Grazie all’invito di Mondadori ho partecipato a un incontro di “blogger” (definizione ormai datata, ammesso e non concesso che abbia mai avuto senso) con Piergiorgio Odifreddi per chiacchierare insieme a 140nn di e intorno al suo libro più recente, Caro Papa, ti scrivo. Evidente fin dal titolo, si tratta di un pamphlet concepito come risposta alla Introduzione al cristianesimo scritta nel 1968 dall’allora teologo Joseph Ratzinger diventato poi Papa con il nome di Benedetto XVI.

Per quanto simpaticissimo di persona e divertente, non sono particolarmente un fan del professore e divulgatore piemontese, che negli ultimi mesi e anni ha preso su di sé la maschera dello scienziato ateo nel teatrino dell’arte dei mezzi di comunicazione italiani, e anche in questo lavoro trovo molti dei difetti che fanno un po’ storcere il naso: il mischiare piani diversi, l’uso di argomenti facili per “smascherare” la presunta superiorità della religione, la sensazione che comunque parli sempre ai già convertiti e che la sua audience si riferimento non sia quella dei credenti dubbiosi. In particolare mi è sembrata curiosa la scelta di scegliere Ratzinger come interlocutore, e di questo gli ho chiesto conto esplicitamente. Anche se il papa tedesco ha fama di studioso ed è stato la longa manus teologica di Giovanni Paolo II, la scelta di indirizzare a lui questa “lettera luciferina” mi è sembrata più dettata dal ruolo attuale del destinatario come successore di Pietro che dal riconosciuto valore delle argomentazioni recenti e passate in materia di fede.

In realtà, sostiene Odifreddi, la Introduzione prodotta da Ratzinger è un testo molto interessante e, scritta in un periodo storico e culturale diversissimo da oggi (immediatamente successivo al Concilio Vaticano II), apre possibilità insperate per il dialogo e pone addirittura le stesse domande che porrebbe un ateo. Va da sé che Odifreddi considera le risposte del tutto insoddisfacenti, e in questo pamphlet procede con un po’ di incertezze a confutarle.

È un’operazione riuscita? Difficile dirlo, Odifreddi argomenta in maniera erratica e dove a volte procede a colpi di logica (la sua vera area di competenza), in altre preferisce concentrarsi sulla falsificazione dei miti fondanti della religione cattolica, in particolare la figura storica di Gesù Cristo: ora anche persone di fede possono tranquillamente accettare a mio avviso un ridimensionamento della figura storica di Gesù senza che questo crei una frattura in una fede “adulta” ma con sorpresa Odifreddi sceglie (per motivi speculari) la stessa posizione tradizionalista di Ratzinger per cui gli elementi storici della vita del Cristo sono fondativi della fede. Ecco quindi che l’impossibilità pratica di validare questi e altri elementi del circo multimediale religioso sembrano portare all’inevitabile conclusione della illogicità della fede.

Durante il dibattito mi è quindi sembrato evidente che c’è una specie di contrappasso per cui le religioni, o ancora più nello specifico le denominazioni cristiane, che trattano gli elementi della loro fede come miti e simboli sono meno criticate mentre la chiesa di Roma, che almeno ufficialmente impone con il Credo tridentino un vasto campionario di dogmi, fallisce miseramente al confronto del metodo scientifico. Ecco perciò la particolare natura del dialogo con un Pontefice che nei suoi scritti tenta (con alterne fortune) di tracciare una linea d’unione tra fede e ragione umana. Tutto questo secondo Odifreddi è semplicemente irricevibile.

Operazione riuscita? Ho più di un dubbio. Di sicuro il libro darà divertimento e argomenti a chi cerca materiale dialettico contro il paraphernalia cattolico ma forse non potrebbe reggere a un’analisi più attenta che cerchi di capire le motivazioni di chi crede nonostante tutto.

Alessio Bragadini
Mi occupo di progetti digitali, inoltre sono un coach Agile e ScrumMaster e un appassionato di GTD e produttività personale.