25 Gennaio 2004

Latitudini e longitudini

Non avevo commentato sul “nuovo” disco di Gianmaria Testa (Altre latitudini) principalmente perché il CD mi era giunto in mano solo dopo le feste, e quindi il momento dell’uscita era passato da un po’; inoltre il lavoro non mi convinceva completamente, e non sapevo bene che giudizio darne.

Appare però ora una mini-recensione (credo di Angelo Aquaro) sul Venerdì di Repubblica di due giorni fa, che mi fa venir voglia di tornare, o per meglio dire andare, sull’argomento, soprattutto perché nella critica, non troppo positiva, ritrovo le stesse impressioni che avevo avuto io al primo ascolto.

Sono anni che Testa esplora ogni pertugio che la poetica contiana lascia scoperto (Il meglio di te è clonato da Appunti di viaggio). Peccato perché, per esempio, in Veduta aerea mostra che il contismo può sposarsi anche la tradizione De Gregori-Fossati: non sarebbe più originale ripartire da lì?

Anch’io all’inizio ero rimasto deluso, mi sembrava che Testa, che fin qui aveva camminato in equilibrio tra le suggestioni di Conte e di Fossati per tacere di altri, avesse in questo disco scivolato verso il versante dell’avvocato di Asti tralasciando le altre voci a sua disposizione; il recensore sembrava concordare con me (il titolo del pezzo è il poco felice L’uomo che si mise in Testa di diventare un Conte) e anche io ero rimasto piacevolmente colpito da Veduta aerea, senz’altro più simile a brani apparsi nei precedenti dischi.

Ma poi invece riascoltando più volte il CD ho ritrovato molte sfumature che superficialmente si erano nascoste, e tutte queste hanno una nota tipicamente testiana, e non semplicemente ricopiata. Certo il lavoro è interlucotorio, e non ha la profondità (e al tempo stesso la semplicità) di precedenti lavori, ma resta molto valido, e piacevole.

Quindi alla fine non sono d’accordo per niente con il recensore: non è semplice “contismo”, ma bisogna avere l’umiltà di ascoltare più volte e non fermarsi alla prima impressione.

Scritto da alessio alle 23:45
2 commenti

In sostanza sono d’accordo con te. Testa mi sembra in generale un po’ borderline quando si parla di originalita’, pero’ questo suo ultimo, che mi e’ stato regalato, non mi sembra niente male.
Non l’ho ascoltato abbastanza per averne un’impressione netta, ma non lo metterei alla voce ‘cloni’.

Spedito da marco, 26 Gennaio alle 09:38

Testa è un’arma letale… Come dice Allen in Hollywood ending per fortuna ci sono sempre i francesi.

Spedito da Antonio, 11 Febbraio alle 12:55