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    <title>Il giro del mondo in 80 foto</title>
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    <updated>2009-07-14T11:13:10Z</updated>
    <subtitle>Preparazione e diario di un avventuroso (ma non troppo) viaggio per tre continenti</subtitle>
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    <title>Quanto è bello viaggiare per lavoro</title>
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    <published>2009-07-14T11:11:04Z</published>
    <updated>2009-07-14T11:13:10Z</updated>

    <summary>Il viaggiare a spese aziendali fa sì che anche rientrati a casa il lavoro non sia finito. Questa la comunicazione ricevuta oggi dall&apos;amministrazione.</summary>
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        <![CDATA[<p>Il viaggiare a spese aziendali fa sì che anche rientrati a casa il lavoro non sia finito. Questa la comunicazione ricevuta oggi dall'amministrazione:</p>

<blockquote lang="en-GB" xml:lang="en-GB">Please could you complete an expenses claim form, detailing what each individual entry relates to - e.g. hotels, subsistence.
 
Please then provide a receipt for each of the items.
 
For the items where you have drawn cash, please provide the receipt when you bought the cash - i.e. showing the amount of currency and the GBP cost (as this GBP cost should reflect the amount on your BCard statement) and then provide the receipts for the items the currency was spent on. E.g. re the 20,000 Yen purchased on 28th June, please show this on your expenses claim form as a claim for £131-11 but the receipts to support this should equate to 20,000 Yen.</blockquote>]]>
        
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    <title>Il pasto muto</title>
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    <published>2009-06-30T08:09:51Z</published>
    <updated>2009-06-30T08:11:03Z</updated>

    <summary> Eating out in Akasaka, originally uploaded by abragad. Un&apos;esperienza forse classica dello straniero in Giappone è quella del mangiare nei piccoli ristoranti che pullulano soprattutto nelle zone di uffici e in cui vige la regola del &quot;no-nonsense&quot;, si indica...</summary>
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        <![CDATA[<div style="padding: 3px; text-align: left;"><div align="center">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3674814732/" title="photo sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2626/3674814732_03ba7059b7.jpg" style="border: 2px solid rgb(0, 0, 0);" alt="Eating out in Akasaka" /></a>
<br /></div>
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3674814732/">Eating out in Akasaka</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Un'esperienza forse classica dello straniero in Giappone è quella del mangiare nei piccoli ristoranti che pullulano soprattutto nelle zone di uffici e in cui vige la regola del "no-nonsense", si indica chiaramente cosa si vuole ordinare, si mangia rapidamente e si lascia il posto agli altri in coda. Io avrei fatto anche a meno vista la mia ansia costante nel non conoscere bene le regole di comportamento, ma sono stato spedito senza troppe alternative dal capo dell'ufficio di Tokyo che voleva farmi provare in loco la zuppa di noodles ma non aveva tempo per accompagnarmi.<br />
<br />
Dopo avere quasi per miracolo trovato la strada (mi era stata fornita una piantina di Google Maps, purtroppo tutta in giapponese, e non mi era sembrato il caso di spiegare che io mi perdo regolarmente anche dietro viale Sabotino) mi paralizzo all'ingresso, non mi aspettavo certo il menu in inglese ma nemmeno la macchinetta automatica tipo ATM in cui inserire banconote e monete e ottenere bigliettini già pronti per le ordinazioni. Perdo una ventina di minuti cercando di incrociare manifesti con foto alle indicazioni sulla macchinetta a possibili prezzi, per poi finalmente ottenere un tagliando per la zuppa di udon (¥600) e per dei gyōza vegetali (¥100), una delle mie passioni. Poi mi siedo direttamente al primo posto libero e allungo con sguardo un po' smarrito i bigliettini.<br />
<br />
La cameriera, sudata e indaffaratissima, mi ha servito con una lunga domanda in giapponese al che non ho potuto rispondere che allargando le braccia; ha ridacchiato scuotendo la testa e da quel momento in poi le nostre relazioni sono state nulle, mi ha servito prima i gyōza e poi la zuppa saltellando rapidamente da un cliente all'altro disposti a ferro di cavallo intorno alla sua postazione.<br />
<br />
Buonissimo.
</p>]]>
        
