14 Gennaio 2006

Crimini e rivisitazioni

Per la prima volta da molti anni un nuovo film di Woody Allen è stato atteso come un evento, e non solo dal circolo di fan accaniti come il sottoscritto, gruppo che si riduce sempre di più con gli anni. Ma per Match Point, già presentato in anteprima qualche mese fa a Cannes, si è sprecato il termine capolavoro e l’interesse era palpabile.

Nelle ultime settimane però la campagna promozionale era diventata martellante anche al di fuori del circuito cinematografico (assolutamente inusuale per un film del regista americano) e molto incentrata anche sulla presenza della neo-diva Scarlett Johansson in un ruolo passionale e da mangia-uomini, cosa vera ma non nei termini presentati, così insieme all’interesse avevo anche un po’ di paura nel ritrovarmi con un prodotto non all’altezza. La verità è forse un po’ nel mezzo.

C’è ovviamente una prima sensazione di spiazzamento, non tanto per l’assenza di Woody tra gli attori (sempre più frequente, giustamente anche per mancanza di ruoli adatti e l’avanzare dell’età) ma per lo spostamento dell’azione dalla ombelicale Manhattan a una Londra dell’alta società, case di campagna, Tate Gallery e case su South Bank. È in realtà una sensazione che si affievolisce senza problemi nel procedere della storia, quando si riconosco i temi classici del regista, non solo negli argomenti ma anche e soprattutto nei tagli delle inquadrature, l’attraversamento da parte dei personaggi delle stanze e degli incroci di una vita metropolitana non dissimile da quella filmata nello spaccato newyorkese che è sempre stato lo sfondo dei film precedenti.

Più significativa alla fine è la sostituzione nella colonna sonora degli onnipresenti standard jazzistici con arie d’opera, ottima soluzione che non solo sottolinea la passione dei personaggi per questa musica ma che accentua il carattere drammatico della storia, da cui sono stati tolti tutti i fronzoli della commedia per concentrarsi sull’inesorabile meccanismo che guiderà le azioni del protagonista maschile.

Sotto la superficie quindi il film è profondamente alleniano, collegandosi a diversi titoli di fine anni ‘80 lontani dalla commedia come Settembre e Un’altra donna, e soprattutto per temi e filosofia a quello che è sì stato il capolavoro vero, Crimini e misfatti del 1989. Anche lì, una storia di scelte drammatiche che termina in modo imprevedibile, anche lì un profondo pessimismo sulla eticità della vita. Quello che ne faceva però un capolavoro (e forse il film migliore in assoluto della produzione di Allen) era il mix tipicamente alleniano dei toni, e dei diversi personaggi che contribuivano all’intreccio.

Il limite di Match Point è semmai infatti nella linearità della storia, che utilizza un solo percorso narrativo focalizzandosi sui due personaggi principali creando una narrazione asciutta e tesa che se da un lato nega ogni distrazione dall’altra introduce un certo schematismo intellettuale all’intreccio — probabilmente anche voluto dal regista. L’indizio del libro di Dostoevskij nelle prime scene è probabilmente un po’ troppo esplicito in questo! Ciò nonostante, la trama è condotta con mano sicura, diretta senza intoppi e con un non atteso colpo di scena finale (nonostante, devo dire, un buco nel plot poliziesco).

Senz’altro un ottimo film allora, che può rivitalizzare le fortune al botteghino del regista americano e che è di gran lunga superiore a gran parte di quello gira per gli schermi cinematografici ultimamente. Per tutte questi motivi, mi sono precipitato al cinema nel primo pomeriggio di proiezione superando anche le mie solite riserve sul doppiaggio (che credo abbia comunque un ruolo nell’appesantire il ritmo) e ho trovato per piacere all’uscita una fila di persone che attendevano un po’ di respiro dai soliti film natalizi.

Scritto da alessio alle 12:47
2 commenti

Ieri sera ore 20 vado a uno dei pochi cinema monosala rimasti per vedermelo come si deve, ma nonostante la capienza c’è la fila fuori.
Scatta il piano B: alle 20:25 comincia in un altro cinema, non troppo centrale né frequentato; riesco a coprire la distanza in tempo record, trovo parcheggio in modo fortunoso, arrivo alla biglietteria e non c’è nemmeno fila, evvai. Però: posti disponibili: zero.

Insomma, il film ha successo, pare. Io lo vedrò più avanti, passata la prima ondata.

Spedito da vic, 16 Gennaio alle 10:29

bah, a me non è che sia piaciuto molto a dire il vero… Sarà che come cinefilo valgo zero.

Spedito da .mau., 16 Gennaio alle 21:07