Nella giornata delle elezioni regionali che vedranno quasi sicuramente un'affermazione della Lega Nord bisogna però notare come sia proprio il federalismo propugnato dalla Lega (e il suo padre nobile il regionalismo) il vero sconfitto da questa consultazione.
Se è vero che le regioni italiane a statuto ordinario assumono con gli anni sempre più ruoli e potenzialmente importanza, è ugualmente vero che il prezzo da pagare è quello di una "politicizzazione" in salsa nazionale delle elezioni dei consigli e dei presidenti che ormai cancella ogni traccia della diversità tra le diverse realtà locali. Ecco allora che la campagna elettorale 2010 è vissuta (oltre che sulla incapacità del maggior partito italiano di presentare per tempo una lista elettorale) sulle dichiarazioni di Berlusconi che chiama il suo popolo a raccolta per un referendum oscurando del tutto i candidati nelle diverse regioni. Ecco che il partito paladino del federalismo ottiene sì di presentare due suoi candidati in regioni del nord (e con Zaia in Veneto la certezza quasi assoluta di una presidenza) ma lo fa attraverso manovre "romane", contrattando il numero di presidenti regionali a un tavolo insieme a decine di altre carte.
La rivoluzione regionale, o se si preferisce "federalista", sarà compiuta in Italia solo quando i candidati alla presidenza delle regioni proverranno dal basso e non saranno calate dall'alto in questa o quella realtà (questo comprende anche Emma Bonino, per quanto degnissima candidata) e quando le elezioni regionali saranno giocate su temi locali, magari anche scaglionate temporalmente, e in generale slegate dalla politica romana. Siccome tutto in Italia è legato alla politica nazionale e alle dichiarazioni dei 3-4 leader dei principali partiti non mi aspetto accada presto, o mai.
