Solo alla fine di 109 pesanti minuti di proiezione mi sono reso conto che tutto quello che avrei dovuto sapere sul nuovo Alice in Wonderland (il titolo questa volta non è stato tradotto in italiano) era presente nella sequenza di apertura: una elaborata animazione in 3D del logo della Walt Disney Pictures, il castello di Biancaneve di Disneyland. Alice è un film Disney, presentato in 3D.
Incidentalmente, è anche un film diretto da Tim Burton. Ma la presenza che più si avverte nel film è quella della sceneggiatrice unica (e co-produttrice) Linda Woolverton, di scuola disneyana e già sceneggiatrice de La bella e la bestia e Il re leone, nonché autrice di libri per ragazzi. Il nuovo film non è più una messa in scena degli eventi dei libri di Lewis Carroll come era stato (con molte modifiche) il cartone animato Disney del 1951, ma segue una Alice cresciuta e ormai giovane donna che ritorna a Wonderland incontrando di nuovo i personaggi delle sue avventure; ma pure considerando questa libertà nell'assunto di base quello che viene distrutto del mondo di Alice è il gioco culturale, i riferimenti linguistici, l'idea stessa di un mondo "altro" che illumina di riflesso il mondo da noi abitato. Troppo da chiedere a un film Disney, forse si poteva aspettare di più da Tim Burton.
La nuova Alice, eroina della Woolverton, segue il percorso classico delle giovani ragazze dei film Disney trovando il proprio posto nel mondo dopo aver accettato la propria identità e aver vinto un concorso canoro (o il campionato di pallacanestro, o aver ucciso il mostro). Il tutto in salsa strettamente fantasy, con la musica pomposa di Danny Elfman che non lascia la scena nemmeno per un secondo prendendo il posto dei dialoghi insieme a un'azione continua, senza soste e però terribilmente noiosa.
Resta da parlare del 3D: usato con qualche ambiguità, sembra sempre di più una gabbia che lega le mani ai registi più che espandere la loro creatività. Alcune scene vengono evidentemente girate con l'idea di far uso della tridimensionalità, altre sono post-prodotte e raffazzonate. Resta il sospetto che le idee migliori anche dal punto di vista visivo (queste sì farina del sacco burtoniano) vengano più penalizzate che altro, anche per l'effetto che hanno gli occhiali speciali sui brillanti e luccicanti colori degli animali immaginati.
Un film brutto, ma soprattutto noioso e inutile.

spiace che Burton abbia toppato così alla grande!:-/
se non altro mi hai fatto decidere definitivamente di risparmiare questi 10€. Grazie :)
uffa.