Non vendere la pelle dell'alce prima di averlo ucciso

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Mentre la campagna di John McCain si avvita su sé stessa, credo sia ormai ora di dare sfogo all’ossessione che ha consumato buona parte del mio tempo online delle ultime settimane fino al punto di suscitare commenti preoccupati da parte di chi mi stava vicino… Chi è veramente la candidata scelta da McCain per la vicepresidenza? E soprattutto, perché il vecchio senatore ha scelto una come Sarah Palin?

Si sono spesi fiumi di inchiostro (reale o virtuale) sulla Palin dopo la convention repubblicana di St. Paul, e molte pagine adoranti su quella che sembrava essere una nuova icona femminile, perdipiù conservatrice e simile al prodotto di un telefilm come Quella casa nella prateria. Purtroppo le prime analisi hanno peccato di ingenuità, concentrandosi più sul fatto che si trattasse di una donna e quindi (con un’equazione semplicistica) destinata a pescare nell’elettorato delle fedeli deluse di Hillary Clinton. In realtà, l’essere una donna è stato a mio avviso più un elemento di (desiderato) disturbo più che una caratteristica vera e propria nella scelta del candidato, e questa facciata comincia a cadere ora che l’impreparazione della Palin si dimostra fuori di ogni dubbio.

La prima, fondamentale ingenuità è pensare che Sarah Palin, governatrice repubblicana dell’Alaska da meno di due anni, sia stata “scelta” da John McCain: come ampiamente riportato dai siti specialistici nelle settimane prime della convention repubblicana, il vecchio senatore avrebbe preferito un running mate moderato con cui avesse un forse legame personale, come Tom Ridge o addirittura il senatore Joe Lieberman, già candidato vicepresidente con Al Gore nel 2000 e in rotta con il Partito Democratico. Aldilà delle preferenze personali questo avrebbe avuto anche una valenza politica, sottolineare le posizioni centriste di McCain (o sarebbe meglio dire “presunte posizioni centriste”…) e il suo appeal verso gli elettori indipendenti, lo stesso che ha aiutato a vincere le primarie e che potrebbe fare la differenza nei confronti di Barack Obama.

Invece come già sottolineato in un altro post, dopo la vittoria nelle primarie McCain è diventato il candidato del Partito Repubblicano e insieme al ruolo sono iniziate le trasformazioni, e ora si può dire con certezza che il vecchio senatore non è assolutamente al comando della propria campagna elettorale che è gestita nella strategia quotidiana da Steve “The Bullet” Schmidt, un allievo di quel Karl Rove che ha fatto vincere George W. Bush in Texas e alla Casa Bianca. E di tattica roviana la scelta della Palin puzza lontano un miglio: se infatti andiamo a studiare le precedenti elezioni del 2000 e 2004 (vinte “di misura” - per usare un eufemismo - da Bush) si vede che il texano pur venendo da una famiglia di affaristi e presentandosi come un “conservatore compassionevole” si è appoggiato soprattutto alla destra religiosa che negli ultimi anni in America è cresciuta sino a diventare il fattore elettoralmente più importante e un gruppo di pressione che tiene in pugno il Grand Old Party.

Dal punto di vista strategico, Rove e la campagna di Bush hanno sempre preferito al cercare consensi al centro l’avere il sostegno pieno di questa fascia di confine di elettorato: questi non avrebbero ovviamente votato per Gore o Kerry, ma potevano tranquillamente starsene a casa se il candidato repubblicano non si fosse allineato sui temi sociali e religiosi (aborto, omosessualità e, ehm, armi da fuoco). In un certo senso la scelta è stata rivoluzionaria per le elezioni presidenziali americane che si erano fino a quel punto giocate sul convincere large fasce di elettori classe media fluttuanti tra i due partiti; la parola chiave di Rove è stata invece la mobilitazione, e il gioco è stato poi seguito giustamente anche dai Democratici come dimostra il film di Michael Moore Slacker Uprising appena uscito, peccato che Rove e amici di Bush siano stati più abili nel giocarlo. Ad esempio durante le elezioni del 2004 in diversi stati chiave furono abbinati alle schede elettorali anche referendum locali su vari temi come i matrimoni gay o la legalizzazione delle droghe che spinsero anche i più riluttanti elettori della destra religiosa a recarsi al seggio per votarli (di martedì, quindi giorno lavorativo) e già che c’erano a dare il loro voto per i candidati repubblicani da Bush in giù.

