I motivi per farsi cadere le braccia mentre va a nascere il “Partito Democratico” sono tanti, e ne parleremo. Manca forse un lessico adeguato, e a questo ha brillantemente ovviato Giacomo Papi su Diario del 25 maggio 2007 coniando l'aggettivo temocratico (nel senso che ha paura) a indicare “non tanto la deriva filovaticana, quanto il voto del silenzio a cui si sta condannando il centrosinistra”.
Temocristiano s.m., uomo politico genericamente di sinistra, o comunque laico, che per timore di scontentare il Vaticano sceglie di non esprimersi su nulla.Temocratico agg., parossistico rispetto per le convinzioni altrui, ossessiva prudenza politica. In Italia il termine entrò in voga nel 2007 per esprimere il rischio cui andava incontro il Partito democratico (temocratico, appunto) nato dalla confluenza delle tradizioni cattolica e comunista. Nel giro di pochi mesi, l'esigenza di tenere insieme tale ingegneristico accrocchio, consigliò ai leader politici del suddetto partito di bofonchiare «Mah», «Boh», «Forse», «Chissà» giungendo a elaborare un'arte retorica quasi zen, composta di mono- o al massimo bisillabi. Il fatto più strano è che questa strategia comunicativa, vincendosi le elezioni al centro, finì per avere successo e così, in meno di un decennio, si arrivò a riformare l'articolo 1 della Costituzione nel modo seguente: «L'Italia è una repubblica temocratica fondata sul lavoro».
Temocrazia s.f., sistema politico in cui, per il terrore di perdere elettori, la politica si riduce alla più assoluta afasia.

Ottimo rilievo Alessio!
Quello che sta succedendo è comunque una filiazione della “cultura dell’immagine”, visto che basta che un politico vada in TV a contare due frottole, che gli si dà subito un’esposizione mediatica vasta. Ogni tanto penso: ma i politici andrebbero d’accordo se non potessero andare in TV?
Mah, my .02! ;-)
Grazie per l’opportunità della riflessione, ciao!
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Marco “The_Avalanche”
Il Blog: RigheDiCorsa
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