26 Settembre 2004

No Guru, No Method, No Teacher

È uscito un volume dedicato alla lunga campagna elettorale bolognese di Sergio Cofferati.

C’è un corposo capitolo che parla del sito Internet, e una notazione riguarda il specificatamente il blog “Sotto i portici” di cui avevamo già discusso. Io non avrei saputo dirlo meglio.

La scelta di far nascere il blog di Cofferati ha suscitato una certa curiosità da parte dei media e nella comunità delle persone che gestiscono un loro blog. Pur essendo consapevoli che questo sarebbe accaduto, non è per attirare attenzione e guadagnare qualche trafiletto sui giornali che è stato scelto il blog, bensì per le sue caratteristiche di comunicazione il più possibile diretta, informale e partecipata.

L’esperienza on line di Sergio Cofferati è stata spesso criticata da blogger ritenuti delle «autorità» nel campo, che hanno in sostanza trovato il diario del candidato poco interessante (perché non trattava di temi generali, nazionali e globali) e poco partecipato (perché Cofferati non scriveva due volte al giorno e non rispondeva a tutti i commenti). Entrambe le critiche sono poco realistiche. È probabile che chi leggeva i messaggi di Cofferati da Ragusa o da Bolzano faticasse a capire che cos’è la Sala Borsa (la più grande biblioteca di Bologna) o a ricostruire le diverse proposte per la metropolitana. È probabile che questi temi non siano interessanti per chi non conosce Bologna. Ciò non toglie che il candidato a sindaco di Bologna dovesse affrontare questi temi, e non altri che avrebbero spostato il tiro della campagna.

Quanto al tempo dedicato dal candidato al blog, non è realistico, in questo momento, aspettarsi che un politico in campagna elettorale passi su Internet più tempo di quanto Cofferati ne ha impiegato per rispondere alle email e per scrivere messaggi per il blog. Certo, si sarebbe potuto delegare questo compito allo staff, ma allora come si sarebbe potuto dire che si trattava del diario di Cofferati?

È comprensibile che le prospettive di chi, per lavoro o per svago, passa gran parte del suo tempo al computer siano diverse da quelle di chi deve affrontare una campagna elettorale basata sul contatto con i cittadini. Meno comprensibili sono i giudizi affrettati di «occasione mancata» lanciati dai presunti guru di questa comunità esclusiva. I messaggi inviati dagli utenti del sito di Cofferati danno un’immagine molto diversa. Forse, allora, è proprio questa comunità di intellettuali della rete ad avere perso un’occasione per rapportarsi in modo razionale con un’esperienza coraggiosa e non effimera.

Roberto Grandi, Cristian Vaccari: Cofferati anch’io - Un anno di campagna elettorale a Bologna. Baldini Castoldi Dalai editore, 2004.

Scritto da alessio alle 21:04
2 commenti

Non sono d’accordo con quanto dice l’articolo.
Sono un consigliere comunale, non un sindaco, ed ho caratterizzato la mia campagna elettorale con la promessa di mantenere aggiornati i cittadini con quelli che erano i miei interventi, i miei pensieri, gli eventi che avevo piacere di condividere, le discussioni che vengono prese in Consiglio.
Ed ho continuato a farlo, anche se questo mi porta via molto tempo (che, però, non è affatto sprecato).

Cofferati ha avuto una brillante idea, che non poteva sostenere né in campagna elettorale né dopo (l’ultimo messaggio risale al 02/07/2004 e serve per chiedere finanziamenti per continuare).

Se da un lato capisco perfettamente che gli impegni di un sindaco di una città come Bologna non permettano di mantenere uno strumento di questo tipo, alla stessa maniera credo che qualcuno, per lui, debba farlo.

Perché l’informazione e la capacità degli elettori di capire di cosa si sta discutendo sono alla base del miglioramento che questa tecnologia può apportare.

L’informazione, non mediata dai redattori e dal filtro di una terza persona (il giornalista), arriva diretta ai cittadini, e la pluralità di queste fonti è forse l’unico modo per capire con un migliore approfondimento qual’è il problema che si deve risolvere.

Che sia la mano diretta del sindaco, o un suo portavoce, questo non credo sia così importante, perché comunque un delegato rimane pur sempre tale e non dovrebbe cambiare i contenuti.

Altrimenti è solo un modo per raccogliere voti, temporaneo ed immediatamente abbandonato, troppo poco differente da una intervista sul quotidiano.

Spedito da Alessandro Ronchi, 27 Settembre alle 14:16

Io non sono notoriamente una blogstar, ma ritengo che la mossa di aprire un “blog elettorale” è stata una presa per i fondelli.
Non mi aspetto che un sindaco passi più tempo davanti a Internet che a risolvere i problemi di una città. Ma non penso sia fantascienza immaginare che anche le segnalazioni per email vengano lette da qualcuno (o forse nessuna dichiarazione dal basso viene considerata?), e non credo sia così difficile avere uno spazio dove scrivere delle risposte che comunque devono essere date in qualche modo. Non è un blog perché non c’è interazione diretta? chissenefrega.

Spedito da .mau., 28 Settembre alle 10:24