(ho viaggiato e ho avuto poco tempo, arrivo solo ora a scrivere qualcosa)
Uno sport che sta prendendo piede tra i cosiddetti “esperti” dei blog ed affini è quello di criticare la campagna elettorale in Rete di Sergio Cofferati, tra cui il weblog Sotto i portici e in particolare la web-televisione Oppure TG (a Bologna invece lo sport è parlare male dei manifesti di Cofferati, e questo credo che rafforzi la mia tesi). Per essere più precisi si dovrebbe parlare dell’uso della Rete in una campagna elettorale che si muove principalmente su altri mezzi.
Queste critiche non solo sono poco incisive, ma sono soprattutto fuori luogo : si confonde la partecipazione con le dichiarazioni, e la politica con la campagna elettorale. Da persona che segue il rapporto tra politica e Internet da un decennio, credo che la discussione stia procedendo su binari sbagliati.
Negli anni dal 1993 circa in avanti, con diversi amici presenti su Internet già da anni (sì, esisteva Internet) si discuteva ampiamente di politica e anche di come questo “nuovo” strumento potesse stimolare il dibattito politico; gli strumenti tecnologici erano soprattutto le mailing-list e i gruppi Usenet. Da quella generazione sono nati progetti di vario successo e la prima serie di reti civiche, diversi fallimenti, e un generale ottimismo che prefigurava la bolla delle dotcom. Nel 1996 alcune iniziative della campagna elettorale dell’Ulivo, con me presente, sono andate in Rete, con poco clamore dati i tempi.
Non so cosa facessero Mantellini o Granieri all’epoca, ma per esempio Caravita dovrebbe ricordarsi dell’eccitazione di quella fase, e di come si sperava che l’utilizzo di strumenti come RCM potessero fare un salto di qualità alla partecipazione dei cittadini. Entrare nel dettaglio del cosa si volesse fare, cosa non funzionò e perché sarebbe molto lungo e probabilmente discutibile (ce lo riserviamo per un’altra occasione), ma certo le dichiarazioni che è nei blog “il futuro della democrazia” puzza di deja-vu, e pure meno convincente di tanti discorsi passati. D’altronde nel XX secolo anche la televisione e la radio furono salutate come strumenti in grado di dare più potere ai cittadini…
Ma il vero errore è un altro: anche volendo recuperare i sogni un po’ ammaccati, o anche sostenere che il blogging è uno strumento politico, si tratta di uno strumento che entra in gioco durante la normale partecipazione democratica e la definizione di una piattaforma politica. Anche la campagna in Rete di Howard Dean, molto spesso mal interpretata, aveva raggiunto un grande risultato di mobilitazione , più che di partecipazione popolare alla definizione di una piattaforma.
A maggio 2004 siamo invece in campagna elettorale , un momento diverso (ed infame) in cui si devono comunicare le proprie posizioni, certo con apertura, ma con molto meno spazio per discussioni approfondite. Insomma la “big conversation” citata da Granieri più o meno a proposito, dev’essere funzione della quotidianità politica e della struttura stessa della democrazia rappresentativa (con molti molti punti da discutere), e non solo del mese caldo della campagna.
A maggior ragione poi questo discorso è bizzarro se riferito a Cofferati. Che è, ricordiamo, candidato a sindaco di Bologna, una città di 370mila abitanti molti dei quali anziani, e la “big conversation” la sta facendo da mesi incontrando ogni associazione presente sul territorio e partecipando ad infinite riunioni e dibattiti, e soprattutto ascoltando. Gli autorevoli teorici nostrani del blog pensano che sarebbe preferibile concentrare il dibattito in Rete invece di perdere tempo a discutere di mobilità e traffico con gli autisti dell’ATC? Interessante posizione…
Per quanto consideri un po’ patetici i toni dell’“Esperimento Caravita” che altro non è che una candidatura in lista, si tratta comunque dell’elezione all’Europarlamento in un collegio enorme (Italia nord-ovest, ovvero Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria, più di 15 milioni di abitanti) in un partito di “opinione” come i Verdi, su una piattaforma molto specifica. Il contatto con i potenziali elettori è quindi molto più utile in Rete, anche se la scelta del blog come “centro” di tutto confonde mezzi e fini in maniera un po’ — dobbiamo dirlo — populista. È, comunque, tutta un’altra storia.
Per il sito di Sergio Cofferati la vera ora della verità sarà dopo le elezioni e la (auspicata) vittoria: riuscirà a mantenere un filo diretto con gli elettori una volta insediatosi a Palazzo d’Accursio? Quali saranno i modi migliori per far partecipare, anche in Rete, i cittadini al dibattito dell’amministrazione? Queste sono le vere questioni da affrontare, e sono peraltro più complesse che non “usare un blog”. Io tengo un mini-blog dedicato alla campagna elettorale, ma non penso che possa sostituire il volantinaggio davanti al supermercato, come faremo dalla settimana prossima.
