Non si può che essere felici per la vittoria di Michael Moore a Cannes con Fahrenheit 9/11 e lo sdoganamento definitivo del nostro americano extra-large preferito. Ora la battaglia si sposta alla distribuzione, anche in Italia perché con il mercato cinematografico nazionale che si ferma per l’estate il rischio è che si finisca all’autunno, poi al tardo autunno e poi non si sa. Il film dovrebbe uscire adesso, in lingua originale con sottotitoli.
Si sta al tempo stesso intensificando la stampa anti-Moore che in America già vanta siti e attacchi quasi quotidiani. Internazionale della settimana scorsa ha pubblicato un articolo interessante ed equilibrato (con faccione in copertina) e giusto da Cannes arriva una critica severa al personaggio Moore anche dal critico dell’Observer.
Diciamolo chiaramente: meglio così. Moore non è certo un santino, né un leader politico, ché allora avremmo molte cose in disaccordo, ma un abilissimo regista, con accenti anche populisti, che ci dà un’immagine dell’America militante, diversa da quella dei santini dei filo-americani ad oltranza ma anche viva e fatta da persone ben diverse da George Jr. Poi i dubbi sul caratteraccio del regista sono un’informazione aggiuntiva, che forse lo rendono pure più simpatico.
Scritto da alessio alle 14:58