Mentre sono in ritardo nel riportare le mie note sulla Google I/O di San Francisco, qualche opinione sul nuovo iPhone 3G presentato ieri durante il Keynote dell'Apple WWDC -- nella stessa sala dove ero solo un paio di settimane prima.
Come sempre, la stampa non specializzata e anche blogger che dovrebbero saperne di più si focalizzano sul prezzo o su questo o quell'altro dettaglio hardware: da questo punto di vista le differenze sono poche, importanti ma anche ampiamente attese e si concentrano nei due chip supplementari che forniranno appunto la connettività cellulare 3G (UMTS) e quella GPS. Il vero salto è legato a quello che gira intorno all'iPhone, che ha fatto il salto definitivo da gadget a piattaforma di sviluppo software.
Anche qui, le sorprese sono limitate per chi ha seguito negli ultimi mesi le evoluzioni e gli annunci da parte di Cupertino, ma messe tutte in fila disegnano un quadro abbastanza preciso. La SDK consentirà, anzi consente, di sviluppare applicazioni native a pagamento e non, e la decisione di Apple di abbassare sostanzialmente i prezzi dell'hardware aumenterà la diffusione fino a una massa critica che non potrà essere trascurata da chi pensa alle applicazioni mobili.
Per fare questo, Apple è ritornata leggermente sui suoi passi rispetto alle politiche commerciali che aveva scelto con la prima generazione di iPhone: resta la scelta di carrier esclusivi o semi-esclusivi per ogni mercato (in Italia, Vodafone e Waterloo-TIM) ma tra le righe si legge chiaramente che è stata abbandonata la spartizione degli utili tra Apple e AT&T e pure l'attivazione del dispositivo tramite iTunes, circostanza che aveva di molto aiutato il mercato grigio degli iPhone comprati da stranieri. In pratica, e soprattutto in America, l'iPhone torna a essere un telefono "normale" che viene venduto dai carrier nei loro negozi - e solo lì attivato insieme a un contratto - quasi sempre a fronte di una riduzione del costo dell'hardware (anche zero).
Apple era partita per sparigliare un po' questa relazione incestuosa tra vendita dei cellulari e operatori telefonici, anche per questo il successo era stato strepitoso in America e "semplicemente buono" in Europa dove in realtà il mercato cellulare è più maturo che oltreoceano. Mi sembra che questa strategia passi ora un po' in secondo piano e Apple pensi di più a diffondere enormemente la sua piattaforma, i suoi servizi, lasciando che il suo hardware venga venduto, sovvenzionato, affittato in modo simile a quello che succede con Nokia, i BlackBerry e le altre marche di smartphone con cui è in competizione diretta o indiretta.
iPhone è la più interessante piattaforma di sviluppo mobile esistente - insieme ad Android, probabilmente, che però non è ancora disponibile - e vuole sempre di più sembrare il fratello di quello che Mac OS X è sul desktop. Molto chiaro e lineare, forse la scelta di togliere "Computers" dal nome aziendale (da Apple Computers, Inc. a Apple Inc.) fatta un anno fa è stata prematura: quello che gli utenti si trovano nelle mani è a tutti gli effetti un computer palmare.

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