Insomma, abbiamo un candidato per un’elezione locale che utilizza la Rete in maniera non banale per comunicare il suo programma e tenere il dialogo con i suoi cittadini-elettori, ma per molti questo non è sufficiente perché dovrebbe trasformarsi in un blogger per cui l’unico mezzo importante è il web, e null’altro, e questo solo e solamente nel modo in cui guru auto-proclamati hanno deciso che debba essere. Una richiesta un po’ bizzarra, quando non c’è un progetto politico chiaro che vada al di là dell’ultima moda tecnologica.
Scritto da alessio alle 00:15
In risposta a varie critiche alla campagna in Rete di Cofferati, un pezzo un po’ lungo su politica e campagna elettorale.
Alessio,
non essendo a bologna non posso sapere quale sia la campagna elettorale reale di Cofferati.
Quello che posso dire è che la parte diciamo “blog” compreso il famoso tg, secondo me è semplicemente inutile, e sicuramente non porta avanti un dibattito politico, come ho scritto più ampiamente da Massimo.
Il tutto naturalmente con il solito disclaimer: io nel 1993 ero in internette già da quasi dieci anni, ma non ho mai fatto politica.
Troppo spesso si parla a casaccio dell’utilizzo della Rete in campagna elettorale. In realtą quasi tutti i critici (ma anche molti sostenitori) delle nuove tecnologie fondamentalmente non sanno di che parlano.
Alessio sono arrivato fino in fondo a questo lungo post (che facevo nel 93? e chi se ne ricorda, pero’ tu ed al gore eravate gia’ in rete, ok) sperando che tu argomentassi la questione da cui tutto e’ partito. Vale a dire la mia affermazione da te contestata che la webtv di cofferati e’ una scelta vecchia e sbagliata. Mi sembra di poter dire che non hai spiegato per nulla come mai per te cosi’ non sia. E pazienza.
saluti
Spedito da massimo mantellini, 7 Maggio alle 22:03Ad ogni tornata elettorale si alza il fesso di turno che problama l’ingresso trionfale di internet nell’arena politica come strumento di comunicazione politica che - udite udite! - sposta voti e cattura consensi. Della parabola Dean viene valutata solo la fase ascendente ma si manca di guardare alla sua campagna nel suo complesso. Non c’è analisi politologica seria che non parta dai dati di contesto, sistemici e con un approccio multicausale per definire le variabili di successo di una campagna. Dean mi sta molto simpatico, ma se veramente avesse superato le primarie grazie al solo uso di Internet, allora oggi ci troveremmo a riflettere seriamente sulle sorti della democrazia. Diversi anni fa - proprio negli States - fu avviato un esperimento molto significativo. Un intero web (travolgente, altro che blog!) che candidava Jackie Strike for President (www.jackiestrike.org). Credo fosse la campagna del 1996. Dubito che ci sia ancora traccia di lei in rete (o magari sì). Ma la particolarità di Jackie è che non è mai esistita. Si trattava di un candidato virtuale. Me ne sono accorta sola quando ho afferrato il telefono e l’ho cercata per intervistarla…
Sul mio blog sto cercando di riflettere sulla natura refrattaria di Internet alla propaganda. E, molto francamente, spero che tali resti…
Altra cosà è la Politica (quella con P maiuscola) e di cui occorrerebbe iniziare a discutere partendo però dall’inizio - dalla partecipazione, dalla cultura politica.
Massimo,
è abbastanza evidente che la polemica non nasce dalla “Web TV”, il tuo commento è stato l’ennesimo in una serie in cui critichi la campagna su Internet di Cofferati, più o meno con la motivazione che “non capiscono come si fanno le cose”. In realtà, nemmeno tu spieghi veramente perché l’iniziativa è fatta male, dici semplicemente che è sbagliata col tuo solito tono apodittico.
Da un lato, potrei quindi anche io rispondere senza motivazioni, dall’altro mi pare di avere risposto sul tuo weblog: è un’iniziativa minore, che si inserisce nel braccio di ferro sull’informazione televisiva regionale, braccio di ferro che va avanti da mesi. Non vale la pena di perdere molto tempo a commentarla, è alla fin fine un “gadget”.
Riguardo al 1993, potresti lasciare a casa il sarcasmo: molto semplicemente, chi è in Rete da un po’ ha già visto molte di queste eccitazioni per le nuove “tecnologie” (ammesso e non concesso che un weblog possa essere considerato una nuova tecnologia), e chi scrive ex cathedra dovrebbe essersi sporcato un po’ le mani nelle implementazioni reali prima di commentare.
Spedito da alessio, 9 Maggio alle 23:56