Cosa c’entra questo quindi con la Palin? Gli strateghi del GOP sapevano che c’era bisogno di una candidata alla vicepresidenza che rassicurasse questo elettorato religioso, visto che McCain passa per uno più “soft” sulle tematiche sociali (anche se è anti-abortista, pur cercando di farlo notare poco) e le sue preferenze di candidati assolutamente impresentabili sotto questo punto di vista. E poi serviva una “scossa” che desse nuova energia a una campagna elettorale che stava finendo la benzina restando indietro di quei pochi punti nei sondaggi che certificavano il disastro imminente il 4 novembre. Ecco che dal cappello si tira fuori una conservatrice senza se e senza ma che entusiasma la base: il guru dei talk show radiofonici di destra Rush Limbaugh l’ha definita “parte di quello che noi amiamo: Gesù, armi e bambini” e penso che dica già tutto. E poi, come donna e quindi prima candidata vicepresidente nella storia dei Repubblicani (la seconda in assoluto dopo Geraldine Ferraro nel 1988 per i Democratici) assicurava titoli e interesse e forse, perché no, anche una quota del voto femminile deluso dalla sconfitta al fotofinish di Hillary. Ma l’obiettivo principe non erano tanto le donne democratiche ma piuttosto gli uomini bianchi rurali o post-industriali di Virginia, Pennsylvania, Iowa, che non si sentono a loro agio con il candidato nero e intellettuale (anche se quasi sempre dice cose che loro condividono) e a cui piace invece la donna ruspante, belloccia e conservatrice che sembra una delle loro cugine - e sappiamo cosa succede tra cugini in quei posti…

Per un po’ c’è da dire che la cosa ha funzionato, infatti McCain ha avuto un sostanzioso “rimbalzo” dopo la convention che l’ha anche riportato davanti ad Obama nei sondaggi, e soprattutto le donazioni di fondi alla campagna elettorale hanno ricominciato ad arrivare copiose grazie all’effetto Palin. Però le bugie, così come McCain, hanno le gambe corte e poco alla volta l’effetto si è sgonfiato fino a essere, al momento, ormai annullato: non è nemmeno il fatto che la nordica cacciatrice di alci è palesemente impreparata, bugiarda, implicata in scandali e scandaletti (faremo magari in un altro post la lista della spesa) e alla fine di tutto forse nemmeno tanto furba, ma piuttosto che la sua scelta è stata tattica e finalizzata al risultato elettorale. In Sarah Palin, McCain e i suoi hanno scelto un candidato e non un possibile vice, così come ha invece fatto con i possibili difetti Obama con Joe Biden, veterano del Senato: si è trattato di una scelta affrettata (è ormai sicuro che il suo passato non è stato investigato, e McCain l’aveva incontrata una volta sola) e di corto respiro che non reggerà nemmeno fino alla data fatale del 4 novembre come speravano gli “strateghi” di McCain. E infatti le voci di una sua sostituzione (“effetto Eagleton”, dal nome dell’unico candidato alla vicepresidenza scaricato prima delle elezioni, nel 1968) per quanto improbabili hanno ricominciato a girare.

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2 Comments

post condivisibile, solo due appunti - uno minore e uno fondamentale.

1) nel 2004 bush non ha - ahime’ - vinto di misura, ma sostanziosamente.

2) sarah pallin e` belloccia?!?

Nel 2000 sappiamo che Bush perse il voto popolare che andò a Gore e poi vinse nel Collegio Elettorale per 1 voto grazie alla Florida; ma anche nel 2004 pur vincendo il voto popolare di circa tre milioni di voti, la sua vittoria nel Collegio Elettorale sarebbe saltata se Kerry avesse vinto l’Ohio dove ha perso di centomila voti. Entrambe le elezioni di Bush sono state al limite.

Io non credo che Sarah Palin sia belloccia anzi secondo me dimostra più dei suoi anni. :-) Però pare che piaccia, con quell’aria da “sexy librarian”…

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