Le molte facce di Airbnb

Scritto da il 3 Agosto 2011 in Web & Startup

airbnb-iphoneIl couch surfing è una pratica antica come il mondo (o comunque quanto i divani) e resta popolare a tutte le età tra amici, parenti, vecchi compagni di università, qualche ex-amante in casi eccezionali. In aggiunta alla modalità fai-dai-te da qualche anno il sito e movimento CouchSurfing.org ha istituzionalizzato lo scambio di sofà tra sconosciuti o quasi grazie a una community auto-organizzata che è una delle belle storie del web. Anche chi scrive ha partecipato attivamente (finché tempo ed energie consentivano) e ha potuto vedere bene pregi e difetti del sistema per chi ha voglia di scambiare quel divano o quella stanza in più nella propria casa.

È quindi con un po’ di deja vu che mi sono messo a studiare il sito di Airbnb, una delle più calde startup californiane del momento che porta l’idea dell’offerta di ospitalità a un livello superiore, e ovviamente commerciale: sul sito si può offrire ospitalità a tutto il mondo e cercare una stanza libera (o anche un appartamento intero) in destinazioni esotiche o meno, ma questa si pagherà come in un bed&breakfast e Airbnb prenderà una piccola commissione dall'”albergatore”. Uscita dalla fucina di Y Combinator, è facile vedere i segni del successo della startup: generosi round di finanziamento, molta stampa a sostegno, un sito attraente e moderno (il link contiene un invito con “ricompensa”, altro strumento delle startup più oliate), video di spiegazione e anche un’applicazione iPhone che prima ancora che voglia di prenotare stanze fa proprio venir voglia di viaggiare grazie alle belle foto e alla facile usabilità.

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Quella bionda maleducata

Scritto da il 27 Luglio 2011 in Birra

Trashy Blonde by BrewdogNon so cosa mi sia piaciuto di più, se il nome, il gusto pieno e fruttato, o la descrizione tutta ammiccante che appare sulla bottiglia, ma l’incontro con la Trashy Blonde è stato folgorante, una pale ale dal sapore ricco imbottigliata da quei mattacchioni del birrificio scozzese BrewDog.

A titillating, neurotic, peroxide, punk of a pale ale. Combining attitude, style substance and a little bit of low self esteem for good measure; what would your mother say?

You really should just leave it alone…

…but you just cant get the compulsive malt body and gorgeous dirty blonde colour out of your head. The seductive lure of the sassy passion fruit hop proves too much to resist. All that is even before we get onto the fact that there are no additives preservatives, pasteurization or strings attached.

All wrapped up with the customary Brewdog bite and imaginative twist. This trashy blonde is going to get you into a lot of trouble.

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Plus Ultra

Scritto da il 20 Luglio 2011 in Social media, Web & Startup

Accennavo in precedenza alla fine recente di progetti professionali e a come questo spinga a fare un po’ “il punto” degli argomenti trattati. A maggior ragione ho pensato nelle ultime settimane che varrebbe la pena da parte mia fare il bilancio e qualche ragionamento su tutti quelli strumenti che vanno sotto il nome di social network e sui quali ho passato ore sia di studio (un po’) che di svago (molte di più!) negli ultimi anni. E quale occasione migliore per iniziare che affrontare il tema del giorno, l’arrivo più volte vagheggiato di Google nel mondo del social in senso stretto con il progetto Google+?

Anche perché ho in cantiere da mesi, letteralmente, un post su Google ma le infinite novità del colosso di Mountain View fanno sì che venga sempre riscritto, ripensato, stravolto… Ma di questo progetto è meglio forse parlare in maniera isolata (per quanto possibile).

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Caro Odifreddi, ti scrivo

Scritto da il 8 Luglio 2011 in Politica e società

Grazie all’invito di Mondadori ho partecipato a un incontro di “blogger” (definizione ormai datata, ammesso e non concesso che abbia mai avuto senso) con Piergiorgio Odifreddi per chiacchierare insieme a 140nn di e intorno al suo libro più recente, Caro Papa, ti scrivo. Evidente fin dal titolo, si tratta di un pamphlet concepito come risposta alla Introduzione al cristianesimo scritta nel 1968 dall’allora teologo Joseph Ratzinger diventato poi Papa con il nome di Benedetto XVI.

Per quanto simpaticissimo di persona e divertente, non sono particolarmente un fan del professore e divulgatore piemontese, che negli ultimi mesi e anni ha preso su di sé la maschera dello scienziato ateo nel teatrino dell’arte dei mezzi di comunicazione italiani, e anche in questo lavoro trovo molti dei difetti che fanno un po’ storcere il naso: il mischiare piani diversi, l’uso di argomenti facili per “smascherare” la presunta superiorità della religione, la sensazione che comunque parli sempre ai già convertiti e che la sua audience si riferimento non sia quella dei credenti dubbiosi. In particolare mi è sembrata curiosa la scelta di scegliere Ratzinger come interlocutore, e di questo gli ho chiesto conto esplicitamente. Anche se il papa tedesco ha fama di studioso ed è stato la longa manus teologica di Giovanni Paolo II, la scelta di indirizzare a lui questa “lettera luciferina” mi è sembrata più dettata dal ruolo attuale del destinatario come successore di Pietro che dal riconosciuto valore delle argomentazioni recenti e passate in materia di fede.

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The black, the white and the E Street Shuffle

Scritto da il 19 Giugno 2011 in Musica

Difficile trovare parole adeguate per spiegare il dolore per la notizia della scomparsa di Clarence Clemons, Big Man della E Street Band, e altri più bravi hanno detto tutto. E certo non si può limitarsi a dire che Clemons della Band era “solo” il sax, la sua gioiosità, la sua maestosa presenza nera erano il perfetto contraltare del rocker bianco, ipercinetico, un po’ arrabbiato che è The Boss, Bruce Springsteen.

I pezzi di Springsteen impensabili senza il sax di Clarence sono tanti, ma in questa triste giornata il consenso è per la lunga e intensa Jungleland. E allora, ecco qua.

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