Un po' in ritardo rispetto al calcio d'avvio dei Mondiali sudafricani possiamo fare qualche riflessione sulla domanda più classica in avvio di una competizione simile: chi vincerà? Sono state spese pagine e pagine di analisi tecniche con la quale è difficile competere, tanto vale allora guardare ad alcune serie storiche perché nel calcio la tradizione vale ed è soprattutto buona parte del divertimento.
La coppa del mondo organizzata dalla FIFA ha alle spalle ormai un buon numero di edizioni, ma il club dei vincitori è finora rimasto esclusivo, con sole sette squadre (tre sudamericane e quattro europee) giunte al massimo risultato; la Francia è l'arrivo più recente nel club nel 1998 e per arrivare a quello precedente, l'Argentina, bisogna andare indietro altri vent'anni. Insomma, il pronostico più ovvio è che la squadra vincente sarà una che il mondiale l'ha già vinto almeno una volta.
C'è di più: di queste sette squadre, ben cinque hanno vinto il loro primo titolo (o l'unico, nel caso di Inghilterra e Francia) giocando in casa e le uniche eccezioni a questa regola sono state il Brasile che vinse il primo titolo in Svezia - ed era la squadra di Didi-Vavá-Pelé - e la Germania che vinse nella confinante Svizzera. Entrambe queste "eccezioni" risalgono alla metà degli anni cinquanta. Se quindi una squadra non ha già conquistato un titolo mondiale, è quasi obbligatorio farlo sul suolo patrio.
Ecco quindi cosa dice la tradizione: i Mondiali sono vinti dalla squadra di casa oppure da una squadra precedentemente campione.
Non essendo il Sud Africa all'altezza, questo limita i pronostici alla sette sorelle vittoriose: Uruguay, Italia, Germania, Brasile, Inghilterra, Argentina, Francia. Spicca l'assenza di una favorita della vigilia come la Spagna, del Portogallo o dell'Olanda, e d'altro canto nel gruppo dei vincenti l'Uruguay sembra quello più distante da un possibile successo non arrivando alle semifinali da quarant'anni.
In aggiunta, c'è la "divisione dei continenti": tradizionalmente nessuna squadra europea ha mai vinto un titolo nelle Americhe, e nessuna squadra non-europea ha mai vinto un titolo in Europa, con l'eccezione già citata del fantastico Brasile in Svezia nel 1958. È vero che con la globalizzazione totale del calcio queste considerazioni sembrano appartenere al passato, e che i Mondiali si avventurano in continenti mai visitati prima (Asia nel 2002, Africa nel 2010) e però finora non si sono viste incrinature nemmeno in questa regola, che dovrebbe quindi favorire una squadra americana a scapito di quelle europee.
La tradizione parla chiaro allora: il vincitore del Mondiale 2010 sarà una squadra sudamericana già precedentemente campione. Escludendo per motivi tecnici l'Uruguay la scelta cade su Brasile o Argentina.
Aggiornamento del 7 luglio: come saprete, già prima della finale tutto il ragionamento è crollato perché andranno a giocarsi il titolo due squadre europee che non hanno mai visto un mondiale, Olanda e Spagna. Le cabale in fondo esistono per venire sfatate.

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