Partito, mai arrivato

| | Comments (0) | TrackBacks (0)

Non credo ci fossero dubbi, ma certo non uscirò di casa in questa domenica per andare a votare alle cosiddette "primarie" del Partito Democratico. Le motivazioni sono per me quasi ovvie, ma forse vale la pena sottolinearle: nonostante considerandomi "di sinistra" (o forse proprio per quello) non sono né un iscritto né un elettore del Partito Democratico e quindi non posso né voglio impicciarmi in quello che accade in un partito politico che è altro rispetto a me. Leggo che parteciperanno a questa votazione anche persone che esplicitamente non hanno votato PD nelle ultime tornate e che presumibilmente non lo faranno - nonostante una dichiarazione più o meno formale contestuale alla partecipazione alle "primarie" - e non comprendo né condivido.

Ho avversato il progetto del Partito Democratico (di questo Partito Democratico) fin da quando, iscritto ai Democratici di Sinistra, aderii alla cosiddetta "terza mozione" poi ribattezzata demo-socialista per quello che sarebbe stato l'ultimo congresso dei DS; dopo lo scioglimento del partito, fatto peraltro con metodi raffazzonati, non sono entrato nel PD né ho votato alle "primarie" 2007 che avevano incoronato Walter Veltroni due anni fa, né ho votato per i candidati del PD nelle elezioni svolte da allora, politiche ed europee.

Il fatto che abbia votato in queste occasioni Sinistra Arcobaleno prima e Sinistra e Libertà poi può eventualmente darmi qualche punto di coerenza, pochi di preveggenza politica, così come la partecipazione alla breve vita dell'associazione "Democratici e Socialisti" insieme a Mauro Zani ed altri fuoriusciti ex-DS. Ciò nonostante resto fedele ai capisaldi che mi ero dato al momento di nascita di questo PD, al volere un partito solidamente legato al movimento socialdemocratico europeo e in particolare al PSE, e che non imbarcasse i cattolici centristi e moderati che ora va di moda chiamare "teodem": si è visto come il secondo aspetto abbia condizionato e stia condizionando la vita del partito, e di come il primo aspetto non sia ancora del tutto risolto anche se per ora a Strasburgo c'è una "situazione speciale" che tiene gli eletti del PD all'interno del gruppo socialista - con grande infelicità dei teodem di cui sopra peraltro.

Anche se punti di vista diversi, mi trovo quindi ancora una volta a condividere la posizione del Ratto: questo non è il mio partito né lo sarà finché molte, troppe cose non cambieranno; non credo al partito unico dell'opposizione anti-berlusconiana (o a una coalizione di governo formata da un solo partito) e quindi perché dovrei preoccuparmi di cosa fa il PD e di chi elegge come segretario?

Per finire, una breve notazione linguistica: vengono chiamate "primarie" ma non si capisce "prima" di cosa avvengano. Nel tradizionale sistema americano a cui purtroppo il PD si ispira in tutto e per tutto le elezioni primarie (peraltro molto più legittimate in obiettivi e modi da leggi statali) servono a indicare i candidati di un partito (o una coalizione) per una successiva elezione a una carica, in nessun caso vengono usate per eleggere organi direttivi del partito. Ottime quindi le primarie di coalizione del 2006, a cui partecipai, per scegliere Prodi come candidato dell'Unione a Presidente del Consiglio dei Ministri.

Quelle per cui si vota oggi sono, banalmente, le elezioni dell'assemblea nazionale e del segretario del partito. L'uso del termine primarie, oltre a sottolineare l'esterofilia del fu Veltroni, aiutava a rinforzare la cosiddetta "vocazione maggioritaria" del PD in cui il segretario del partito era naturaliter il candidato alla carica di premier, ponendo le basi per il grande risultato elettorale del 2008.

0 TrackBacks

Listed below are links to blogs that reference this entry: Partito, mai arrivato.

TrackBack URL for this entry: http://www.alessio.sevenseas.org/mt/mt-tb.cgi/84

Leave a comment