Sicuramente, la sola idea del rimborso richiesto dalla famiglia Savoia ha scatenato una valanga di battute e commenti, ed è una fortuna che i commentatori satirici nazionali non siano in sciopero come quelli d’oltreoceano. Quando mai capiterà un’altra occasione così di prendere in giro gente che viene schifata persino dai monarchici italiani?
Due cose mi hanno colpito, la prima è che i Savoia hanno chiesto 260 milioni di euro di risarcimento, e per quanto la cifra sia più sostanziosa della paghetta che il bimbo Emanuele Filiberto probabilmente prendeva a Ginevra si tratta comunque di cifre maneggiabili: per dire il solo “otto per mille” destinato annualmente alla Chiesa Cattolica italiana è quattro volte tanto, senza contare altre voci. Insomma, anche in questa occasione Casa Savoia fa vedere le pezze al culo con la richiesta di un obolo una tantum che non sarebbe nemmeno all’altezza di un presunto crimine contro i diritti umani perpretato per cinquant’anni. Con quei soldi mi sa che si pagherebbero i debiti e comprerebbero una villetta (mica un maniero regale).
La seconda è la dichiarazione di Emanuele Filiberto che “sicuramente i Savoia li spenderanno meglio di come li sta spendendo questo governo”, e qui siamo alla satira preventiva come direbbe Michele Serra: data la tendenza del padre e teorico erede al trono Vittorio Emanuele di andare a troie, possibilmente poco care uno non può che chiedersi: ma quante zoccole si possono pagare con 260 milioni di euro? E non sono certo io a dire che siano soldi spesi male…

Sempre viva Gaetano Bresci, ma, posso dirlo? “Andare a troie e pagare zoccole” nello stesso post è un po’ troppo.
Parlo per le troie e le zoccole. Mi piacerebbe trovare qualche espressione che invece di insultare le partner insultasse il porco Savoia.
ciaomarina