Ho da poco comprato l’ultimo disco dei Madredeus, il gruppo portoghese che amo molto. L’ho comprato con scetticismo, perché non mi tornava questo doppio “live” di un concerto realizzato con la Flemish Radio Orchestra, dal titolo Euforia e devo dire che ha avuto un certo peso la presenza di un bel libretto ricco, con tutti i testi in portoghese ed inglese.
Come temevo, l’orchestra copre la delicata sintonia tra la voce incredibile di Teresa Salgueiro e gli strumenti del gruppo, siano essi gli strumenti tradizionali portoghesi o tessiture elettroniche tenute sempre sotto controllo. Nessuna sorpresa allora se le uniche tracce che funzionano nel CD sono quelle in cui la presenza dell’orchestra è meno avvertibile…
La cartina di tornasole è forse Alfama, una canzone che in Ainda (e nella colonna sonora di Lisbon Story) sfiora la perfezione per la leggerezza del rimpattino tra gli strumenti, e che viene invece schiacciata dall’orchestra con un’orchestrazione da musical americano anni ‘50.
Aspettavo almeno l’ultima traccia del disco, l’ultimo dei bis, la delicata Haja o que houver che per il suo impianto classico poteva trarre giovamento da un’orchestra completa. E invece l’arrangiamento è pesante, il tempo affrettato, Teresa sembra costantemente spinta su un ritmo che non è il suo - pare anzi che sbagli l’attacco.
Basta, basta. Non butto via nessun disco, men che mai un disco dei Madredeus, ma questo finisce nello scaffale a prendere polvere.
Scritto da alessio alle 17:24