18 Dicembre 2005

Il paese delle meraviglie

L’ultimo spettacolo, molto bello, di Lella Costa si intitola Alice, una meraviglia di paese e mi ha regalato una serata intensa qualche mese fa all’Arena del Sole di Bologna. Usa la storia dei due libri di Lewis Carroll per sviluppare ovviamente il tradizionale monologo che spazia su passioni ed attualità, ma che però entra ed esce ripetutamente dalla colonna portante delle opere non abbandonandola quasi mai: non solo per la forza del classico letterario, e perché Alice è ormai diventata un’icona della nostra cultura che si presta a molte manipolazioni, ma anche e soprattutto per delle inquietanti analogie.

Un punto centrale dello spettacolo è quando Lella racconta dell’incontro di Alice con la Regina Rossa, che spiega alla bambina come si debba continuare a correre per non restare indietro. Ma che razza di paese è quello in cui si debba fare fatica per restare fermi?! La risposta dell’attrice arriva quasi all’unisono con la platea: questo paese è il nostro, il nostro affanno quotidiano che non ci porta da nessuna parte… Running to Stand Still.

Nulla mi sembra più adatto di questa analogia per esprimere il momento storico che viviamo oppure (voliamo basso) il momento che vivo io. Ma credo che chiunque lavori in campi intellettuali, e specialmente in settori tecnologici, subisca la frustrazione di dover studiare, lavorare e reinventarsi anche solo per restare più o meno al passo dell’innovazione, controbattere dibattiti e polemiche, non assoggettarsi alla routine e restare un cittadino e professionista informato. Ci si chiede spesso (voliamo basso, io mi chiedo spesso) se tutto questo abbia un senso, se si possa rallentare, o se si possa invece trovare un modo per porsi davanti ai cambiamenti. La risposta purtroppo, non la so, ma cercherò senz’altro di capirlo una volta esaurite le altre 309 cose che debbo fare.

Scritto da alessio alle 21:37