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    <title>Oltre il confine</title>
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    <published>2009-06-25T10:30:00Z</published>
    <updated>2009-06-27T17:28:29Z</updated>

    <summary> Toronto abstract, originally uploaded by abragad. Non ero mai stato in Canada, anche se il desiderio era presente e anche se la mia visita a Toronto è stata breve (due giorni in città, come diventerà la norma per il...</summary>
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        <![CDATA[<div style="padding: 3px; text-align: left;"><div align="center">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3659512540/" title="photo sharing"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3352/3659512540_333847f8b7.jpg" style="border: 2px solid rgb(0, 0, 0);" alt="Toronto abstract" /></a>
<br /></div>
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3659512540/">Toronto abstract</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Non ero mai stato in Canada, anche se il desiderio era presente e anche se la mia visita a Toronto è stata breve (due giorni in città, come diventerà la norma per il resto del viaggio) l'accoglienza è stata strepitosa in una giornata estivo di sole splendido e cielo spalancato sul 43° parallelo, tanto che dal finestrino del minuscolo volo American Eagle da LaGuardia l'atterraggio ha disegnato una panoramica della città sul lago dominata dagli alti palazzi di vetro e ancora di più dalla CN Tower simbolo della capitale dell'Ontario.<br />
<br />
Complice la lunga sera del nord sono uscito a godermi il tramonto nel distretto finanziario della quinta città più grande del Nord America con le nuvole che riflettevano negli incroci dei palazzi prima di lasciare lo spazio a un classico skyline notturno. Durante il giorno, caldo da metropoli mediterranea, gente smanicata in giro in bici e rollerblades, una bella sensazione. E per non farmi mancare nulla mi sono pure arrampicato lungo una delle scale di sicurezza al di fuori del palazzo del nostro ufficio, e come in un telefilm americano siamo andati sul tetto a fare ritratti con sullo sfondo l'alta costruzione dell'Hyatt che dominava la nostra piccola costruzione di tre soli piani.<br />
<br />
Una città americana ma "dalla parte giusta del confine", e parlando di confini per la seconda volta in altrettante tappe che prevedevano un ingresso negli Stati Uniti d'America (New York da Bermuda, San Francisco via Chicago da Toronto) sono riuscito a evitare le code dell'immigrazione all'arrivo, usando le "preclearance", confini a stelle e strisce posti già all'interno degli aeroporti di partenza per le città che gli statunitensi sentono "proprie". Non si sa se essere contenti di questa scelta (probabilmente sì, nessuno vuol fare la fila dell'immigrazione a JFK) o giudicarla l'ennesima situazione in cui il potente vicino condiziona i paesi confinanti.
</p>]]>
        
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    <title>Restare senza fiato in Connecticut</title>
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    <published>2009-06-25T03:06:51Z</published>
    <updated>2009-06-25T03:06:51Z</updated>

