La Fiat Panda 30 di mia madre sulla quale pensavo di avere imparato a guidare un auto, e invece avevo solo imparato a manovrare un go-cart, che non andava a più di 90 Km/h (in discesa) e con la quale comunque sono riuscito a prendere una multa per eccesso di velocità alle quattro di notte nel centro del mio paese. La Golf nera prima serie di mio padre usata per un primo appuntamento. La Renault Clio, prima macchina mia e forse la più amata negli anni di Pisa e Bologna, portata in road trip fino alla punta estrema del Salento, e poi distrutta anni dopo in un incidente da mio fratello. Il Toyota RAV4 blu notte che possedevo a Cipro, adatto a navigare gli sterrati delle zone meno frequentate per parcheggiare sul bagnasciuga di spiagge deserte, questa incidentata dalla fidanzata dell’epoca e rimessa in sesto senza troppa fortuna da un meccanico cipriota. Poi otto anni senza possedere un’auto, guidando occasionalmente. Oggi per la prima volta mi ritrovo dietro il volante di una macchinetta nel centro di Milano e mi chiedo per cosa mi ricorderò questa nuova auto in un prossimo futuro.