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There is seldom enough time and energy to do what you want to do, when you focus only from the level of physical doing. You must constantly let go, relax and refocus. If you're in a hurry, your vision can become myopic and your energy can be prematurely exhausted. With your clear intention inserted into the universe, trust that the method and the process and the resources for its manifestation will unfold in the grander scheme, in the best timing. Chill a bit, and allow yourself to play your bigger game.

You speed up by slowing down, tratto da Ready for Anything di David Allen, il fondatore della metodologia GTD.

Parlando di Getting Things Done (GTD), uno degli aspetti più dibattuti negli ultimi tempi è stato quello della Inbox Zero, il movimento per tenere “pulita” la propria casella di posta in modo da essere efficienti. Inbox Zero è stato così così battezzato sul famoso sito 43 Folders di Merlin Mann e ha una sua forza autonoma, ma al tempo stesso ha radici nella GTD e in altri metodi di produttività.

L'idea di Inbox è indissolubilmente legata alla posta elettronica, e per molti dei geek si tratta della principale forma di informazioni in ingresso, ma per la GTD espandiamo l'idea di Inbox a tutti quei mezzi che ci mandano nuove sollecitazioni e idee a cui dobbiamo rispondere ed eventualmente decidere se trasformare in cose da fare oppure no. In questo, la gestione degli input è fondamentale: vediamo quindi cosa si nasconde dietro l'idea di Inbox Zero.

Un paio d'anni fa mi sono avvicinato quasi per caso a un sistema di produttività personale chiamato Getting Things Done, in breve GTD: come altre idee e movimenti le promesse erano poco meno che rivoluzionarie (“lavorare meno per vincere lo stress e lavorare meglio”) e perciò mi ci sono avvicinato con la solita quantità di scetticismo. Nonostante questo, il metodo mi ha rapidamente attratto nelle sue spire e ora sono conquistato e cerco di utilizzarlo il più possibile per mettere ordine nella mia incasinata lista di cose da fare e perché no anche nella mia testa.

La GTD si potrebbe vedere come un sistema chiuso, onnicomprensivo, con delle regole certe da seguire. In realtà sotto la superficie si tratta di un insieme di raccomandazioni molto flessibili che possono essere adattate a diversi stili e tipi di lavoro individuali; credo anzi che la GTD debba venire coniugata secondo sensibilità personali, mantenendo però i capisaldi che ne fanno il sistema esistente. Questa è in un certo senso la sfida che viene posta a chiunque si metta a seguire e studiare la GTD, ed è il mio percorso degli ultimi due anni e mezzo; ho pensato allora di scrivere questa serie di post per sottolineare alcuni aspetti da me incontrati, senza necessariamente fare una trattazione da A a Z. Spero che possa essere di aiuto soprattutto per chi come me fa un lavoro di tipo tecnico, come consulente o freelance.