Labor Day è passato, l’estate americana è finita e la campagna elettorale presidenziale entra nella fase più calda. Tutti gli organi di stampa si sono lanciati a segnalare il “grande vantaggio nei sondaggi” guadagnato da Bush negli ultimi giorni dopo la convention repubblicana. Il vantaggio è quantificato in 11 punti percentuali, il che ha portato alcuni commentatori più o meno qualificati a suonare campane a morto per John Kerry.
Come si fa ci sono bugie, sondaggi e sondaggi politici, e ormai ad ogni sondaggio pubblicato bisogna chiedersi chi sono i committenti perché risulta evidente la manipolazione più o meno esplicita del campione, per non dire dei risultati. In realtà i sondaggi recenti sono almeno 7 e danno i risultati più diversi: si va da Kerry in vantaggio dell’1% (American Research Group, The Economist) all’11% per Bush di Time e Newsweek.
Ma come avevamo già visto un sondaggio nationwide ha rilevanza relativa quando i tre stati più grandi dell’Unione sono sià sigillati (California e New York per Kerry, Texas per Bush) e quindi non vedranno nemmeno la campagna elettorale sul loro territorio, mentre gli stati chiavi saranno ancora una volta Ohio, Pennsylvania, Florida. Bisogna quindi vedere i sondaggi stato per stato, e solo da oggi in avanti i numeri cominceranno a disegnare la vera situazione. Pennsylvania e Florida (rieccoci qua…) per esempio sono in parità quasi perfetta.
Aggiornamento, 8 settembre: da vedere anche i dati contenuti in un articolo del Guardian: “Both [Bush strategist] Dowd and [Kerry strategist] Sosnik forecast that whoever wins two of the three big battlegrounds will probably be the next president”.
Scritto da alessio alle 09:42