Do It Again

Il blog di Alessio Bragadini

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La politica per finta

Le idi di marzo

Si dice che la politica è arte di doppiezza, e forse lo è anche il cinema. Di sicuro The Ides of March, uscito in Italia il 16 dicembre, realizza l'avvitamento carpiato di mettere in scena una storia che parla di tradimenti e svelamenti, e al tempo stesso fa finta di parlare di politica occupandosi in realtà di tutt'altro.

Alla fine di un anno che è stato profondamente politico, alla vigilia di un anno che in America sarà elettorale, è evidente l'attenzione generata dall'ultimo film di George Clooney (come attore e regista) che interpreta un candidato quasi obamiano in corsa nelle primarie del Partito Democratico; ma di politica il film ne parla pochissimo, non si può nemmeno dire che sia un elemento a margine, è più che altro sullo sfondo e fornisce l'ambientazione allo sviluppo drammatico - sviluppo che avrebbe potuto ugualmente e forse meglio avvenire se ambientato in una grande azienda, una nave militare, un team sportivo, uno dei molti luoghi psicologicamente claustrofobici e competitivi della modernità. Delle idee politiche del candidato Clooney abbiamo brevi cenni a inizio film, ma il dibattito è assente così come sono invisibili gli avversari, citato ma inattivo lo sfidante democratico, non pervenuti i repubblicani. Non è battaglia di idee, è battaglia di persone e delle reciproche "squadre".

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Noi che bevevamo Caffè Motta (al Bar Sport)

C'è una pubblicità che si vede abbastanza di frequente nelle ultime settimane in televisione, e la mia reazione è sempre tra il divertito e il perplesso: ad accompagnare ricostruzioni di situazioni iconiche degli anni settanta girate con effetto a metà tra il Super8 e Instagram, la voce narrante parla di certi "noi" che si faceva così e così (per esempio, "ricaricare" il telefono coi gettoni, o far durare l'estate tre mesi) sottolineando un vincolo ovviamente generazionale e nostalgico. La pubblicità è quella del Caffè Motta, una marca quasi scomparsa dalla pubblica percezione negli ultimi anni, di proprietà di Intercaf (ora si direbbe un brand) che evidentemente cerca di stabilire una connessione emozionale con i consumatori a cavallo dei cinquanta che (forse) si ricordano di quando la marca era in auge.

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