    <summary> Fairfield County Bank, Rowayton, CT, originally uploaded by abragad. Ho passato cinque giorni letteralmente nella stessa strada, Rowayton Avenue di Norwalk nel Connecticut, una lunga strada che dà il nome al sobborgo (Rowayton appunto) che rappresenta una ricca periferia...</summary>
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        <![CDATA[<div style="text-align: left; padding: 3px;">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3655560523/" title="photo sharing"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3384/3655560523_686d003aec.jpg" style="border: solid 2px #000000;" alt="Fairfield County Bank, Rowayton, CT" /></a>
<br />
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3655560523/">Fairfield County Bank, Rowayton, CT</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Ho passato cinque giorni letteralmente nella stessa strada, Rowayton Avenue di Norwalk nel Connecticut, una lunga strada che dà il nome al sobborgo (Rowayton appunto) che rappresenta una ricca periferia dell'area metropolitana di New York da cui i commuters vanno e vengono: il nostro ufficio per la East Coast è lì (al numero 105) così come il cottage che fa da residenza per gli ospiti (al numero 84), il Rowayton Market insieme ai pochi altri negozi, il locale cafe-ristorante "Brandon's 101" (ovviamente al numero 101). In Rowayton Avenue, anche se dopo una svolta, c'è anche la stazione ferroviaria che fortunatamente porta in un'ora a Manhattan ma che non ho potuto sfruttare rimanendo così in questo strano universo virtuale che potrebbe sembrare la finta cittadina da Truman Show se non che a Rowayton le case sono tenute molto meglio e l'uniformità ancora maggiore.<br />
<br />
Il Connecticut è noto per aver dato i natali tra gli altri a Joshua Lyman, ma certo l'immagine più dell'America iperattiva e democratica è quella di una di una nazione che espone tantissime bandiere e senza cadere negli stereotipi della cittadina di provincia ne costruisce altri, altoborghesi in modo comunque diverso dall'Europa anche se in più di un momento ho pensato di essere in Sussex o altra contea inglese. <br />
<br />
Un'esperienza abbastanza straniante, tanto che la voglia di viaggiare ed esplorare e di scrivere è scesa ai minimi storici, complice anche da un lato un tempo molto capriccioso ma soprattutto l'essere stato per almeno una settimana intontito dai farmaci per superare le mie allergie. Non solo alle Bermuda, come previsto, i miei ospiti avevano un cane in casa ma soprattutto la collega che aveva soggiornato a "The Barn" prima del mio arrivo aveva avuto la simpatica idea di portarci i suoi cuccioli, esattamente nella stanza in cui dovevo dormire – riuscivo distintamente a capire in quali luoghi e quali divani erano stati preferiti dai simpatici animali. Ecco quindi la poca voglia di affrontare nel weekend le luci e i suoni di New York City, rimandati a data da destinarsi.<br />
<br />
Cosa ricorderò allora di Rowayton? Il verde della stagione, le immagini delle barche sul canale che conduce al Long Island Sound, il Rowayton Market con prodotti organici e formaggi gourmet come neanche un negozio del centro a Milano, e tutte le persone di colore incontrate in cinque giorni di soggiorno: tutte e due.
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    <title>Cartolina dalle Bermuda</title>
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    <published>2009-06-19T12:31:44Z</published>
    <updated>2009-06-19T12:32:57Z</updated>

    <summary> Postcard from Hamilton, originally uploaded by abragad. Dicono che Lui non venga quasi mai anche se ha un villone a Tucker&apos;s Point, ma d&apos;altro canto lo stile molto angloamericano non si adatta al caciaresco nostrano da Costa Smeralda. Ecco...</summary>
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        <![CDATA[<div style="padding: 3px; text-align: left;"><div align="center">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3633602568/" title="photo sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2466/3633602568_54e7ec22f7.jpg" style="border: 2px solid rgb(0, 0, 0);" alt="Postcard from Hamilton" /></a>
<br /></div>
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3633602568/">Postcard from Hamilton</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Dicono che Lui non venga quasi mai anche se ha un villone a Tucker's Point, ma d'altro canto lo stile molto angloamericano non si adatta al caciaresco nostrano da Costa Smeralda. Ecco allora che c'è un solo volo per Londra ma tanti, specialmente d'estate, per gli Stati Uniti e la frontiera americana si può passare direttamente nel piccolissimo aeroporto di Hamilton evitando la lunga fila dell'immigrazione al JFK.<br />
<br />
Arrivato alle Bermuda per quello che è stata (crediate o no) una tappa di lavoro nel mio progetto, mi sono stupito dei colori pastello delle case coloniali e del generale clima di rilassatezza, anche se ho avuto pochissima occasione di girare per l'isola e anche per Hamilton, l'unica città degna di questo nome e sede del governo locale. Un gruppetto di isole incongrue, che emergono dall'Atlantico come punta sopravvissuta di un antico vulcano, distanti dall'America a cui però fanno riferimento pur essendo da 400 anni esatti una colonia britannica, con tanto di guida a sinistra e giornale locale che si chiama "The Royal Gazette".
</p>]]>
        
