Pochi giorni a Parigi per un incontro aziendale e poche ore di libertà come turista a piede libero, con un cielo grigio portatore di molti dubbi.
Non potendo mettere in cantiere lunghe esplorazioni ho optato per una passeggiata abbastanza prevedibile che mi ha portato verso sera sul boulevard Saint-Germain; e lì non ho resistito al richiamo del cinema dove proiettavano 2 Days in Paris. Troppo simbolico il titolo, e troppo carico di suggestioni il nome della regista, l’amata Julie Delpy già protagonista di Prima dell’alba e Prima del tramonto.
La Delpy è passata infatti dietro la macchina da presa per un progetto che ha non poco del saggio di scuola di cinema: scritto, diretto, montato e musicato da lei stessa gioca in modo autobiografico sulle differenze culturali tra francesi e americani attraverso i due giorni spesi a Parigi da Marion (Julie Delpy) e il fidanzato americano (Adam Goldberg), ultima tappa di una vacanza in Europa. Il film è ambizioso, cambia tono e registro troppe volte oscillando tra il modello di riferimento della commedia romantica, la satira grottesca, la sperimentazione nelle riprese (a meno che non si vogliano catalogare le scene fuori fuoco come incidente tecnico…) e in pratica convince poco: qualche bella scena e molte altre evidentemente sforzate, soprattutto basate sull’effetto del sesso e su certe manie d’oltreoceano.
Certo la Julie Delpy cerca di essere qualcosa di più di una bella, bellissima faccia ma avrebbe potuto chiedere maggiore collaborazione per questo progetto in modo da centrare meglio il bersaglio. Un’occasione sprecata.

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