Aprile 2010 Archives

Per motivi assortiti negli ultimi giorni mi è spesso tornato in mente Paolo Rossi (che sarà a breve al Piccolo con la sua messa in scena di Mistero Buffo) forse perché mi sono reso conto che vedo suoi spettacoli in teatro da venti anni. Ho tirato fuori dall'archivio del Corriere della Sera, a miglior memoria e uso, i "sette gradi dell'ubriacatura spagnola" che fornivano la colonna portante di Pop e Rebelot, spettacolo del 1993:

  • borracho,
  • muy borracho,
  • cantos regionales,
  • cantos patrioticos,
  • cantos religiosos,
  • negacion de la evidencia,
  • insultos al clero y apoteosis final

Il nemico del tuo nemico sarà il tuo nemico.

Gianfranco Fini, una dichiarazione del 10 dicembre 2007:

«Spero che sia per tutti chiaro che, almeno per me, non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà»

Parla con convinzione ma porta con te un pacchetto di voti.

Un giorno i nostri figli (o nipoti, o discendenti…) ci chiederanno come questo sia stato possibile e io ancora non ho una risposta pronta e credibile.

«Sono entrato in politica e faccio il parlamentare [dal 1996] solo per difendermi dai processi. Se non avessi problemi giudiziari non lo avrei mai fatto.»

(Marcello Dell'Utri citato da Sebastiano Messina)

Io sto con Emergency

Due brevi profili tratti dall'analisi di Lucio Caracciolo:

Lech Kaczynski capeggiò un non improvvisato "gruppo dei cinque" - con Ucraina, Lettonia, Estonia e Lituania - che smarcandosi dagli equilibrismi di Sarkozy e della Vecchia Europa si schierò a fianco di Saakashvili nella sua breve avventura contro la Russia "imperialista" e "revisionista". Per l'occasione, il presidente polacco proclamò l'"inizio della lotta" contro Mosca, quasi si augurasse che l'incendio caucasico fosse il prodromo della resa dei conti finale con l'orso russo.
Ryszard Kaczorowski, ultimo presidente del governo in esilio a Parigi e poi a Londra, che durante la seconda guerra mondiale tenne accesa la fiaccola dell'indipendenza. Quel governo della Seconda Repubblica cui Stalin impedì nel 1945 il ritorno nella Varsavia "liberata", ma che per molti polacchi, nei decenni del comunismo, rimase l'unico esecutivo legittimo. Tanto che dopo aver vinto le elezioni presidenziali nel 1990, Walesa rifiutò di ricevere le insegne del potere dal generale Jaruzelski, convocando in sua vece lo stesso Kaczorowski. Il quale dichiarava contemporaneamente disciolto il "governo di Londra", quasi che la Repubblica satellite di Mosca, quella dei Gomulka e dei Gierek, non fosse mai esistita.