suoi scritti tenta (con alterne fortune) di tracciare una linea d'unione tra fede e ragione umana. Tutto questo secondo Odifreddi è semplicemente irricevibile. </p>

<p>Operazione riuscita? Ho più di un dubbio. Di sicuro il libro darà divertimento e argomenti a chi cerca materiale dialettico contro il paraphernalia cattolico ma forse non potrebbe reggere a un'analisi più attenta che cerchi di capire le motivazioni di chi crede nonostante tutto. </p>]]>
    </content>
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    <title>The black, the white and the E Street Shuffle</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/06/clarence-clemons/" />
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    <published>2011-06-19T16:59:19Z</published>
    <updated>2011-06-19T17:26:19Z</updated>

    <summary>Difficile trovare parole adeguate per spiegare il dolore per la notizia della scomparsa di Clarence Clemons, &quot;Big Man&quot; della E Street Band di Bruce Springsteen.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Musica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Difficile trovare parole adeguate per spiegare il dolore per la notizia della <a hreflang="en" href="http://www.guardian.co.uk/music/2011/jun/19/clarence-clemons-obituary">scomparsa di Clarence Clemons</a>, <i lang="en">Big Man</i> della E Street Band, e altri più bravi hanno <a hreflang="en" href="http://www.backstreets.com/clarence/">detto tutto</a>. E certo non si può limitarsi a dire che Clemons della Band era "solo" il sax, la sua gioiosità, la sua maestosa presenza nera erano il perfetto contraltare del rocker bianco, ipercinetico, un po' arrabbiato che è <i lang="en">The Boss</i>, <span lang="en">Bruce Springsteen</span>.</p>

<p>I pezzi di Springsteen impensabili senza il sax di Clarence sono tanti, ma in questa triste giornata il consenso è per la lunga e intensa <a hreflang="en" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jungleland"><i  lang="en-US">Jungleland</i></a>. E allora, ecco qua.</p>

<p><iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/-PTJHhUeAfc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        
    </content>
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    <title>Se una radio è libera ma libera veramente</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/06/radiopopolare/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.21</id>

    <published>2011-06-03T14:17:55Z</published>
    <updated>2011-06-04T11:46:33Z</updated>

    <summary>Dopo il grande lavoro svolto durante la campagna elettorale milanese è più che mai il momento di &quot;ringraziare&quot; Radio Popolare sostenendo il suo ruolo informativo.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Politica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    <category term="radiopopolare" label="radiopopolare" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Qualche giorno fa parlando con un'amica discutevamo di quanto bene avesse lavorato <a href="http://www.radiopopolare.it/">Radio Popolare</a> durante la campagna elettorale di Milano, sia come spazio informativo che come supporto alle iniziative serie e meno serie che hanno portato alla vittoria di Giuliano Pisapia (vedi sotto l'hit <cite>Pisapia canaglia</cite>). Rapidamente il ragionamento si è spostato su quanto fosse il momento giusto per "battere cassa" verso la città (usiamo un'espressione volutamente fuori luogo) da parte di un collettivo giornalistico sempre alla canna del gas finanziariamente.</p>

<p>La radio di via Ollearo si può sostenere in molti modi, il preferito è l'<a href="http://www.radiopopolare.it/sostienici/abbonamenti/come-abbonarsi/">abbonamento</a>, atto potente e simbolico per una stazione che in realtà si ascolta liberamente da qualsiasi radio FM così come <a href="http://www.radiopopolare.it/poplive/diretta/">in streaming</a> via Internet.</p>

<p><iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/oLuP-jSZAjI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
</p>]]>
        
    </content>
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    <title>Quattro motivi milanesi per votare Giuliano Pisapia</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/05/motivi-pisapia/" />
    <id>tag:www.alessio.sevenseas.org,2011:/blog//2.20</id>

    <published>2011-05-23T15:59:45Z</published>
    <updated>2011-05-23T16:57:06Z</updated>

    <summary>Tralasciando regalie, pernacchie, moschee e insulti, ci sono alcuni punti precisi per cui un cittadino milanese laico e pensante non può che preferire la candidatura di Pisapia.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Politica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/">
        <![CDATA[<p>Non mancano certo i motivi per votare <a href="http://www.pisapiaxmilano.com">Giuliano Pisapia</a> come sindaco di Milano, e gli ultimi giorni ci stanno dando moltissimi motivi per <em>non</em> votare il sindaco uscente Letizia Moratti e le impresentabili forze che la sostengono. Ma tralasciando regalie, pernacchie, moschee e insulti, ci sono alcuni punti precisi per cui un cittadino milanese laico e pensante non pu&ograve; che preferire la candidatura di Pisapia.<br />
</p>]]>
        <![CDATA[<p><strong>Il garante per la trasparenza e le nomine</strong></p>

