Sabato le due comunità di Cipro voteranno in due separati referendum sul “piano Annan”, l’ultima chance per riunificare l’isola prima della scadenza del 1° maggio e dell’accessione all’UE. Seguire le vicende e convulsioni politiche cipriote è stato per me difficile o quasi impossibile negli ultimi mesi; non solo per la mancanza di notizie (la stampa italiana, presa da molto altro, ha dedicato zero articoli a tutto ciò) che si possono però ritrovare in inglese, ma anche per la difficoltà di trovarne la trama complessiva.
Non sono però il solo: nell’ultimo secolo Cipro è stata soprannominata “la tomba dei diplomatici” per la apparente impossibilità di risolvere un conflitto che alla fin fine riguarda un milione di persone. Nell’anno 2004 alla lunga lista probabilmente andranno aggiunti anche l’infaticabile Alvaro de Soto (rappresentante nell’isola del segretario dell’ONU Kofi Annan) e anche il commissario europeo per l’allargamento Günter Verheugen che ha recentemente dichiarato di sentirsi “imbrogliato” dai greco-ciprioti che non si sono veramente impegnati ad accettare e far accettare il piano così come avevano promesso durante i negoziati di accesso all’Unione.
La storia in realtà è una riproposizione del vecchio detto “puoi condurre un cavallo al fiume ma non puoi costringerlo a bere”. In questo caso, il cavallo al fiume è stato portato, infilato nell’acqua a bocca aperta e preso a calci nel sedere ma senza riuscire a farlo bere.
Il “piano Annan” è in effetti l’unica ragionevole soluzione possibile a una crisi che va avanti dal 1963 e che dal 1974 (trent’anni esatti meno pochi mesi) vede l’isola divisa con l’occupazione dell’esercito turco. A questo piano sono favorevoli null’altri che l’UE, l’ONU, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ma anche le “madrepatrie” Grecia e Turchia, ma ciò nonostante non si riesce a farla digerire ai politici locali.
La soluzione “cantonale” è onestamente l’unica via d’uscita, ma saranno quasi sicuramente i greco-ciprioti a silurare il referendum per non accettare che qualche territorio possa rimanere “in mano turca”. Cito dal Cyprus Mail:
So what are some of the positives in the Annan plan?
Cyprus is reunited. The majority of Greek Cypriot refugees return to their homes under Greek Cypriot administration. The remainder can go back under Turkish Cypriot administration – admittedly, not all to the homes they left in 1974 (depending on the current user of their property), and admittedly not all of them with full political rights – there are restrictions on the number of permanent residents with voting rights in the north, but no restrictions on establishing a secondary home (which could de facto be your primary residence).
There is unrestricted freedom of movement and labour across Cyprus, the minefields are cleared, the checkpoints pulled down, the barbed wire disappears from our daily lives. From an estimated 40,000 troops, the Turkish military presence is scaled down to 650 (with 950 Greek troops). Most settlers are legalised – bad point – but a cap is placed on any future settlement.
Of course, the greatest fear is whether Turkey can be trusted, and frankly, no written guarantee will reassure us. What should reassure us, however, is our membership of the European Union. Turkey may not be bound by bits of paper, but it is bound by geopolitical realities – even if its own accession course goes awry. The political cost for Turkey of failing to meet its obligations – let alone intervening militarily – in a European Cyprus would be simply too great to bear.
Negli ultimi giorni però i pezzi da novanta della comunità greca si sono schierati: non solo il presidente Papadopulos, ma anche il partito comunista AKEL, il più grande dell’isola, si sono schierati per il “no”, e anche la Russia, amica dei governanti ciprioti, ha espresso il suo dissenso al Consiglio di Sicurezza. A questo punto sarà difficile per non dire impossibile che la comunità greco-cipriota del sud voti a favore del referendum mentre è probabile che arrivi il voto favorevole dei turco-ciprioti del nord.
L’ultimo capolavoro politico dei greci è riuscire a farsi dare torto da tutta la comunità internazionale e rimettere nel gioco i turchi che d’ora in avanti sembreranno gli attori ragionevoli di questa vicenda.
Scritto da alessio alle 01:10