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    <title>Domenica a Londra</title>
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    <published>2009-06-15T08:52:54Z</published>
    <updated>2009-06-16T11:34:30Z</updated>

    <summary> Belgrave Road, originally uploaded by abragad. Una bellissima domenica soleggiata a Londra mi ha permesso di fare una manciata di foto nella zona di Pimlico e Belgravia. Stamattina invece il cielo è grigio ma dovrei atterrare nel pomeriggio atlantico...</summary>
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        <![CDATA[<div style="padding: 3px; text-align: left;"><div align="center">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3626934388/" title="photo sharing"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3415/3626934388_82afd7495d.jpg" style="border: 2px solid rgb(0, 0, 0);" alt="Belgrave Road" /></a>
<br /></div>
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3626934388/">Belgrave Road</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Una bellissima domenica soleggiata a Londra mi ha permesso di fare una manciata di foto nella zona di Pimlico e Belgravia. Stamattina invece il cielo è grigio ma dovrei atterrare nel pomeriggio atlantico delle Bermuda e cominciare la battaglia con i fusi orari.
</p>]]>
        
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    <title>Valigia</title>
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    <published>2009-06-15T07:10:33Z</published>
    <updated>2009-06-15T07:12:33Z</updated>

    <summary>Il problema di preparare la valigia che duri trenta giorni.</summary>
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        <name>Alessio Bragadini</name>
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        <![CDATA[<div style="padding: 3px; text-align: left;"><div align="center">
<a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3627526763/" title="photo sharing"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2426/3627526763_af07279d01.jpg" style="border: 2px solid rgb(0, 0, 0);" alt="Luggage" /></a>
<br /></div>
<span style="font-size: 0.8em; margin-top: 0px;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3627526763/">Luggage</a>, originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/abragad/">abragad</a>.</span>
</div>
<p>
Non avevo mai avuto dubbi che il problema principale sarebbe stata la valigia: un mese in giro per il mondo, letteralmente, con soli 23 Kg a dividersi vestiti per Cipro, Londra, Toronto, Bermuda&#133; Meno male che la stagione estiva ha fatto sì che le sedi più fredde non abbiano bisogno di maglioni a triplo strato, guanti e sciarpe altrimenti la valigia sarebbe scoppiata ancora più di quello che già fa.<br />
<br />
Ecco allora che si mette in valigia un maglione pesante, un maglione leggero, un paio di jeans, un paio di pantaloni estivi&#133; È il trionfo del monoporzione, con tanti saluti allo stile italiano che pensavi di tenere incontrando i diversi uffici dell'azienda per cui lavori. E poi naturalmente la biancheria, il prosaico (e irrisolvibile) problema di portarsi mutande pulite per tutto il viaggio per ora addolcito dall'aver trovato la lavatrice a disposizione nel residence a Londra.<br />
<br />
Ma il vero problema sono gli extra aggiunti a un bagaglio standard: libri, soprattutto di fotografia, per compensare le mie lacune; cavi vari e assortiti da vero geek; e soprattutto <i>due</i> treppiedi che da soli fanno probabilmente una buona metà del peso! Fatta a Milano, la valigia è stata sfatta e rifatta a Londra, sperando regga almeno fino a un giorno di calma.
</p>]]>
        
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    <title>L&apos;itinerario e il biglietto</title>
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    <published>2009-06-05T06:43:30Z</published>
    <updated>2009-06-05T06:53:52Z</updated>

    <summary>I dettagli dell&apos;itinerario e cosa si ottiene con un biglietto &quot;oneworld Explorer&quot;.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
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    </author>
    