<p>Se eletto Giuliano Pisapia propone di <a href="http://davidgentilids.blogspot.com/2011/05/onida-e-pisapia-presentano-garante.html" title="David Gentili: Onida e Pisapia presentano: &#8220;GARANTE COMUNALE DELLA PARTECIPAZIONE,  DELLA TRASPARENZA E DEL DIBATTITO PUBBLICO&#8221;">istituire il Garante della Trasparenza</a> per cambiare il sistema clientelare delle nomine nelle municipalizzate e nelle altre aree di sottogoverno. Un tema scottante che si salda con quello delle consulenze in comune, pratica che ha regalato alla citt&agrave; personaggi come Red Ronnie. Il nome proposto da Pisapia &egrave; quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Onida" title="Valerio Onida - Wikipedia">Valerio Onida</a>, gi&agrave; candidato alle primarie per sindaco l&#x27;anno scorso ma soprattutto ex-presidente della Corte Costituzionale.</p>

<p><strong>Decentramento verso le zone</strong></p>

<p>In una citt&agrave; come Milano non tutto pu&ograve; passare da Palazzo Marino, sede del Comune, altrimenti la burocrazia riesce a nascondere il funzionamento della macchina comunale non solo ai cittadini ma allo stesso consiglio comunale che infatti ha fatto molta fatica a relazionarsi con il sindaco Moratti. La soluzione &egrave; quella di decentrare molte piccole decisioni, ma soprattutto il dibattito con i cittadini, ai 9 consigli di zona che rappresentano &quot;spicchi&quot; della citt&agrave; di dimensione pi&ugrave; adeguata. Nel programma di Pisapia c&#x27;&egrave; il piano di <a href="http://www.pisapiaxmilano.com/pisapia-fassino-e-vincenzi-con-i-futuri-presidenti-di-zona-per-municipy/" title="Pisapia, Fassino e Vincenzi con i futuri presidenti di zona per Municipy | Giuliano Pisapia sindaco per Milano">trasformarle in vere municipalit&agrave;</a> (come a Roma) con maggiori poteri, nella prospettiva della pi&ugrave; volta immaginata &quot;citt&agrave; metropolitana&quot;. Tenere l&#x27;amministrazione pi&ugrave; vicina ai cittadini dovrebbe essere anche uno dei temi cari alla Lega in realt&agrave;.</p>

<p><strong>Combattere la monocoltura politica</strong></p>

<p>Con la Regione Lombardia nelle mani da vent&#x27;anni di Roberto Formigoni e la Provincia di Milano a presidenza Podest&agrave;, il comune di Milano con un sindaco di centro-destra completa l&#x27;infilata del Popolo delle Libert&agrave; in tutti i poteri locali, tanto pi&ugrave; che Silvio Berlusconi &egrave; per ora seduto a Palazzo Chigi; questo genera un effetto di monocoltura che sta asfissiando il dibattito politico della citt&agrave; che a tratti e paradossalmente sembra una dependance del potere romano.</p>

<p>Una rottura in quest&#x27;asse perfetto libererebbe energie e necessari controlli tra i poteri locali intanto che ci avviciniamo alla scadenza di Expo 2015; l&#x27;obiezione ragionevole che avere tutte le amministrazioni dello stesso colore politico possa velocizzare il processo decisionale &egrave; stata smentita negli ultimi anni, con Formigoni e la Moratti nemici sotto lo stesso tetto per nomine, appalti e direzioni strategiche. La dialettica tra Comune e Regione &egrave; sempre stata tenuta all&#x27;oscuro del cittadino, e <a href="http://www.italiadeivalori.it/expo-2015/3782-expo-2015-tra-formigoni-e-moratti-e-tregua-apparente-">risolta in qualche segreta stanza</a>, meglio allora avere i due poteri di due colori diversi, in modo che collaborino o dissentano apertamente alla luce del sole.</p>

