Un'esperienza forse classica dello straniero in Giappone è quella del mangiare nei piccoli ristoranti che pullulano soprattutto nelle zone di uffici e in cui vige la regola del "no-nonsense", si indica chiaramente cosa si vuole ordinare, si mangia rapidamente e si lascia il posto agli altri in coda. Io avrei fatto anche a meno vista la mia ansia costante nel non conoscere bene le regole di comportamento, ma sono stato spedito senza troppe alternative dal capo dell'ufficio di Tokyo che voleva farmi provare in loco la zuppa di noodles ma non aveva tempo per accompagnarmi.
Dopo avere quasi per miracolo trovato la strada (mi era stata fornita una piantina di Google Maps, purtroppo tutta in giapponese, e non mi era sembrato il caso di spiegare che io mi perdo regolarmente anche dietro viale Sabotino) mi paralizzo all'ingresso, non mi aspettavo certo il menu in inglese ma nemmeno la macchinetta automatica tipo ATM in cui inserire banconote e monete e ottenere bigliettini già pronti per le ordinazioni. Perdo una ventina di minuti cercando di incrociare manifesti con foto alle indicazioni sulla macchinetta a possibili prezzi, per poi finalmente ottenere un tagliando per la zuppa di udon (¥600) e per dei gyōza vegetali (¥100), una delle mie passioni. Poi mi siedo direttamente al primo posto libero e allungo con sguardo un po' smarrito i bigliettini.
La cameriera, sudata e indaffaratissima, mi ha servito con una lunga domanda in giapponese al che non ho potuto rispondere che allargando le braccia; ha ridacchiato scuotendo la testa e da quel momento in poi le nostre relazioni sono state nulle, mi ha servito prima i gyōza e poi la zuppa saltellando rapidamente da un cliente all'altro disposti a ferro di cavallo intorno alla sua postazione.
Buonissimo.
Il pasto muto
Eating out in Akasaka, originally uploaded by abragad.


In confronto "Il Pasto Nudo" di Cronenberg è roba da mocciosi.
Forse è stata la pena del contrappasso a ispirare questa vicenda, a ruolo invertiti?
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_luglio_1/giapponesi_ristorante-1601523696202.shtml
Per fortuna c'è il lieto fine.
Noi sabato siamo stati da una coppia di amici. Lei, che è giapponese, ha fritto della carne di maiale nell'olio bollente e lui non si dava pace perché ero restio a metterci sopra una salsina dall'etichetta scritta in giapponese. L'unica parola in caratteri latini era la marca: "Bulldog".
W gli spaghetti e il risotto ai funghi porcini!