Ho visto anche maiali volare

Scritto da il 21 Dicembre 2011 in Luoghi

Arrivano novità a riguardo della Battersea Power Station di Londra, che trascina nel fallimento economico anche l’ultima (in ordine di tempo) delle imprese che hanno tentato negli anni progetti sempre più ambiziosi di recupero dell’enorme cattedrale post-industriale. Ormai lo stato di abbandono trentennale della ex-centrale elettrica sulla riva meridionale del Tamigi è iconico almeno quanto le sue quattro ciminiere bianche.

Per me poi la Power Station è sempre stata una vista familiare, per più di dieci anni ho lavorato per un’azienda che aveva la sede centrale proprio a Battersea e la vista della centrale era onnipresente nell’area, dalle finestre dell’ufficio e dal treno che si prendeva per scendere alla stazione di Battersea Park.

Nell’agosto 2008 ho avuto l’occasione di accedere all’interno della struttura e all’esposizione di quello che doveva essere l’incredibile progetto per l’area, piano ora completamente abbandonato. Queste le foto di quella visita.

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Noi che bevevamo Caffè Motta (al Bar Sport)

Scritto da il 31 Ottobre 2011 in Cinema

C’è una pubblicità che si vede abbastanza di frequente nelle ultime settimane in televisione, e la mia reazione è sempre tra il divertito e il perplesso: ad accompagnare ricostruzioni di situazioni iconiche degli anni settanta girate con effetto a metà tra il Super8 e Instagram, la voce narrante parla di certi “noi” che si faceva così e così (per esempio, “ricaricare” il telefono coi gettoni, o far durare l’estate tre mesi) sottolineando un vincolo ovviamente generazionale e nostalgico. La pubblicità è quella del Caffè Motta, una marca quasi scomparsa dalla pubblica percezione negli ultimi anni, di proprietà di Intercaf (ora si direbbe un brand) che evidentemente cerca di stabilire una connessione emozionale con i consumatori a cavallo dei cinquanta che (forse) si ricordano di quando la marca era in auge.

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Auto

Scritto da il 31 Agosto 2011 in Vita

La Fiat Panda 30 di mia madre sulla quale pensavo di avere imparato a guidare un auto, e invece avevo solo imparato a manovrare un go-cart, che non andava a più di 90 Km/h (in discesa) e con la quale comunque sono riuscito a prendere una multa per eccesso di velocità alle quattro di notte nel centro del mio paese. La Golf nera prima serie di mio padre usata per un primo appuntamento. La Renault Clio, prima macchina mia e forse la più amata negli anni di Pisa e Bologna, portata in road trip fino alla punta estrema del Salento, e poi distrutta anni dopo in un incidente da mio fratello. Il Toyota RAV4 blu notte che possedevo a Cipro, adatto a navigare gli sterrati delle zone meno frequentate per parcheggiare sul bagnasciuga di spiagge deserte, questa incidentata dalla fidanzata dell’epoca e rimessa in sesto senza troppa fortuna da un meccanico cipriota. Poi otto anni senza possedere un’auto, guidando occasionalmente. Oggi per la prima volta mi ritrovo dietro il volante di una macchinetta nel centro di Milano e mi chiedo per cosa mi ricorderò questa nuova auto in un prossimo futuro.

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Come ottimizzare il proprio sito per Instapaper

Scritto da il 22 Agosto 2011 in Web & Startup

Come avrete notato tra le piccole modifiche nel layout di questo blog c’è anche un bottone Read Later accanto a ogni post. È un link al servizio di Instapaper, la creatura di Marco Arment (lo sviluppatore iniziale di Tumblr) che è senza di dubbio una delle applicazioni indispensabili che fa del mio iPad lo strumento preferito per leggere, così come credo lo stesso valga anche per chi lo usa su altre piattaforme come il Kindle o anche iPhone.

Screenshot di Instapaper su iPadInstapaper consente di salvare pagine e articoli dal web per poi leggerle con calma in un momento successivo o anche offline sul device, ed è quindi un toccasana per quei lunghi pezzi di approfondimento che sono un po’ penalizzati nella lettura quotidiana online. Durante il salvataggio, Instapaper seleziona solamente il contenuto vero e proprio della pagina eliminando quasi tutta la parte di navigazione, pubblicità ed extra vari, con il risultato di offrire una lettura pulita ed essenziale perfetta per uno schermo portatile. L’idea è talmente buona che è stata parzialmente copiata da Apple con il nome di Reading List nel nuovo iOS 5 che verrà distribuito in autunno, ma l’app di Arment (disponibile nello store al prezzo di €3,99) ha ancora un set di funzionalità superiori. Indimenticabile comunque la reazione di Marco all’annuncio di Reading List, anche se successivamente ha argomentato con più dettagli e ottimismo.

