Mentre la destra parlamentare spinge a forza l’approvazione della “legge Gasparri” sul riassetto televisivo che darà mano libera a Mediaset, la stessa azienda berlusconiana gratta il fondo del barile della decenza mandando in onda spot televisivi che inneggiano ai “canali disponibili tra poche settimane” con la nascita della televisione digitale terrestre.
Come si sa, il “digitale terrestre” è la foglia di fico della Gasparri, che promette pluralismo e disponibilità di frequenze non appena il sistema di trasmissione passi da analogico a digitale, che consente di comprimere molti più canali sulla stessa lunghezza d’onda. Dimenticando di dire che il sistema di trasmissione è solo uno degli aspetti che limitano la nascita di nuovi canali e soprattutto di nuovi soggetti, perché le risorse sono monopolizzate e la situazione sul fronte pubblicitario non potrà che peggiorare con l’eliminazione da parte della nuova legge dei pochi vincoli esistenti.
Infatti, canali come La 7 o come i consorzi di emittenti locali non possono crescere proprio per la mancanza di risorse. Chi farà allora i nuovi canali terrestri? E quando? Lo scenario più probabile è che saranno nuovi canali in carico alla RAI (duplicando quelli satellitari) o a Mediaset, che potrà così raccogliere ancora più pubblicità soffocando gli altri soggetti. Alla faccia dell’aumento del pluralismo.
In realtà è il secondo scenario più probabile, io scommetterei invece sul fatto che del digitale terrestre (costoso, e che richiederà a tutti i possibili fruitori di comprare un decoder e forse anche un nuovo televisore) dopo l’approvazione della legge Gasparri non se ne parlerà più per un bel pezzo, se non per qualche costoso esperimento che asciugherà ancora di più le risorse della RAI.
D’altronde in Gran Bretagna il digitale terrestre è stato un mezzo flop, e questo in un paese dove la penetrazione del servizio satellitare è molto alta (e stiamo parlando di Murdoch, come in Italia…) e dove è stato un successo la radio digitale DAB. Di più, anche il Giappone — tradizionalmente in prima linea nell’evoluzione tecnologica — conta di diffondere il segnale digitale entro il 2006 ma di passare alla trasmissione completa solo entro il 2011. E si levano voci preoccupate sui costi insostenibili per le piccole televisioni.
Insomma, la legge Gasparri passerà forse oggi rinforzando Mediaset da subito, ma le centinaia di canali promesse dal digitale arriveranno, se mai arriveranno, tra qualche anno. Altro che “tra poche settimane”, come annuncia giulivo il presentatore di Mediaset.
Scritto da alessio alle 10:27
Gli spot televisivi in onda su Mediaset in questi giorni per inneggiare ai “canali disponibili tra poche settimane con la nascita della televisione digitale terrestre” sono una bufala. Interessanti considerazioni sulla legge Gasparri in via di approvaz…