Accennavo in precedenza alla fine recente di progetti professionali e a come questo spinga a fare un po’ “il punto” degli argomenti trattati. A maggior ragione ho pensato nelle ultime settimane che varrebbe la pena da parte mia fare il bilancio e qualche ragionamento su tutti quelli strumenti che vanno sotto il nome di social network e sui quali ho passato ore sia di studio (un po’) che di svago (molte di più!) negli ultimi anni. E quale occasione migliore per iniziare che affrontare il tema del giorno, l’arrivo più volte vagheggiato di Google nel mondo del social in senso stretto con il progetto Google+?

Anche perché ho in cantiere da mesi, letteralmente, un post su Google ma le infinite novità del colosso di Mountain View fanno sì che venga sempre riscritto, ripensato, stravolto… Ma di questo progetto è meglio forse parlare in maniera isolata (per quanto possibile).

Di Google+ si è parlato ovunque tra i professionisti e i curiosi, a partire da un lungo e perfetto articolo di Steven Levy che ne ha raccontato genesi e filosofia grazie all’accesso privilegiato che ha avuto all’azienda durante la scrittura del suo libro In the Plex: si parla di “progetto” e non di sito proprio perché la nuova strategia “sociale” della Grande G vuole andare a toccare in profondità tutti i prodotti dell’azienda in modo da associare al cuore algoritmico che ne ha fatto la fortuna anche un secondo cuore più legato alle relazioni interpersonali in modo da arrivare vicino alle esigenze degli utenti degli servizi (e degli inserzionisti, ovviamente).

Al momento Google+ non differisce ancora molto dalla struttura generale di altri social network più o meno famosi ad esclusione di qualche piccolo particolare e di una grossa nuova feature che sta facendo molto discutere, quella dei circles (cerchie nella localizzazione italiana). Le cerchie sono gruppi di contatti organizzati come preferisce l’utente (il sistema offre come suggerimento iniziale ‘amici’, ‘famiglia’, ‘lavoro’, ecc.) con cui è poi possibile condividere informazioni e discussioni senza che il resto dei propri contatti possa accedervi: in questo modo la rete sociale non è più piatta e indifferenziata ma si adatta alle diverse situazioni che ciascuno ha nella vita reale, riportando le distinzioni anche online.

Funzionerà? Il meccanismo sembra molto interessante sulla carta ma diventa un po’ complicato da utilizzare in pratica, come si è anche visto tra i primi invitati a Google+ che pur essendo esperti o addirittura professionisti dei social network avevano dubbi e facevano esperimenti su cosa si potesse o non potesse fare con questo nuovo meccanismo. È quindi possibile che questa funzione non faccia presa sul grande pubblico che finora si è sempre trovato bene a pubblicare urbi et orbi o al limite al gruppo ristretto e bidirezionale degli “amici” così come impostati nella logica di Facebook. Google+ sembra invece orientato a un modello asimmetrico (grazie a Paola Bonomo per la discussione sulle differenze) che finora è stato il regno di network più editoriali che sociali, tra tutti Twitter, ed è una scommessa vedere se il grande pubblico coglierà questo tipo di uso. Da considerare anche che al momento quello che potrebbe sembrare un’evoluzione naturale della cerchia, ovvero usarla come un gruppo di persone che si scambiano informazioni, è in un certo senso impossibile: la cerchia è personale, quindi se tre o quattro amici decidono di comunicare tra di loro stabilmente dovrebbero ciascuno crearsi una cerchia con tutti gli altri partecipanti meno sé stessi e poi scrivere a questa selezione; è evidente che è un meccanismo che non può crescere, quindi Google dovrà aggiungere delle feature forse portando dentro al “progetto Google+” anche Google Gruppi che funziona sia via email che via web.

Tra fallimento e successo esiste naturalmente una via intermedia, ovvero che le cerchie non vengano sfruttate al pieno della loro potenza se non da un ristretto numero di smanettoni mentre la stragrande maggioranza degli utenti si fermi a usare ‘amici’, ‘famiglia’ e ‘lavoro’ e impari a spedire contenuti diversi a questi gruppi. Questo mi sembra il risultato più probabile, e sarebbe un grande passo avanti complessivo per la comprensione delle dinamiche social da parte del vasto pubblico, ma al tempo stesso lascerebbe ai rivali di Google, fra tutti Facebook, la possibilità di attivare o potenziare rapidamente strutture simili. C’è da considerare che le “liste di amici” con alcune (non tutte) di queste possibilità sono già attive su Facebook da molto tempo ma scarsamente usate – errore nell’implementazione o segnale di disinteresse degli utenti? L’altra grande novità di Google+ è quella di una videochat di gruppo (o hangout) che dopo l’entusiasmo iniziale dovrà trovare trazione tra gli utenti meno affezionati.

Per quanto le dichiarazioni ufficiali cerchino di svicolare dall’argomento è evidente che il bersaglio di Google+ è infatti uno e solo uno, se è vero che solo uno è il social network generalista di successo nella maggior parte dei paesi, ovvero Facebook. E rispetto a Facebook il nuovo servizio non ha oggettivamente maggiori attrattive se non le due citate che vanno a confrontarsi con diverse mancanze (eventi, spazi per aziende, gruppi, eccetera) che quasi sicuramente arriveranno presto ma che per ora sono assenti; ma d’altra parte il vero asset è quello del nome, Google è ancora un marchio che induce fascino tecnologico e fiducia nonostante i fallimenti nell’area social (Google Buzz e Google Wave su tutti) e qualche dubbio sulla privacy che però non macchia la reputazione online della casa americana, a differenza di quella dei rivali. Ma per la sua natura Google+ non può puntare più basso che ai 600 milioni di utenti di Facebook, e ad essere il primo social network al mondo.

Riuscirà? Molto difficile fare previsioni. Di certo Google+ pur provenendo da una nobile madre non può permettersi tempo di crescere come è accaduto a Facebook e già le piccole imperfezioni (che però a volte sembrano indicare problemi strutturali, sempre nella direzione del primato della tecnologia sul design e l’esperienza utente che è di casa a Google) si fanno notare. Le prossime settimane saranno cruciali, e non è detto che dagli early adopters si riesca facilmente a passare a un successo di massa.

Alessio Bragadini
Mi occupo di progetti digitali, inoltre sono un coach Agile e ScrumMaster e un appassionato di GTD e produttività personale.