Ma il consiglio di usare Instapaper come utenti (e potete provare cliccando il bottone qui a fianco!) è solo una parte di questo post; l’autore di un sito o un blog può aiutare la condivisione delle sue pagine sul servizio con pochi semplici accorgimenti.

Come dicevo durante la preparazione del layout ho installato il bottone Read Later seguendo le istruzioni sul sito inserendo nel codice risultante titolo, link e sommario del post collegato, così quando l’utente clicca sul bottone il post viene collegato correttamente sul sito di Instapaper con tutte le informazioni al posto giusto; questo è uno dei modi per “caricare” un articolo sul servizio, altrimenti si può utilizzare un bookmarlet per i principali browser o ancora spedire la URL per email.

Lo stesso articolo sul sito e in Instapaper

Ma come fa Instapaper a selezionare solo la parte rilevante dell’articolo? Si basa su euristiche e test, cercando di analizzare la struttura del codice della pagina (in questo il tag <article> del HTML5 sembra essere molto promettente se ben usato) e infatti alcuni siti hanno un risultato migliore di altri. Ma si può anche dare un “suggerimento” al servizio, ed è quello che ho fatto nel codice di questo blog usando le indicazioni di Marco Arment.

Instapaper utilizza come “blocco utile” il primo elemento nel codice HTML marchiato con id=instapaper_body, questo può venire associato a un <div> o appunto a un <article>, in ogni caso strutturando in maniera opportuna quello che si vuole far vedere agli utenti di Instapaper: se all’interno di questo blocco si aggiungono immagini o pezzi di navigazione giudicati importanti, questi verranno mantenuti anche nella versione “asciutta” proposta dal servizio. In questo modo si può prendere completamente il controllo sui propri contenuti in una modalità extra rispetto alle semplici pagine web, addirittura si può mantenere nel blocco offerto a Instapaper una limitata quantità di pubblicità o altre meta-informazioni, cosa utile per chi teme che il servizio metta a repentaglio le proprie page views. D’altro canto si può recedere completamente dall’avere le proprie pagine indicizzate da Instapaper.

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Il responsabile della crisi europea

Scritto da il 17 Agosto 2011 in Politica e società

…è questo signore qua. Non lo riconoscete?

In realtà sarebbe ingeneroso dare davvero la colpa a Herman Van Rompuy della crisi dell’Eurozona e per estensione di tutta l’architettura della Unione Europea, ma credo che molti a questo punto si stiano chiedendo chi sia Van Rompuy, ed è proprio questo il problema: l’uomo politico belga è il primo e attuale Presidente del Consiglio Europeo, posizione nata per sostituire la presidenza a rotazione e che in maniera imprecisa potrebbe venire semplificata come “presidente dell’UE”. Ovvero, lo sarebbe stata se in quel ruolo fosse stato nominato un personaggio di spicco (era un po’ il sogno di Tony Blair) mentre invece con la scelta di Van Rompuy nel 2009 ancora una volta le “grandi potenze” hanno preferito non avere qualcuno che facesse ombra ai giochi bilaterali come quello appena andato in scena tra Berlino e Parigi.

Il risultato è una mancanza di istituzioni politiche solide ma soprattutto autorevoli a livello centrale per l’Unione mentre l’Eurozona in un modo o nell’altro trova la necessaria (anche se a volte recalcitrante) guida nella Banca Centrale Europea. Il conto lo paghiamo in questi giorni.

La speranza è che anche questi avvenimenti convincano della necessità di una maggiore integrazione politica a livello europeo, e che ruoli come quello del “Presidente del Consiglio Europeo” evolvano fino ad avere una vera voce sul palcoscenico mondiale, in modo non dissimile da quello che è accaduto dall’altra parte dell’Atlantico dove il ruolo di Presidente degli Stati Uniti si è trasformato dalla sorta di segretario del Congresso come originariamente previsto dalla lettera della Costituzione al motore politico che è attualmente: purtroppo gli Stati Uniti hanno impiegato decenni per far fare il salto di qualità alle loro istituzioni federali, è un tempo che l’Europa non ha a disposizione.

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