La politica per finta
Si dice che la politica è arte di doppiezza, e forse lo è anche il cinema. Di sicuro The Ides of March, uscito in Italia il 16 dicembre, realizza l'avvitamento carpiato di mettere in scena una storia che parla di tradimenti e svelamenti, e al tempo stesso fa finta di parlare di politica occupandosi in realtà di tutt'altro.
Alla fine di un anno che è stato profondamente politico, alla vigilia di un anno che in America sarà elettorale, è evidente l'attenzione generata dall'ultimo film di George Clooney (come attore e regista) che interpreta un candidato quasi obamiano in corsa nelle primarie del Partito Democratico; ma di politica il film ne parla pochissimo, non si può nemmeno dire che sia un elemento a margine, è più che altro sullo sfondo e fornisce l'ambientazione allo sviluppo drammatico - sviluppo che avrebbe potuto ugualmente e forse meglio avvenire se ambientato in una grande azienda, una nave militare, un team sportivo, uno dei molti luoghi psicologicamente claustrofobici e competitivi della modernità. Delle idee politiche del candidato Clooney abbiamo brevi cenni a inizio film, ma il dibattito è assente così come sono invisibili gli avversari, citato ma inattivo lo sfidante democratico, non pervenuti i repubblicani. Non è battaglia di idee, è battaglia di persone e delle reciproche "squadre".