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/80foto/">
        <![CDATA[<p>Come accennavo, devo passare dalla maggior parte degli uffici di Albourne Partners in giro per il mondo: partendo da quello principale di Londra, quattro in America, tre (su quattro) in Asia, uno in Medio Oriente lasciando per viaggi separati gli altri uffici europei.</p>

<p>Le regole del biglietto <a href="http://www.oneworld.com/ow/air-travel-options/round-the-world-fares/oneworld-explorer">oneworld Explorer</a> sono semplici e al tempo stesso pignole, si possono fare fino a un massimo di 16 viaggi se si prende l'opzione "tre continenti" (Europa, America del Nord, Asia) con forti limitazioni per il continente di partenza, in più la direzione tra i continenti dev'essere costante come dire che si può viaggiare da oriente a occidente e viceversa, ma mai tornare indietro, e si può attraversare l'America una volta sola, eccetera. I viaggi si effettuano con le compagnie del consorzio oneworld, ovvero British Airways, American Airlines, JAL e altre.</p>

<p>Ecco allora che andrò a Bermuda con British, per poi atterrare al JFK di New York e passare qualche giorno nell'ufficio in Connecticut, poi Toronto, poi San Francisco; da lì il volo più lungo, 10 ore e mezza (e un giorno extra di calendario) per arrivare a Tokyo dove passerò purtroppo solo quarantotto ore. Poi Singapore, Hong Kong, il torrido Bahrain e ritorno a Heathrow. Il costo di tutto questo? Solo 1600 sterline, un affarone, peccato dover fare tutto in 20 giorni&#133;</p>]]>
        
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    <title>Buscar el Levante por el Poniente</title>
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    <published>2009-06-03T16:36:15Z</published>
    <updated>2009-06-04T21:49:16Z</updated>

    <summary>Mi preparo a un giro intorno al mondo per fotografare gli uffici dell&apos;azienda per cui lavoro, un viaggio che mi porterà tra America, Europa e Asia in poco meno di un mese.</summary>
    <author>
        <name>Alessio Bragadini</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.alessio.sevenseas.org/80foto/">
        <![CDATA[<p>È cominciato tutto come un'idea, una delle tante che nascono nell'ufficio londinese dell'azienda per cui lavoro e che non si fa mai mancare i colpi di genio. Ma questa volta la cosa era enorme persino per i generosi standard soliti, l'idea era che io (eletto "fotografo ufficiale" in quanto riesco a tenere una reflex più o meno dritta quando premo il pulsante) facessi il giro di tutti gli uffici del gruppo per fotografare i partner, gli ambienti di lavoro, le città e tutto questo genere di cose.</p>

<p>Nonostante le mie rimostranze, è diventato un vero e proprio biglietto intorno al mondo che mi porterà di aereo in aereo tra Europa, America e Asia. Una valigia che dovrebbe in teoria contenere vestiti adatti a Londra, Toronto e Singapore, il fidato MacBook Pro e una borsa con gli obiettivi, le memory card e un grosso <a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3577651011/">hard disk da viaggio</a>.</p>

<div style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/abragad/3573009325/" title="Planning the trip by abragad, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3324/3573009325_1c9c803d93.jpg" width="500" height="309" alt="Planning the trip" /></a></div>]]>
        <![CDATA[<p>Ecco allora che dopo rimandi e dubbi partirò domenica prossima prima per Londra e poi intorno al mondo a trovare gli uffici dei miei colleghi: Bermuda, Connecticut, Toronto, San Francisco, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Bahrain e ritorno a Londra dopo un mese <i lang="en" xml:lang="en">on the road</i>. Il biglietto intorno al mondo (con l'alleanza <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oneworld">oneworld</a> di British Airways, American Airlines e altri) richiede che il viaggio si faccia in un'unica direzione, e per non impazzire di jetlag e per onorare un altro celebre viaggiatore, si viaggia verso occidente a <cite>buscar el Levante por el Poniente</cite>.</p>

<p>Spero di poter usare questo spazio per ricevere commenti, consigli e per pubblicare qualche foto extra che riuscirò a fare!</p>]]>
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