airbnb-iphoneIl couch surfing è una pratica antica come il mondo (o comunque quanto i divani) e resta popolare a tutte le età tra amici, parenti, vecchi compagni di università, qualche ex-amante in casi eccezionali. In aggiunta alla modalità fai-dai-te da qualche anno il sito e movimento CouchSurfing.org ha istituzionalizzato lo scambio di sofà tra sconosciuti o quasi grazie a una community auto-organizzata che è una delle belle storie del web. Anche chi scrive ha partecipato attivamente (finché tempo ed energie consentivano) e ha potuto vedere bene pregi e difetti del sistema per chi ha voglia di scambiare quel divano o quella stanza in più nella propria casa.

È quindi con un po’ di deja vu che mi sono messo a studiare il sito di Airbnb, una delle più calde startup californiane del momento che porta l’idea dell’offerta di ospitalità a un livello superiore, e ovviamente commerciale: sul sito si può offrire ospitalità a tutto il mondo e cercare una stanza libera (o anche un appartamento intero) in destinazioni esotiche o meno, ma questa si pagherà come in un bed&breakfast e Airbnb prenderà una piccola commissione dall'”albergatore”. Uscita dalla fucina di Y Combinator, è facile vedere i segni del successo della startup: generosi round di finanziamento, molta stampa a sostegno, un sito attraente e moderno (il link contiene un invito con “ricompensa”, altro strumento delle startup più oliate), video di spiegazione e anche un’applicazione iPhone che prima ancora che voglia di prenotare stanze fa proprio venir voglia di viaggiare grazie alle belle foto e alla facile usabilità.

Grande successo all’orizzonte allora? Sarà da vedere, perché una iniziativa di così ampio profilo (e qualche pratica di marketing forse troppo aggressiva) mette sotto i riflettori i limiti di un sistema che finora esisteva solo nella zona grigia del volontariato o di annunci indipendenti su Craigslist, al di fuori delle garanzie previste o attese di un sistema commerciale. Proprio in questi giorni Airbnb si trova a gestire la prima grossa crisi di immagine in seguito ai danni subiti da un utente californiano che aveva affittato la casa tramite il sito per poi trovarla completamente vandalizzata al suo ritorno: così come ha scritto in un lungo post che è stato poi rimbalzato rapidamente in Rete è solo a fatti avvenuti che si è reso conto che i controlli di Airbnb sui potenziali ospiti sono minimi o inesistenti e che affittare tramite il sito non è troppo diverso, nel caso peggiore, a lasciare le chiavi di casa a qualcuno conosciuto la sera stessa al bar. Si tratta del primo serio caso di abuso in migliaia di transazioni gestite dal servizio, ma si sa che basta poco a incrinare la facciata e la fiducia in un sito. Airbnb peraltro è stata visibilmente presa in contropiede, prima fornendo scarso aiuto al proprietario di casa e solo dopo postando un lungo mea culpa sul suo blog in cui promette un fondo per rimborsare casi simili e l’introduzione di profili “verificati” per aumentare la sicurezza (CouchSurfing.org ha una verifica su alcuni indirizzi e la possibilità per un utente di “garantire” per un altro). Vedremo se questo sarà sufficiente.

 

airbnb-social-searchQuello però che mi ha colpito tra le funzionalità di Airbnb è l’uso del profilo Facebook: oltre a consentire l’accesso al sito senza una nuova registrazione (anche questa una caratteristica che ora va per la maggiore) può venire usato nelle ricerche in modo sottile ma potenzialmente potentissimo. Infatti tra le varie opzioni di ricerca per una stanza o appartamento oltre a tutte le più ovvie (tipo di sistemazione, zona, caratteristiche, prezzo) c’è anche quella di attivare le “social connections” che filtra i risultati selezionando quelli per cui un nostro amico di Facebook ha lasciato una recensione, o addirittura è amico lui stesso con l’host che affitta la stanza; ecco quindi che nella vasta offerta che si può trovare per le città maggiori si ha un’indicazione molto mirata perché quasi tutti preferiranno venire ospitati dall’amico di un amico, per tacere del livello ulteriore di sicurezza (vera o percepita) che regala il non affidarsi a un completo sconosciuto. Io stesso facendo una ricerca di questo tipo su New York ho trovato un appartamento affittato dall’amico di un amico, diversi a Barcellona e Parigi (vedi screenshot) e ancora di più ovviamente di Milano e Roma.

La diffusione del profilo Facebook così ampia tra gli “utenti comuni” e la vastità della “rete sociale” che si viene a creare fa sì che questa opzione possa effettivamente garantire a Airbnb una marcia in più, e persino annacquare alcuni dei problemi di sicurezza descritti prima. È anche un indicatore della direzione verso cui si sta muovendo la progettazione di siti evoluti in questi anni, con le caratteristiche social che lentamente prendono posto anche nelle funzionalità di base dei servizi più disparati – da questo punto di vista il grosso investimento del progetto Google+ per unire la ricerca classica e un social network comincia a sembrare più logico e urgente.

 

 

Alessio Bragadini
Mi occupo di progetti digitali, inoltre sono un coach Agile e ScrumMaster e un appassionato di GTD e produttività personale.