11 Febbraio 2004

Ne resterà solo uno

Altre due primarie democratiche, altre due vittorie di John Kerry. Se da un lato i dubbi sul meccanismo permangono (i grandi stati come New York o California si ritroveranno a corto di candidati, e in pratica non parteciperanno all’elezione), dall’altro la nomination per il senatore del Massachussets sembra ormai inevitabile, e dopo la sconfitta al sud anche il generale Wesley Clark si ritira dalla corsa.

Si parla molto della disfatta della candidatura di Howard Dean, che prima dell’inizio delle primarie sembrava in netto vantaggio, ma anche il risultato dell’ex-comandante della NATO è spettacolarmente fallimentare. Una campagna nata con la spinta dei clintoniani per un candidato “moderato” ed “eleggibile” (ma anche sudista) che potesse contrastare il presidente Bush al centro e sui temi militari e da subito apprezzata dall’establishment del partito e non (aveva fatto sensazione l’appoggio di Michael Moore) comprese celebrità come Madonna.

Cosa è successo allora? Beh, il buon generale non si è mai trasformato in un candidato, non è riuscito a mettersi in collegamento con l’elettorato, e alla fine si nota che questa è la prima elezione in assoluto per Clark, a parte forse qualche carica alle scuole medie. Dall’altro lato, il probabile candidato democratico John Kerry ha un curriculum militare impeccabile (“eroe” del Viet Nam, ma poi contestatore) e l’esperienza accumulata in anni da senatore, così come Edwards ha anni di esperienza in tribunale su come convincere la platea.

E, di nuovo, una bella domanda ai tanti commentatori locali di queste primarie d’oltreoceano: se la chiave di tutto è essere “moderati”, come mai i primi ad abbandonare sono stati Clark e il quasi-repubblicano Liebermann? Alla fine il messaggio sembra che va bene avere un candidato “eleggibile”, ma prendere Bush violentemente a calci nel sedere è necessario più che mai.

Scritto da alessio alle 09:41