Che cosa si può aggiungere alla miriade di commenti già scritti e pubblicati a proposito dell'Apple iPad? Forse alcune considerazioni di carattere personale, tanto più interessanti in quanto personale è un aggettivo che ben si adatta alla "tavoletta" che ha le possibilità di rivoluzionare l'abitudine d'uso quotidiano di un computer, quello che ora è legato al mouse e alla tastiera e alla metafora delle finestre e del desktop.
Dopo avere letto e ingerito (quasi) ogni commento e recensione pubblicato in seguito all'annuncio originale, l'arrivo del device in carne e ossa — più esattamente vetro e alluminio — è stato un po' un anticlimax: se da un lato era più liscio e più leggero di come me l'ero immaginato, dall'altro sono stato assalito dalla domanda più frequente tra i neo possessori: e adesso? Qual è l'uso di un oggetto senza tastiera e finestre? In particolare, avevo ben presente la polemica sviluppatasi nei giorni a cavallo della presentazione che sosteneva come l'iPad fosse un oggetto sostanzialmente "passivo" adatto al consumo di materiale multimediale ma non alla sua creazione, e quindi per questa natura intrinsecamente inferiore a un computer "vero" o anche ai quei netbook di cui sembra insidiare il segmento di mercato. Un punto di vista anche comprensibile e di cui è in parte responsabile la stessa Apple vista l'enfasi con cui vengono mostrati video ed ebook da consumare sul nuovo device.
La realtà è però a mio avviso un po' più complessa, e riguarda anche la nostra stessa percezione di creazione e consumo: l'iPad si mostra un oggetto molto più adatto a scrivere di quello che si potesse pensare e in particolare quello che si perde con una tastiere virtuale e una posizione di scrittura sempre un po' da inventare viene ampiamente recuperato grazie alla portabilità dell'oggetto e alla facilità di accesso ai vari programmi per prendere note e scrivere. Ecco allora che non sarà forse lo strumento adatto per scrivere quel grande romanzo storico, ma di certo è più che adatto a scrivere appunti, email, e tutto quello che viene generato al volo in prima stesura.
Prendo come esempio questo post che sto scrivendo proprio adesso, composto in Evernote sulla base di appunti scritti un po' sul Mac da tavolo, un po' dentro l'iPad stesso; la prima stesura avviene quindi sull'iPad, una finestra sola, totale, che toglie ogni distrazione e lascia fluire il testo alla velocità consentita dalla tastiera virtuale (ma non sono mai stato un abile dattilografo, e la funzione di autocorrezione salva molti errori) mentre una ripulitura finale compresa l'aggiunta di link e formattazioni è stata fatta dentro un editor di testi sul Mac, come da abitudine. Eccesso di perfezionismo? Può darsi, e una certa ricerca di cura nei post è sempre stata, mi sono detto, una delle cause concomitanti dello scarso aggiornamento del mio blog nel corso degli anni; forse uno strumento immediato come l'iPad e quelli che seguiranno avranno l'effetto di privilegiare una scrittura rapida su social network e weblog mentre il "lavoro" della preparazione di documenti resterà privilegio di un ambiente più familiare - anche se Apple punta sul suo Pages per iPad.
Se parliamo quindi in termini di workflow ecco che iPad sembra posizionarsi sia dalla parte del consumo di materiale che da quella della creazione di materiale da zero (come fa il suo "fratellino" iPhone anche con foto e video), ma è più debole nelle fasi intermedie della produzione. Fatta salva l'impossibilità sostanziale al momento - ma si attendono smentite - di scrivere codice, ritoccare foto o fare montaggio video, attività comunque di nicchia rispetto alla grande massa degli utenti, comunque resta macchinoso fare copia e incolla di testo da unire a un nuovo post, condividere una pagina su un social network o comunque mischiare informazioni. In particolare, è macchinoso se l'applicazione non prevede nessun metodo predefinito in quanto la singolarità dell'applicazione in uso la rende una scatola chiusa più difficile da analizzare che non un'applicazione che gira in una finestra. Molti commenteranno che questo deriva dalla "chiusura" del modello, tecnico e commerciale, scelto da Apple con l'App Store ma mentre senz'altro è parte del problema c'è almeno altrettanta parte di ridefinizione del modo d'uso di un computer.
Servirà forse un vocabolario condiviso di azioni che possano essere utilizzate da tutte le app? Un esempio abbastanza evidente mi è capitato con la applicazione per iPad di BBC News, perfettamente rifinita e leggibile. Selezionando le opzioni di share nell'app si apre un menu con sole tre voci che ho evidenziato nello screenshot che segue: semplicissimo condividere un articolo via email, Facebook e Twitter perché l'opzione è prevista internamente, difficile andare su altri social network perché non ci sono "agganci" pronti.
Ecco perché parlo di "oggetto senza vie di mezzo". È stata più volte citata la possibilità che l'iPad diventi il computer preferito da chi esigenze molto limitate in termini di uso di un dispositivo elettronico, limitato all'email, la navigazione web, e un po' di multimedialità. Ma è altrettanto possibile che all'altra estremità di una ipotetica scala di adattamento sia ugualmente utile per chi ha superato molte fasi e desidera un'esperienza semplificata proprio perché più potente e più vicina al proprio spazio creativo senza che questo venga rallentato da un'interfaccia potente ma pesante.
È quindi probabile che l'iPad (e device simili che naturalmente appariranno) sia un successo tra chi ha paura della tecnologia così come tra chi la domina completamente tanto da usarla solo come strumento per altri fini, mentre non avrà appeal per chi ama studiare dall'interno i passi di un software, o di una procedura, o abbia necessità di creare un proprio workflow dettagliato.

Volevo intitolarlo “Cambiamenti del workflow indotti dall’uso dell’iPad” ma mi sembrava inutilmente pomposo. :-)