Non mancano certo i motivi per votare Giuliano Pisapia come sindaco di Milano, e gli ultimi giorni ci stanno dando moltissimi motivi per non votare il sindaco uscente Letizia Moratti e le impresentabili forze che la sostengono. Ma tralasciando regalie, pernacchie, moschee e insulti, ci sono alcuni punti precisi per cui un cittadino milanese laico e pensante non può che preferire la candidatura di Pisapia.

Il garante per la trasparenza e le nomine

Se eletto Giuliano Pisapia propone di istituire il Garante della Trasparenza per cambiare il sistema clientelare delle nomine nelle municipalizzate e nelle altre aree di sottogoverno. Un tema scottante che si salda con quello delle consulenze in comune, pratica che ha regalato alla città personaggi come Red Ronnie. Il nome proposto da Pisapia è quello di Valerio Onida, già candidato alle primarie per sindaco l’anno scorso ma soprattutto ex-presidente della Corte Costituzionale.

Decentramento verso le zone

In una città come Milano non tutto può passare da Palazzo Marino, sede del Comune, altrimenti la burocrazia riesce a nascondere il funzionamento della macchina comunale non solo ai cittadini ma allo stesso consiglio comunale che infatti ha fatto molta fatica a relazionarsi con il sindaco Moratti. La soluzione è quella di decentrare molte piccole decisioni, ma soprattutto il dibattito con i cittadini, ai 9 consigli di zona che rappresentano “spicchi” della città di dimensione più adeguata. Nel programma di Pisapia c’è il piano di trasformarle in vere municipalità (come a Roma) con maggiori poteri, nella prospettiva della più volta immaginata “città metropolitana”. Tenere l’amministrazione più vicina ai cittadini dovrebbe essere anche uno dei temi cari alla Lega in realtà.

Combattere la monocoltura politica

Con la Regione Lombardia nelle mani da vent’anni di Roberto Formigoni e la Provincia di Milano a presidenza Podestà, il comune di Milano con un sindaco di centro-destra completa l’infilata del Popolo delle Libertà in tutti i poteri locali, tanto più che Silvio Berlusconi è per ora seduto a Palazzo Chigi; questo genera un effetto di monocoltura che sta asfissiando il dibattito politico della città che a tratti e paradossalmente sembra una dependance del potere romano.

Una rottura in quest’asse perfetto libererebbe energie e necessari controlli tra i poteri locali intanto che ci avviciniamo alla scadenza di Expo 2015; l’obiezione ragionevole che avere tutte le amministrazioni dello stesso colore politico possa velocizzare il processo decisionale è stata smentita negli ultimi anni, con Formigoni e la Moratti nemici sotto lo stesso tetto per nomine, appalti e direzioni strategiche. La dialettica tra Comune e Regione è sempre stata tenuta all’oscuro del cittadino, e risolta in qualche segreta stanza, meglio allora avere i due poteri di due colori diversi, in modo che collaborino o dissentano apertamente alla luce del sole.

Tenere Lassini fuori da Palazzo Marino

Roberto Lassini, l’ex sindaco DC di Turbigo che ha esposto qualche settimana fa i vergognosi manifesti “Via le BR dalle Procure” ha avuto un risultato modesto di preferenze alle elezioni per il consiglio comunale ma non disastroso: è rimasto confinato nel limbo dei candidati che entrerebbero in consiglio se la Moratti prendesse il premio di maggioranza ma ne resterebbero fuori in caso contrario (ottavo dei non eletti, troppo per venire ripescato). Vogliamo davvero mandare un personaggio così nel parlamentino di Milano?

Foto di Giuliano Pisapia: Agenzia Contrasto

Alessio Bragadini
Mi occupo di progetti digitali, inoltre sono un coach Agile e ScrumMaster e un appassionato di GTD e produttività personale.