7 Febbraio 2005

La pazzia di re Silvio

È difficile e probabilmente inutile commentare le ultime uscite del cav. Banana in materia di opposizione e comunismo, se non tirare il ballo quel libro dell’Erasmo che pare essere il preferito del presidente del consiglio (cioè quello che Dell’Utri gli ha consigliato di citare quando si parla di libri). Non è forse così semplice, però.

Come avevamo già detto in riguardo alle elezioni americane, in un sistema bipolare (vero o presunto) nel caso di un incumbent che chieda di venire rieletto il voto si traduce in un referendum pro o contro di lui, giusto o sbagliato che sia. Semmai la novità per il giovane maggioritario italiano è il ripresentarsi alle elezioni di un presidente del consiglio in carica, cosa che non era mai accaduta.

Infatti nel 1994 Berlusconi fu eletto nelle prime elezioni con il “Mattarellum” (il mix di maggioritario e proporzionale che governa le elezioni politiche), mentre nel 1996 l’elezione di Prodi avvenne con Dini presidente del consiglio dopo la caduta del Berlusconi I dopo pochi mesi. Berlusconi fu rieletto nel 2001, ma non ci fu rivincita con Prodi visto che il suo governo cadde per via parlamentare e fu sostituito da D’Alema e poi da Amato: il candidato dell’Ulivo non era però quest’ultimo ma Rutelli.

Questo excursus è solo per dire che Silvio Berlusconi è il primo presidente del consiglio che va ad elezioni dopo aver governato ininterrottamente per cinque anni: lui lo sa benissimo, ed è uno dei pochi argomenti che userà a piene mani nel corso della campagna elettorale (anche per questo escludo che ci possano essere “sorprese” nel corso del prossimo anno). Il problema è che da qualche anno in tutta Europa i governi in carica prendono mazzate a ogni nuova elezione, e così essere incumbent è un bel fardello dal gran vantaggio che era, e tutto sommato persino Bush Jr. se l’è cavata per il rotto della cuffia in una situazione in cui la sua rielezione avrebbe dovuto essere scontata.

Così come Raffarin in Francia e Schröder in Germania (per citare due governi di opposta famiglia politica) il governo di Berlusconi rischia la sconfitta alle urne per il solo motivo di essere in carica — oltre a tutto il resto — e le eccezioni alla regola sono poche, in pratica il solo governo laburista di Blair in Gran Bretagna, che ha lavorato abbastanza bene in politica interna e non ha un’opposizione credibile che possa sfidarlo seriamente.

L’opposizione, ecco. In un sistema bipolare compiuto, la parte scontenta dell’elettorato si sposta dal partito A al partito B determinando il cambio di governo in quanto “il passo” è breve, almeno nei punti di contatto tra i due schieramenti, e siccome ci sono sempre più scontenti lo spostamento capita spesso… Ma se il passo da fare non è breve, e anzi appare come un salto attraverso un dirupo? Molti elettori timidi non se la sentirebbero, e preferirebbero restare nel conosciuto mediocre piuttosto che gettarsi nello sconosciuto possibile. Un po’ il “turiamoci il naso” montanelliano.

Ecco allora l’opzione di Berlusconi: il cambio di governo non sarebbe avvenimento indolore (come fu nel 2001 tra Ulivo e Casa delle Libertà in senso inverso) ma disastro epocale, cambio della natura della Repubblica e fomentatore delle sette piaghe d’Egitto. Non è nemmeno importante convincere, anche solo insinuare il dubbio può regalare il voto di qualche pericolante o indeciso. C’è della follia nelle affermazioni che “la sinistra al potere getterebbe il paese nel caos e nella ingovernabilità, come sa la maggioranza degli italiani”, ma è una follia ragionata.

L’altro lato della medaglia è che gli eccessi su questo terreno compattano sì gli elettori fedeli, ma generano rigetto nei moderati veri che vorrebbero un confronto sui programmi per uscire dal pantano. Bisognerebbe quindi contare sull’intelligenza dell’elettorato: teniamo le dita incrociate, vah.

Scritto da alessio alle 12:12
2 commenti

non capisco bene la tua analisi. le tue speranze si`, e le condivido. ma la tua analisi no. a me sembra che ci sia un dato incontrovertibile: in germania, francia e regno unito i governi in carica hanno vinto; e forse sarebbe successo anche in spagna senza l’11 marzo.

Spedito da delio, 7 Febbraio alle 15:52

a me risulta invece che in germania sono 3 elezioni di fila parziali o totali (2 amministrative, una europea) che il governo le prende di santa ragione o quasi. e in francia le ultime europee hanno visto la vittoria dei socialisti…
c’è una cosa che non condivido dell’analisi di alessio: lo spostamento dei voti. penso che la percentuale di votanti possibili voltafaccia sia davvero misera. per il resto ci siamo adattati benissimo allo schema bipolare anglosassone: quello degli ultrà! niente più corsa al centro, ma serrare i ranghi e basta! perchè tanto un passato elettore di berlusconi non voterà mai prodi e idem viceversa, male che vada (e qui si fa la differenza) non vota e basta. vincere l’astensionismo interno è da sempre la battaglia politica degli anglosassoni. non si è mai visto un elettore democratico votare repubblicano, nè un torie votare labour…

Spedito da sweet, 8 Febbraio alle 14:54