C’è giustamente molta indignazione per le affermazioni di Gianfranco Fini, che si arrampica sugli specchi per spiegare che i pacifisti non vogliono la pace perché hanno le bandiere di Che Guevara e quindi bisogna promuovere la pace grazie agli eserciti che vanno a fare la guerra (chiaro, no?). Ma mi sembra che commentare sia un esercizio tutto sommato inutile, tanto vale stare a guardare il rapido avvitarsi di una carriera politica che sembrava molto promettente.
In effetti avevamo sperato un po’ tutti in un leader della destra che fosse civile (almeno all’apparenza), non troppo becero, insopportabile per posizione politica prima che per disgusto fisico. Si pensava che il presidente di AN potesse completare il guado di questa parte dell’elettorato italiano.
Ma nell’estate che doveva vedere la sconfitta del Cav. Silvio Banana il grande sconfitto è proprio il post-fascista, post-estremista, post-un-po’-di-tutto Fini: aveva incassato le dimissioni di Tremonti, ma non si è assunto la responsabilità di prenderne il posto; aveva promosso coraggiose proposte di legge ma poi non se n’è saputo più nulla; aveva richiesto la “cabina di regia” sull’economia, ma da mesi non si sente un suo commento su costo della vita, Alitalia, finanziaria, qualsiasi cosa…
Ora invece per ritornare un po’ nei titoli dei giornali si vede costretto a inventare una polemica fuori tempo massimo, prendendosela con manifestazioni pacifiste che non si vedono più da mesi. Addio Gianfranco, resterai una nota a pie’ pagina.
Scritto da alessio alle 01:19