<p><strong>Tenere Lassini fuori da Palazzo Marino</strong></p>

<p>Roberto Lassini, l&#x27;ex sindaco <abbr title="Democrazia Cristiana">DC</abbr> di Turbigo che ha esposto qualche settimana fa i vergognosi manifesti &quot;Via le BR dalle Procure&quot; ha avuto un risultato modesto di preferenze alle elezioni per il consiglio comunale ma non disastroso: &egrave; rimasto confinato nel limbo dei candidati che entrerebbero in consiglio se la Moratti prendesse il premio di maggioranza ma ne resterebbero fuori in caso contrario (ottavo dei non eletti, troppo per venire ripescato). Vogliamo davvero mandare un personaggio cos&igrave; nel parlamentino di Milano?</p>]]>
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    <title>Tra Milano e Washington, D.C.</title>
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    <published>2011-05-19T08:50:24Z</published>
    <updated>2011-05-19T08:59:34Z</updated>

    <summary>Come ci insegna la politica americana, il voto che vede un candidato in carica è soprattutto un referendum sull&apos;&quot;incumbent&quot; e il risultato di Milano è una bocciatura sia per Letizia Moratti che per Silvio Berlusconi.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
    </author>
    
        <category term="Politica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
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        <![CDATA[<p>Mentre riguardavo alcune note destinate a rimettere in vita il comatoso blog <a href="http://alaovest.gqitalia.it/">L&rsquo;Ala Ovest</a> dedicato alle elezioni americane mi sono ricordato di una massima sempre valida: le votazioni per il rinnovo del candidato in carica (il cosiddetto <i lang="en">incumbent</i>) sono sempre e comunque un giudizio sull&#x27;operato durante il primo mandato. Riflettevo su questo pensando al risultato pessimo, da qualsiasi parte lo si guardi, di Letizia Moratti al primo turno delle elezioni che avrebbero dovuto sancire la sua conferma a sindaco di Milano per un secondo quinquennio.</p>

<p>Pur riconoscendo tutti i meriti a <a href="http://www.pisapiaxmilano.com/">Giuliano Pisapia</a> e alla sua campagna, il voto &egrave; soprattutto una bocciatura di chi &egrave; stato al comando negli ultimi anni: bocciatura doppia, se &egrave; vero che il capo del governo ha strettamente legato il voto milanese a un giudizio anche sulla sua persona, come <i lang="en">incumbent</i> nazionale. Sia la Moratti che Berlusconi hanno quindi ricevuto un giudizio preciso e severo sul loro operato.</p>]]>
        
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    <title>Buongiorno</title>
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    <published>2011-05-15T05:30:00Z</published>
    <updated>2011-05-18T07:15:25Z</updated>

    <summary>Chi ha elezioni nel proprio comune, e in particolare i milanesi, si ricordi di andare a votare.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
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        <![CDATA[<p><img lang="en" alt="Don't Forget to Vote" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/05/buongiorno/vote-300x152.jpg" width="300" height="152" class="mt-image-left" style="border: solid grey 1px; text-align: left; display: block; margin: 0 auto 20px;"></p>]]>
        
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    <title>Io sono qui, a Milano</title>
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    <published>2011-05-13T17:18:48Z</published>
    <updated>2011-05-13T17:17:04Z</updated>

    <summary>Grazie all&apos;Associazione Openpolis, il grafico &quot;voi siete qui&quot; dedicato alle elezioni comunali di Milano.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
        
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        <category term="Politica" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#category" />
    
    
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        <![CDATA[Nel weekend le elezioni comunali a Milano, per la prima volta voto per il sindaco locale e naturalmente qui si sostiene Giuliano Pisapia e la speranza di un cambiamento per la ex-"capitale morale". Fa piacere vedere che il questionario di <a href="http://milano2011.voisietequi.it"><cite>voi siete qui 2011</cite></a> corrobori questa scelta.

<p style="text-align: center;"><a href="http://milano2011.voisietequi.it/iosonoqui/fa92b326.html"><img style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" width="504" height="344" border="0" src="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2011/05/voisietequi/fa92b326.png" alt="Elezioni 2011 a Milano. Io sono qui. E tu dove sei?"></a></p>

L'iniziativa è a cura della benemerita Associazione Openpolis, avevo già mappato i miei risultati nel <a href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2006/03/voisietequi.html">2006</a> e nel <a href="http://www.alessio.sevenseas.org/blog/2008/03/io-sono-qui.html">2008</a> (ma i grafici non sono più disponibili).
]]>
        
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