9 Febbraio 2004

Povera Alex

Doonesbury del 7 febbraio 2004

Alex Doonesbury, da Seattle, ha partecipato attivamente alla campagna di Howard Dean sin dall’inizio. Ora il suo candidato ha perso le primarie anche nel suo stato, Washington, terra di new economy e di ambientalisti, e le sue speranze di vincere la nomination democratica sono ridotte a un lumicino.

Che cosa ha arrestato la marcia del dottor Dean dal Vermont via Internet? Naturalmente i cyberscettici non mancano di sottolineare l’inutilità del movimentismo in Rete quando poi si vanno a contare i voti veri e propri. Nel nostro miserevole cortile politico non manca chi associ tutto ciò ai nostrani “girotondi”…

La realtà è probabilmente diversa ed ovviamente più complessa. Howard Dean era riuscito a compattare dietro di sé non solo gli attivisti via Internet ma anche una buona quota di sindacati, organizzazioni forse marginali nel panorama americano ma che muovono consensi ed organizzazione all’interno del Partito Democratico. Con l’uscita di scena di Gephardt (tradizionale punto di riferimento delle unions) si pensava che questa forza spingesse molti voti verso Dean. E invece così non è stato, tanto che in Michigan (lo stato di Detroit e casa dei metalmeccanici) non c’è stata campagna e Kerry ha vinto a mani basse. E ora i sindacati stanno abbandonando Dean.

Al tempo stesso, l’avversario più accreditato dell’ex-governatore del Vermont doveva essere il generale in pensione Wesley Clark, spinto dal suo curriculum militare e dall’appoggio dei clintoniani. Ma anche Clark, alla sua prima campagna politica, non va per niente bene e continua più che altro perché la sua figura viene perfetta per un candidato vice-presidente.

Insomma, delle campagne costruite “dal nulla” come quelle di Dean o Clark crollano dopo pochi stati quando i limiti dei due uomini si manifestano in diretta TV, mentre prendono quota le campagne di politici più navigati, o forse con più abilità sul terreno, o forse semplicemente con più physic du role come Kerry ed Edwards. Alla fine, l’America ci stupisce sempre.

E non è ancora finita…

Scritto da alessio alle 01:34
1 commento

Un post sul blog di Alessio (“Povera Alex”) a proposito delle sfortune di Howard Dean e di supposte analogie col nostro girotondismo, mi ha convinto a leggere l’editoriale di ieri di Furio Colombo. Meno male, perché come sempre quando si…

Apparso su L'immancabile Weblog, 9 Febbraio alle 09:04